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Saviano, grande successo per la Compagnia “Gli Arco Iris” con “ Tutto colpa del DNA”

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Saviano, 21 Dicembre  –  Grande consenso di pubblico per la seconda opera proposta  della stagione teatrale: si tratta della Compagnia locale “Gli Arco Iris” in “Tutto colpa del DNA”, di Pietro Coppola per la regia di P. Pacchiano.

La Rassegna teatrale si deve al Comune di Saviano, Assessorato alla Cultura – Sport- Turismo – Teatro in collaborazione con l’Auditorium Teatro Saviano nell’ambito delle attività sociali, dedicata a Carmine Mensorio, personaggio di rilievo, di primo piano, di origine savianese, della politica italiana. In platea la presenza del Sindaco di Saviano Carmine Sommese a far gli onori di casa; ha tenuto, come di consueto, un breve discorso di benvenuto ai presenti, oltre al consigliere Metropolitano, Francesco Iovino. Di grande impatto emotivo le interpretazioni dei protagonisti, della vicenda. Un argomento complesso, una tematica di grande riflessione, ma trattata con leggerezza, ironia, comicità.

Tra altro la tematica coinvolge la visione ecclesiastica nella proposizione di un personaggio: un Vescovo interpretato da Giuseppe Tufano.  Al centro della questione il DNA; un acido desossiribonucleico; DNA è una sigla derivante dal termine inglese; un acido nucleico che contiene le informazioni genetiche necessarie alla biosintesi  di RNA e proteine. In sintesi molecole indispensabili per il regolare funzionamento della maggior parte degli organismi viventi. Nella storia raccontata si ipotizza, scientificamente, che il DNA sia responsabile di alcuni comportamenti umani in modo indelebile; il titolo “Tutto colpa del DNA” non è affatto casuale.

La trama prende le mosse da un nucleo familiare; un classico fulmine  a ciel sereno è subito proposto al pubblico. Si tratta di una confessione, un coming out; il  protagonista della vicenda dichiara i propri sentimenti per il suo compagno di origine spagnola. Il capofamiglia, interpretato dall’autore Pietro Coppola,  appresa la notizia non resiste a quanto la realtà propone; in breve sviene.

Uno dei personaggi interpretato da Luigi De Risi, in scena veste abiti femminili; una scelta per rimarcare meglio quanto la commedia vuol trattare. Lo scompiglio generale domina la scena; subentrano una serie di equivoci; un libretto di appunti e notazioni varie di una piccola attività domestica darà modo di apprendere una inquietante verità distorta; una figlia che è vegana, alquanto moderna e ribelle, e che per i suoi discorsi verrà scambiata per  un autentica poco di buono con tendenze omicide. È attesa la venuta, in quella casa, di un parente Vescovo; la novità è annunciata da una lettera che Saverio, questo il nome del personaggio, padrone di casa legge e mette a corrente dell’avvenimento i familiari in modo assai burrascoso. Un fatto inopportuno che non poteva in modo improprio, capitare proprio in quell’occasione. Un personaggio di Chiesa come potrà mai accettare questi cambiamenti, in che modo si porrà di fronte ad essi? Tra altro è lui il proprietario della casa, abbastanza lussuosa, dove è ambientata la vicenda. Viene dall’Africa dove è stato in missione, manca da anni nell’ambiente familiare.

Il rischio di finire male, essere sfrattati, con tutte le conseguenze è un rischio che affligge la maggior parte dei  personaggi. In breve si cerca di metter in scena una finzione; una finzione nella finzione!  Trovare delle false fidanzate per salvare, apparentemente, la situazione. Un rimedio semplice che sembra logico ma che si rivelerà alquanto inopportuno. Per lo più  irrompe in scena un certo Simone, amico di famiglia; è nei guai e rischia la vita; una delle sue numerose amanti è decisa ad andare fino in fondo; tra altro ha dato un falso nome per ovvie circostanze e si dia il caso che il nome scelto è Felice Rubino. È proprio il nome scenico del protagonista della storia; come conseguenza è a rischio anche lui per la propria vita. L’arrivo del Vescovo è oggetto di equivoci e ironia e comicità.

Una finzione architettata che non poteva andare a lungo e inevitabilmente la verità viene a galla con la presa di posizione di chi era parte in causa. Il Vescovo, zittendo il suo segretario, don Cosimo,che ha sempre qualcosa da dire e da proporre, non si erge a giudice ne si veste di autorità; sono sue testuali parole: “Chi sono io per giudicare?”. Riguardo alla casa di proprietà con un pizzico di amarezza, ammette: “Questa è la mia famiglia!” assicurandoli in tal senso. Dopo tutto ammette, mentre il sipario è pronto per la chiusura: “Tutto colpa del DNA”.  Il quadro degli attori che meritano citazione: Coppola Pietro, De Falco Felice, De Luca Bossa Antonio, De Risi Luigi, Di Giorgio Mario, Fuschillo Giuseppe, Meo Maria, Perretta Camilla, Romano Francesco, Romano Rosaria, Trocchia Michela e infine Tufano Giuseppe.

 

 

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