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L’eterno dilemma: cambiare o non cambiare? Il Napoli sfida la statistica

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Napoli, 18 Settembre – Durante il calciomercato, le società cercano di acquistare i migliori giocatori per rinforzare la propria squadra, tenendo ovviamente conto delle loro tasche. Quando si aprono le porte a nuovi trasferimenti, ci sono, in genere, due approcci. C’è chi, convinto delle prestazioni della sua rosa, opta per pochissimi cambiamenti. Altri, invece, tra decisioni drastiche e voglia di freschezza, prediligono altre opzioni e modificano molto il proprio undici titolare. Chi ha ragione?

CAMBIARE È BELLO. Il primo dato statistico: negli ultimi 10 anni, una media del 28,8% dei club ha dato vita a cambiamenti. Se parliamo di una modifica nell’undici titolare, i club effettuano, in media, circa 2,7 acquisti a stagione. I titolari vengono definiti come coloro che sono partiti nell’undici di partenza in almeno la metà delle partite.

Le squadre vincenti, però, tendono a cambiare meno. Squadra che vince, non si cambia, si direbbe. Più si è in alto in classifica, meno ci sono cambiamenti: 2,1 in media per un posizionamento in Champions League, che salgono a 2,5 per le tre posizioni successive e 2,9 per metà classifica, fino ad arrivare a 3,8 per le neopromosse.

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Infografica elaborata da Bwin

I risultati, però, faticano ad arrivare con questo approccio. I top club, infatti, beneficiano di un maggior numero di mutamenti: in tutti i cinque campionati europei principali, i club che si sono qualificati per la Champions League hanno ottenuto un maggior numero di punti, facendo più cambiamenti. Il numero più alto in Italia: 3 modifiche nell’once de gala per ottenere più punti rispetto all’annata precedente.

NON MODIFICARE SIGNIFICA SCENDERE. I dati raccolti sono poco clementi con le società che decidono di non modificare molto nella propria rosa. Dei 20 club che si sono qualificati per la Champions League e hanno cambiato poco, addirittura 16 hanno fatto peggio rispetto alla stagione precedente. Spiccano i -25 punti del Manchester United nella stagione 2013-2014, così come il -22 dell’Auxerre nella stagione 2010-2011. In questi casi, la percentuale di trasformazione varia, all’incirca, dal 3% al 10%. Sembrerebbe, dunque, troppo poco per riuscire a mantenere il proprio status. I team che effettuano più cambiamenti, infatti, hanno una percentuale più alta di scalare la classifica: si passa dal 27% per chi ha modificato un solo elemento, addirittura al 58% se si cambiano 6 o più calciatori.

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E IN ITALIA? Il giochino sembra essere divertente, quindi possiamo applicarlo in Italia. Prendiamo in esame le 3 squadre che si sono qualificate l’anno scorso per la Champions League. A esempio, la Juventus, rispetto all’anno scorso, dovrebbe effettuare, nell’arco di tutta la stagione, 4 cambiamenti nell’undici, con le nuove titolarità di De Sciglio, Rugani, Matuidi e Douglas Costa. Un 36% di modifiche che significa freschezza e dovrebbe portare i bianconeri, almeno secondo i dati, a un punteggio maggiore rispetto all’annata precedente. Per la Roma, invece, le modifiche sono 3: Alisson, Kolarov e Defrel, che rappresentano il 27% di modifiche. Non alla pari della Juventus, ma comunque un buon viatico statistico per la prossima stagione.
E il Napoli? Beh, gli azzurri sfidano i numeri. Zero cambiamenti. Fiducia cieca nella propria squadra, che porta a guerra aperta verso le statistiche. Ce la faranno? Solo il futuro potrà dircelo.

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