Riflessioni in pillole Rubriche

Via Ritiro, in fondo a destra

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Napoli, 27 Marzo – C’era una volta la posta, c’era una volta un postino, ma il rito della consegna, pur essendoci ancora, ha perso la sua poesia, il suo romanticismo, si è ridotto a bollette o multe da pagare e il postino, a uno sconosciuto di cui non conosci neanche il volto soprattutto in questo periodo che giriamo tutti mascherati.

Il telefono in via Ritiro arrivò tardi, era una spesa troppo elevata per le famiglie e forse considerato addirittura un lusso, la posta quindi era l’unico mezzo di comunicazione che accorciava le distanze, era una lunga storia d’amore, fatta principalmente di attese, una lettera per arrivare, poteva impiegare da una settimana a dieci giorni.

Il postino normalmente era del paese, conosceva le persone, le famiglie e le loro vicissitudini, non solamente un indirizzo. Era il tempo in cui non potevi andare in vacanza, in gita, fosse anche fuori porta e non inviare una cartolina: paesaggi, monumenti simboli delle città, il mare, i tramonti e poi… poi c’erano quelle simpatiche e un po’ osé.

Fondoschiena meravigliosi ed abbronzati, seni impeccabili semiscoperti, oppure caricature simpaticissime con corpi mozzafiato che straripavano in costumi striminziti. Era il tipo di corrispondenza scambiata tra i ragazzi durante l’estate, una sorta di messaggio in codice per far intendere che se la stavano spassando, alla faccia di chi invece era a lavorare o impossibilitato ad andare in vacanza.

C’erano poi le lettere importanti, quelle che attendevi con ansia, e che ti portavano ad andare ripetutamente alla cassetta della posta, allungando l’occhio verso il fondo della via, per vedere se stava arrivando il postino, nella misura in cui la buca era vuota.

Il postino era il Cupido degli innamorati lontani, se le lettere tardavano, inventava che c’era stato un disguido alle poste centrali, tu lo sapevi che era una bugia, ma facevi finta di crederci. All’arrivo invece, gioiva con te, lo vedevi sventolare da lontano la tua lettera, estratta dalla pesante borsa di cuoio con la tracolla messa di traverso sulla spalla.

Franco, il nostro postino, è di via Ritiro dove vive tutt’ora, e conoscendoci tutti, non rimandava mai indietro la posta talvolta imprecisa nell’indirizzo, riusciva sempre a decifrarla capendone la destinazione. Accadde così anche per una bellissima e inattesa cartolina che arrivò a mio padre, giungeva da Rimini, era di un suo lontano cugino trasferitosi in giovane età in Romagna.

Ormai molto avanti negli anni, sentiva il desiderio di rinnovargli il suo affetto e fargli sapere che lo portava sempre nel cuore, lo informava che stava bene, e auspicava che fosse così anche per lui e la sua famiglia, ossia noi. Oltre le parole piene d’amore, quella cartolina passò alla storia della nostra famiglia, per il suo particolare indirizzo:

Vincenzo Di Marino

Via Ritiro, in fondo a destra

Calvizzano

In questa società paralizzata dalla burocrazia, congelata nei sentimenti in nome di una privacy che a mio parere denota solo l’incapacità di amare gli altri nella loro totalità, nelle loro imperfezioni, ogni tanto, nonostante gli anni trascorsi, la memoria mi riporta a quella cartolina, alla semplicità della vita di via Ritiro, alle nostre famiglie allargate ovvero quelle dell’intera via, al postino che non faceva semplicemente un lavoro, non consegnava una busta di carta, ma consegnava messaggi, rassicurazioni, un saluto, un sorriso.

Ma soprattutto mi riscalda il cuore la tenerezza di quell’anziano che non si è lasciato fermare dalla dimenticanza dell’età, che ha recuperato le uniche certezze rimaste nell’universo dei ricordi, delle proprie radici e così come se avesse legato le sue parole alla zampetta di un piccione viaggiatore, ha inviato il suo messaggio d’amore.

E così come per il mio lontano parente, in via Ritiro in fondo a destra, resterà per sempre il mio cuore

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