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Napoli, 25 Aprile – Mentre taluno pronunziava il solito discorso in diretta televisiva – ribadendo, con fare presuntuoso, le solite tiritere che, oramai, ci hanno abbondantemente massacrato – o dedicava un’intera trasmissione (o quasi) a far memoria di certi personaggi solo perché “famosi”, v’era chi questa mattina è sceso in campo per rammentare al Governo Centrale che il Mezzogiorno non è da considerarsi alla stregua di un territorio di “Serie B”.

Leggendo con estrema attenzione le recenti edizioni de “Il Sole 24 Ore” – la cui Redazione ritengo doveroso ringraziare per la puntualità di quanto ivi descritto – ho appreso che l’Esecutivo ha assunto l’impegno di destinare una cospicua parte del Recovery Fund alla valorizzazione delle bellezze del Sud, favorendo un’autentica coesione territoriale e sociale; tuttavia, sebbene il professor Draghi sia una persona coerente, saggia e colta, non bisogna dimenticare che molti suoi predecessori ci hanno illuso con una sfilza di promesse da marinaio, il cui solo ricordo mi fa rabbrividire: ecco spiegato il motivo per cui diversi Sindaci del Meridione (tra cui quello di Napoli, Luigi De Magistris, e Vito Marino, primo Cittadino di Casavatore) han deciso di partire alla volta di Napoli per ivi rammentare, attraverso una manifestazione dai connotati pacifici – e senza trascendere nell’ostinato, fanatico borbonismo che caratterizza la mentalità di alcuni Concittadini -, che agli impegni assunti non bisogna disattendere.

Come è ben noto al Presidente del Consiglio – e, presumibilmente, a tutti i Ministri che compongono il suo team -, l’Italia Meridionale è la terra in cui s’intrecciano storia, cultura, musica e buon gusto: si ricordi, infatti, che la prima scuola pubblica di diritto vide la luce a Napoli, dove l’imperatore Federico II, il 5 giugno 1224, istituì uno degli atenei più prestigiosi a livello globale, e che le delizie culinarie del Sud sono tuttora apprezzate in ogni dove (giusto a titolo informativo, cari Lettori, Vi ricordo che in ogni quartiere di Londra son presenti almeno due ristoranti Italiani, quasi sempre gestiti da persone provenienti dal Mezzogiorno).

I primati della terra nostra sono molteplici, per cui non intendo dar noia a chi legge a suon di elenchi; mi preme, ciononostante, sottolineare che lo Stato Italiano si regge in piedi specialmente grazie a quei “Terroni” tanto disprezzati nelle Regioni del Nord ed alle risorse che essi, sudando nei campi, producono per farle acquistare ed apprezzare praticamente a chiunque.

L’amplissimo divario tra Settentrione e Mezzogiorno, dunque, va colmato non soltanto mantenendo quanto promesso, ma anche infondendo negli Italiani quello spirito di solidarietà sul quale la quasi totalità delle costituzioni democratiche sono imperniate e che, purtroppo, non alberga più nella mente di tanti: auspico, dunque, che un domani scendano in piazza tutti i Sindaci d’Italia (insieme, non in gruppetti separati!), pretendendo l’attuazione di politiche volte a favorire fratellanza, eguaglianza e libertà.

La “rivoluzione” che ciascuno di noi deve pretendere…è questa! 

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