Napoli, 31 Gennaio – La seconda storia che mi accingo a raccontarvi è quella di un’altra mamma, per chi non avesse letto la prima riflessione, parlo di mamme che hanno partecipato al programma: “C’è posta per te”.

Lei è calabrese, trapiantata al nord, ha due figlie, i suoi genitori ormai anziani e ammalati, vivono in Calabria, è figlia unica.

Questa donna porta avanti un matrimonio che dura da venticinque anni soprattutto per amore delle figlie. Sopraffatta dalla sua infelicità, si aggrappa alla necessità di doversi occupare della mamma che si ammala gravemente e del padre cagionevole di salute. Con molto dolore saluta le figlie di 25 e 20 anni e parte per ricongiungersi coi suoi genitori.

Il tempo passa e la distanza l’aiuta a capire che il suo matrimonio è davvero finito, si telefona con le figlie e col marito, ma non ha il coraggio di dire nulla. La madre muore e il marito la rivuole a casa. Suo padre è in cattive condizioni e lei non vuole abbandonarlo. Il marito la minaccia di andare dai carabinieri e sporgere denuncia per abbandono del tetto coniugale, la donna, nonostante ciò, decide di restare in Calabria.

Marito e figlie la denunciano. L’accaduto le fa trovare il coraggio di chiedere la separazione, le due figlie restano col marito. Per la prima volta dopo tanti anni, mette lei al primo posto nella sua vita, ma, se come donna sta bene, come madre vive in un perenne dolore e senso di colpa che la portano ad allontanarsi sempre di più dalle figlie. Se da un legame matrimoniale ci si può in qualche modo staccare, ciò non avverrà mai per quello filiale. Ritrova quel coraggio che una volta le aveva permesso di ritrovare la sua libertà e scrive alla trasmissione: “C’è posta per te”.

Negli occhi delle figlie, che accettano l’invito a partecipare alla trasmissione, tanto dolore, rabbia ma anche l’amore. La madre non chiede nulla, porge le sue scuse e spiega i suoi motivi, spera nel perdono ma lascia a loro il: se, dove e quando.

Le figlie visibilmente turbate, non aprono la busta!

Come già detto nella riflessione precedente, da donna e madre mi sono interrogata e chiesta tante cose.

Quanto dolore può contenere il cuore di una donna, senza scoppiare? Perché un padre si perdona più facilmente, forse perché dietro quei figli c’è una madre? Perché le figlie, pur capendo il loro dolore, essendo comunque adulte, non hanno indossato per un attimo, le vesti di una donna, cercando di capire un’altra donna, anche se loro madre? Perché invece di dire al padre: ma cosa stai facendo, sono andate con lui a denunciarla? Perché una donna non riesce un pochino ad amarsi quando diventa madre?

Auguro a quella mamma ma soprattutto donna, la felicità che merita!

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Lella Di Marino
Laureata in Scienze Teologiche, esercita la professione di insegnante per molti anni. Scrive poesie e racconti dall'età di 9 anni. Dal 2014 decide di dedicare la sua vita totalmente a ciò che ama di più al mondo: scrivere.
Ama l'amore e tutto ciò che lo rappresenta ed è su questo sentimento che costruisce la sua vita.