Napoli, 5 Settembre – In queste giornate di fine estate, impazzano tra le corsie dei centri commerciali, mamme con bambini alla ricerca del materiale scolastico per l’imminente apertura della scuola. Osservando la quantità enorme di quaderni, diari, astucci, zaini e molto altro, ho ripensato al mio primo giorno di scuola, che in verità non si è discostato un granché da tutti gli altri primi giorni negli anni a venire. Ho cercato di fare mente locale sui miei materiali scolastici notando con molto dispiacere, che il principio che l’economia deve girare, purtroppo ha preso piede, ormai da moltissimi anni anche nella scuola, ultimo posto in cui sarebbe dovuta approdare.  

La mia cartella era di cuoio marrone, ovviamente usata da mia sorella maggiore, all’interno un quaderno a righe, uno a quadretti ed una penna. Il kit scolastico si completava con l’attesissimo libro di lettura e il sussidiario; anzi no. Talune volte si aggiungeva un astuccio cucito dalla mamma o fatto all’uncinetto, foderato, con tanto di cerniera, per contenere quei pochi pastelli dei colori base e infine il bellissimo album da disegno Giotto.

Non c’erano problemi di zaini pesanti, di sovraccarico sulla schiena, di disorientamento, soprattutto nei primi anni della scuola elementare.

Quando terminava il quaderno e non avevamo in cartella uno di scorta, la mia fantastica maestra, non ci sgridava, tantomeno scriveva la nota ai genitori per l’accaduto. Ci rincuorava e ritornando alla prima pagina dello stesso, iniziava a tirare una riga sotto ogni pagina non interamente scritta. Arrivata alla fine, ce lo porgeva invitandoci a ripartire da lì e di non dimenticarci di portarne uno nuovo l’indomani.

Sapeva benissimo che molte volte il quaderno non mancava per dimenticanza, che sarebbero potuti passare anche dei giorni prima che facesse capolino dalla cartella, e che forse non sarebbe mai arrivato; infatti, ne aveva una scorta nell’armadietto comprati a sue spese che regalava all’occorrenza.

Capitò anche a me di non avere il quaderno. Mentre tracciava le righe, provai un senso di disagio, il suo sguardo caritatevole, mi indusse a pensare alla povertà, non ci avevo mai pensato prima. Per fortuna il disagio durò poco, ero lì per imparare e stare con i miei compagni di classe e questo mi rendeva molto felice.

Oggi provo dispiacere per quei bambini che si affannano con le loro mamme, alla ricerca della miriade di materiali richiesti, non potranno provare disagio per delle righe tracciate su pagine scritte per poi capire che l’unico motivo per cui si va a scuola è per la gioia di imparare cose nuove e stare con gli amici di classe. Ebbene, se fossi il ministro dell’istruzione, farei un reset e riporterei la scuola all’astuccio cucito dalla mamma!

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Lella Di Marino
Laureata in Scienze Teologiche, esercita la professione di insegnante per molti anni. Scrive poesie e racconti dall'età di 9 anni. Dal 2014 decide di dedicare la sua vita totalmente a ciò che ama di più al mondo: scrivere.
Ama l'amore e tutto ciò che lo rappresenta ed è su questo sentimento che costruisce la sua vita.