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Saviano, Rassegna Festival Città di Saviano XV edizione: in scena la compagnia Arco Iris in “‘Nu prevete pè figlio”

Un’artistica vicenda scenica; un gioco degli equivoci!

Saviano, 01 Aprile – Stagione teatrale; in scena la compagnia locale “Arco Iris, con “Nu prevete pè figlio”  di Pietro Coppola per la regia di Pellegrino Pacchiano. Consenso molto ampio di pubblico per l’evento. Si tratta di una commedia, inserita nell’ambito della Rassegna Festival Città di Saviano. L’iniziativa culturale si deve al Comune di Saviano, Assessorato alla Cultura – Sport- Turismo – Teatro in collaborazione con l’Auditorium Teatro Saviano.

La Rassegna è dedicata a Carmine Mensorio, un personaggio di rilievo, di origine savianese, della politica di alcuni anni fa. In platea, la presenza del Sindaco di Saviano, Carmine Sommese e l’Assessore alla Cultura, Consigliere Metropolitano, Francesco Iovino. Prima dello spettacolo vi è stato un momento di presentazione musicale da parte di Maria Luigia Esposito. In seguito l’intervento di saluto ai presenti da parte del Sindaco per un’introduzione alla rappresentazione teatrale; Una trama intrecciata da incredibili vicende e paradossali equivoci in famiglia. “Nu prevete pè figlio”: la storia scenica; è formalmente sì la storia di una vocazione sacerdotale! Il tema dominante è l’equivoco, che s’intreccia su situazioni determinate.

La commedia prende consistenza su un dato che basandosi appunto su divertenti ambiguità ed eccentrici fraintendimenti, producono un risultato equivalente: la trama prende spunto da una storia vera o almeno il nucleo centrale del racconto è tale. La scena è ambientata in un normale appartamento; una coppia il loro figlio che ha una vocazione sacerdotale ancora non palesemente annunciata se non a una sua intima amica. Grande simpatia scenica e l’anziano nonno, per l’esattezza uno zio; molto malato e di deboli cognizioni del tempo e dello spazio; chiede in continuazione di esser visitato dal medico in modo ossessivo. Quest’ultimo conserva ancora la sua voglia di vita ed è molto preoccupato dell’esistenza del comportamento dei suoi nipoti prediletti; vorrebbe una continuità della sua famiglia; anzi ne fa una questione di principio lasciando per iscritto, nel testamento, che avrà l’eredità chi per primo avrà un figlio. E sì che è molto ricco e la sua eredità è presa di  mira, avidamente, da tutti i familiari.

La famiglia, nella sua prima parte come appare all’aprire del sipario, all’inizio scena è una comune famiglia come tante! Una parte, un ramo di detta famiglia, è più raffinata e si autodefinisce altolocata nei modi e nei termini eccessivi. Il personaggio di Asdrubale, rigido, inflessibile, interpretato da  Francesco Avolio e di assicurata ironia: dai modi gentili eccessivamente palesi è completamente in balia dei comandi di sua moglie. Tutti in una situazione di conflitto all’interno della stesa famiglia, con la mira della cospicua eredità. Il gioco degli equivoci si palesa quando il giovane protagonista della vicenda sta parlando della sua vocazione; inavvertitamente il padre, interpretato dallo stesso autore Pietro Coppola ha nodo di udire quanto il giovane afferma. Quest’ultimo, il giovane di nome Sergio, ha parole di grande amore per il Dio del quale sente la chiamata al sacerdozio; ma parole del genere, fuori contesto, per che le ode, possono esser interpretate in modo distorto.

È quello che accade e si crede all’equivoco di un eventuale compagno di vita! La cosa genera perplessità in famiglia in una situazione d’ironia e comicità! Un pensare non conforme alla realtà che accompagna tutta la vicenda e che viene fuori solo nell’epilogo quando è di scena un sacerdote, Don Antonio interpretato da Cristian Mascia, venuto a far visita per parlare del giovane e la sua futura vita sacerdotale e che invece si trova a discutere di un argomento del tutto inaspettato. Si troverà, nell’epilogo, un modo per accomodare le cose.

L’eredità dell’anziano zio: in precedenza c’era stata una situazione di grande impatto emotivo, d’ironia scenica, circa la sua dipartita e il conseguente funerale. L’eredità, l’ambito trofeo lasciato dallo zio, sarà in parti uguali a dispetto dei non tanti celati malumori della totalità della famiglia. È la cameriera di casa a far un riassunto finale, un ragguaglio di dialogo per il pubblico. Completarono il quadro degli attori: Carmela Lo Sapio, Mario Mazzocca, Giuseppe Tufano, Michela Trocchia, Antonio De Luca Bossa, Maria Meo, Carmen Meo, Giuseppe Ambrosino, Pacifica De Sena, Federica Napolitano, Francesco Meo, Massimo Sannino, Pasqualina Sena, Mariagrazia Ciccone, Felicia Alfieri. Il  trucco teatrale è stato realizzato da Valeria Anna Vitale.

Antonio Romano

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