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Scisciano, Palazzo De Falco: I fatti separati dalle opinioni

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Scisciano, 8 Giugno – Dove oggi sorge il due centenario Palazzo De Falco (costruito il 13 gennaio del 1811) sorgerà un edificio alto oltre 16 metri, indubbiamente il più alto di Scisciano.

Coraggio però, anche se il palazzo sarà completamente demolito verrà ricostruito e manterrà, come fonti comunali assicurano, per rispetto alle sue origini lo stesso nome: “Palazzo De Falco”, così che nessuno possa dire che si sia agito in disprezzo della storia.

Il nuovo manufatto sarà costituito da 8 appartamenti per ognuno dei 5 piani fuori terra.  Due piani sotto il livello stradale accoglieranno invece una ottantina di box auto.

Il palazzo accoglierà dunque 40 famiglie in luogo delle circa dieci che vi risiedevano fino al 1980 anno in cui l’edificio subì danni dovuti al terremoto. Occorre qui precisare che, all’epoca dei fatti, i proprietari ricevettero, a carico della legge 219/1981, un congruo contributo che però non fu utilizzato per ripristinare le funzionalità degli appartamenti e restituirli all’uso dei precedenti inquilini.

Per ignoti motivi il palazzo fu abbandonato a sé stesso e incomprensibilmente l’ente comunale, che aveva erogato il contributo e che era tenuto a vigilare sul suo corretto utilizzo, fu distratto in altre cose e mai reclamò il rispetto della legge e la restituzione dei fondi che naturalmente erano destinati esclusivamente al ripristino degli alloggi danneggiati. L’amministrazione dell’epoca non fu solerte nel pretendere il rispetto della legge e lasciò che le cose si protraessero stancamente.

Ed è così che quel sito storico si è trasformato in quello che oggi molti definiscono un rudere. Distrazione, colpa in vigilando, incuria, menefreghismo impedirono che l’amministrazione intimasse, a termini di legge, la restituzione dei fondi assegnati ed erogati, ed in mancanza procedesse ad iscrivere un diritto di privilegio sull’immobile.

Oggi pare che, tardivamente, l’amministrazione sia riuscita a recuperare parte dell’importo erogato. Ed è così che oggi il comune deve rincorrere i proprietari per recuperare soldi dello stato, ovvero soldi nostri. Invece, se l’amministrazione, a tutela del proprio credito, avesse iscritto ipoteca, nessun atto di compravendita sarebbe stato possibile fino a che il debito nei confronti dell’erario non fosse stato estinto. E chi può dire se il comportamento dei proprietari, compulsati dall’azione legale, non avrebbe potuto invece indurli ad avere un maggior riguardo nei confronti del bene avito?

Sia come sia oggi ci troviamo a perdere uno dei tre simboli nel nostro ridente paese. Palazzo De Falco sta per andarsene, Masseria Camaldoli è stata già profondamente ferita e Dio solo sa se tornerà all’antica funzione, e Masseria Montanaro, l’unica in buona salute, ci auguriamo non diventi mira di altre pericolose speculazioni.

L’episodio di Palazzo De Falco speriamo sia di monito agli amministratori comunali perché ricordino che la funzione per cui sono eletti è quella di “ben amministrare” ed essere attenti e vigili a proteggere e conservare luoghi e tradizioni. Un poco di sano amore per il proprio territorio renderebbe più attenti e partecipativi popolo e governanti. Oggi non ci resta che piangere sul latte versato.

Gaetano Esposito

 

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