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EN GARDE!

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Pozzuoli, 28 Gennaio – Il fenomeno delle vendite non in regola, si sa, è all’ordine del giorno: servendomi del treno con assidua frequenza, mi capita spesso di imbattermi in venditori abusivi, sia in stazione sia (addirittura) a bordo dei convogli. Costoro cercano di invogliare i passeggeri ad acquistare la loro merce –in particolar modo calzini, accendini od articoli per la casa-, affermando d’aver terminato da poco il proprio soggiorno in carcere e manifestando la propria intenzione di cambiare vita nel futuro, ricercando un impiego che gli consenta di guadagnare onestamente. In realtà, nella maggior parte dei casi si tratta di “aria fritta”, giacché anche a distanza di anni dal termine della pena……ci si ritrova lo stesso venditore sul medesimo treno, segno che la ricerca di quel “lavoro onesto” non ha mai avuto luogo. L’attività che essi esercitano è infatti contraria ad ogni statuizione legislativa.

Nel nostro sistema giuridico il fine primario della pena è quello di rieducare il condannato, in modo tale da permetterne la reintegrazione nella società; ma è altrettanto vero che, di fatto, in molte case circondariali i programmi all’uopo predisposti non vengono mai attuati concretamente. Il principale motivo che osta a tale attuazione, giova ribadirlo, è da rinvenirsi nel sovraffollamento degli istituti di pena, specialmente di quelli situati nel Centro-Sud (per la qual cosa la Corte di Strasburgo ha “bacchettato” il nostro Paese); ma ad allungare il brodo vi è anche l’inerzia di molti direttori (sia ben chiaro: non ho intenzione di far di tutta l’erba un fascio), i quali, lungi dall’agire da garanti dei diritti di chi sta scontando la propria pena e dal sovraintendere ai programmi di cui sopra, trascorrono la maggior parte del proprio tempo a scaldare la poltrona, bevendo caffè a volontà. Non da ultimo, anche taluni imprenditori ci metton lo zampino, dal momento che la maggior parte di essi si rifiuta di assumere i soggetti da loro definiti “avanzi di galera”.

E noi, cosa dovremmo fare per non abbandonare questi Cittadini che han voglia di riscatto? Semplice: seguire l’esempio di San Giovanni Bosco, amando queste persone e facendo capire loro che lavorando con pazienza, dolcezza ed assiduità è possibile ottenere tutto. M’auguro che la legislatura che s’insedierà tenga in debito conto i problemi relativi alla vita nei penitenziari, ed al contempo (nel rispetto del dettame costituzionale) s’impegni affinché i nostri Concittadini che in precedenza hanno sbagliato nutrano fiducia nei riguardi della Res Publica.    

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