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INFORMAZIONE E PARTECIPAZIONE

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“LA PARTECIPAZIONE DEMOCRATICA DOVREBBE ESSERE EFFICACE, DIRETTA E LIBERA: LA PARTECIPAZIONE POPOLARE NELLE DEMOCRAZIE ANCHE PIÙ PROGREDITE NON È NÉ EFFICACE NÉ DIRETTA NÉ LIBERA”.  (NORBERTO BOBBIO)

Napoli, 23 Luglio – Se, come scriveva Calvino, “ogni città riceve la propria forma dal deserto cui si oppone”, nell’Europa del pensiero unico neoliberista anche le nostre città sono a rischio desertificazione.

La crescente privatizzazione dei servizi sociali, dei trasporti, della gestione dei rifiuti, fino addirittura all’impiego di lavoro accessorio nei servizi di manutenzione del territorio, ha infatti prodotto una totale sovrapposizione tra le logiche di governo tipiche dell’impresa e gli assetti costituzionali volti a perseguire la ricerca di un benessere di tutti. Basta interrogarsi sulla moltiplicazione del numero di consigli di amministrazione nella gestione di servizi centrali nella vita dei cittadini come i trasporti, l’istruzione, la gestione di rifiuti, energia e acqua per cogliere la portata di una torsione in senso privatistico delle logiche di governo del territorio.

Si tratta di essere alternativi a chi ha contribuito all’emergenza abitativa sui territori, a chi vuole utilizzare il patrimonio industriale per demolirlo e/o delocalizzarlo e/o sostituirlo con altro cemento, a chi non contrasta l’inquinamento ambientale delle città, a chi esternalizza servizi pubblici ed essenziali. Bisogna essere alternativi a chi ha privatizzato i servizi idrici e la raccolta differenziata, a chi ha esternalizzato la gestione del patrimonio pubblico della città. Una politica che faccia da sportello per gli sfrattati e a livello locale e a livello nazionale lotti per garantire il diritto all’abitare, che utilizzi i fondi europei per politiche sociali e nuova occupazione alternativi alla corvée tanto in voga, promuovendo misure di welfare e modelli di mutualismo e cooperazione.

Una politica che faccia della trasparenza sulla gestione degli appalti e della lotta alla corruzione una delle basi per una nuova etica pubblica. Si tratta ormai di fare troppo spesso i conti con pezzi di potere economico e sociale che entrano strutturalmente nelle dinamiche elettorali e successivamente di governo dei territori e a livello nazionale. La crisi della politica e dei partiti è continuamente pervasa da piccoli e grandi interessi.

Una sfida tra la cura e la bellezza delle città e le brutture del cemento e della diseguaglianza i temi dell’informazione e della partecipazione devono essere argomenti centrali del dibattito comunitario e nazionale sulla governance pubblica.

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