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UN’IDEA DI SOCIETÀ

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Napoli, 28 Luglio – Una società che non dimentichi nessuno e nella quale la valorizzazione delle competenze e delle potenzialità, ritorni a essere strumento principe della crescita sociale, è utopia? Assolutamente no, è possibile, necessario ed indispensabile valorizzare talenti e meriti salvaguardando le esigenze dei più deboli: l’uguaglianza è nei diritti e nelle possibilità, la differenza è nel genio e nell’intuizione.

L’aiuto e la vicinanza (delle Istituzioni come dei singoli o delle associazioni) devono essere un dovere giuridico e morale, l’assistenzialismo un rischio da evitare. Senza lasciare indietro nessuno ma non come slogan ma con e nei fatti. In campo economico e sociale non è la crescita il mantra, ma lo sono lo sviluppo e la sostenibilità. Pubblico e privato devono e possono collaborare al progresso economico e umano della società promuovendo il benessere individuale e quello collettivo.

Altro aspetto critico ma necessario è far ripartire le forze produttive del Paese e ridare slancio all’occupazione, soprattutto quella giovanile. L’argine agli estremismi, ai populismi e all’aggravarsi della disuguaglianza è dato dai giovani che culturalmente ed economicamente hanno la possibilità di autodeterminarsi. In Italia registriamo un profondo disagio giovanile: quando i giovani perdono l’entusiasmo di cambiare il mondo, o quando la società non dà loro gli strumenti per farlo, abbiamo una crisi irreversibile di tutto il sistema. Gli anticorpi per prevenire questa deriva sono politiche strutturali coraggiose rivolte ai giovani, che devono essere centrali nell’agenda politica.

Cruciale al tempo stesso è la dignità del lavoro, sancita dalla Costituzione, in ogni sua espressione e forma. La società, infine, sta attraversando un’età di mezzo in cui vi è totale assenza di qualsiasi riferimento solido e valoriale. È la cosiddetta società liquida in cui le persone “sanno bene cosa non vogliono ma non che cosa vogliono” (Umberto Eco). La società non ha riferimenti né guide, disorientata e disturbata dal “consumismo fine a se stesso”. La scuola, la famiglia, le istituzioni hanno un ruolo fondamentale, con un rinnovato modello di civismo locale e i centri di aggregazione culturale, possono rappresentare un antidoto alle incertezze e alla perdita di orientamento e di senso.

 La sacralità delle tradizioni, il valore della storia e delle proprie radici culturali, l’importanza di vivere la città con spirito civico e partecipativo costituiscono la chiave di volta per un ribaltamento dell’attuale paradigma. La crisi del concetto di comunità porta all’individualismo e alla rassegnazione, è perciò di vitale importanza ripensare ai valori fondanti, farli propri e trasmetterli alle nuove generazioni.

 

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