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REFLECT BEFORE YOU TALK!

Napoli, 16 Luglio – Ho sempre amato passeggiare per i centri delle città: ogni camminata, breve o lunga che sia, costituisce un’occasione preziosa tanto per socializzare quanto per smaltire la ciccia messa su dopo la partecipazione a lauti banchetti, perlopiù nuziali; ma, nel corso delle mie camminate, mi capita spesso di udire una cantilena priva di ogni armonia, che puntualmente mi fa avvertire fastidiosissimi fischi nelle orecchie: mi riferisco a quell’assillante “voglio andare in pensione quanto prima”, sovente pronunciato -ed in ciò sta la gravità- da persone lucidissime che godono, peraltro, di godenti ottima salute, tanto dal punto di vista fisico quanto sotto ogni profilo mentale. 
Non è però questa l’unica litania indisponente che fa venir meno la voglia di far quattro passi. 
Due giorni or sono, poco dopo essermi ridestato, ho dato -come di consueto- uno sguardo alle versioni online dei principali quotidiani nazionali, sì da informarmi su quanto accaduto nelle ore in cui giacevo disteso su di un comodissimo materasso: quel che ho letto su “La Repubblica” mi ha lasciato di sasso, perché è a mio avviso impensabile che a distanza di decenni dalla fine dei due grandi conflitti mondiali e dalla caduta dei regimi totalitari, degli esseri umani come noi debbano subire il medesimo trattamento all’epoca riservato agli schiavi. Mi riferisco alle persone che fuggono dai loro paesi, ove regnano guerre e miseria, sacrificando una cospicua parte dei propri averi per partire alla volta del Vecchio Continente, sì da trovar ventura; ma già all’approdo nei porti del Mare Nostrum……essi non trovano solidarietà e lavoro, ma vengono scherniti e sfruttati da chi, invece, dovrebbe donar loro un pizzico di serenità.
Tra questi sventurati c’era anche Muhammed, che pur senza un regolare contratto si destava di buon mattino per lavorare nelle campagne Salentine in condizioni disumane ed insalubri: nonostante il picchiare del sole, il suo pseudo-datore di lavoro lo costringeva a sudare nei campi, situazione che è andata avanti sino a quando il giovane Africano è stato colpito da un malore improvviso, rimettendoci la pelle. Pur avendo lavorato con alacrità, non gli verrà riconosciuto il diritto alla pensione, e ciò per via della bestialità di un tale che si crede potente solo perché ha le scarpe di marca ai piedi,  il braccialetto aureo ed una miriade di proprietà. 
E noi cosa dobbiamo fare? Di certo è tabù rimanere indifferenti, anche perché -giova ribadirlo- la Costituzione tutela (non l’Italiano, ma) la persona; invece  molte persone stravolgono il significato delle norme, comportandosi esattamente come gli Egizi, nella cui concezione gli “schiavi” erano  da considerarsi alla stregua di oggetti, quindi posti alla base della piramide.
Carissimi Concittadini, permettete che mi rivolga a voi: prima di dire frasi come “questo lavoro è stressante”, “questa non è vita” o -peggio ancora- “sono trattato come uno schiavo”, contate sino a dieci e pensate a chi, pur avendo dei diritti in quanto persona, si ritrova ad esser considerato la “bertuccia” di taluni Don Rodrigo. 
Adriano Spagnuolo Vigorita
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