Napoli, 5 Giugno – C’è un libro che non si limita a raccontare Diego Armando Maradona, ma prova a riaccendere la fiamma di ciò che lui ha rappresentato: la passione sfrenata, accecante, assoluta per il calcio. L’uomo che vinceva le partite più belle, l’uomo che è diventato un mito prima ancora di smettere di giocare. Un libro che andava fatto, per poter parlare di nuovo di lui non solo come campione, ma come genio. Il volume, scritto dalla scrittrice Angela Anzalone, si impone come un tentativo insieme rigoroso e audace di interpretazione mitopoietica del legame tra Maradona e la città di Napoli. L’autrice non si limita a raccontare un campione, ma ne esplora la trasformazione in figura arcaica e civile, sospesa tra storia e mito, tra cronaca sportiva e narrazione fondativa.

La scelta dell’espressione “dio delfico” non è soltanto suggestiva sul piano letterario: essa rimanda a una dimensione interpretativa in cui il calcio diventa oracolo urbano e il gesto atletico si carica di significati che travalicano il campo da gioco. Napoli, in questa prospettiva, non è soltanto la città che ha accolto Maradona, ma il luogo in cui il mito si è sedimentato fino a diventare identità condivisa, riscatto sociale e grammatica emotiva collettiva. L’originalità dell’opera di Angela Anzalone risiede nella capacità di tenere insieme livelli di lettura differenti — storico, giuridico, antropologico e simbolico — offrendo una chiave interpretativa che sottrae la figura del campione alla riduzione iconica e consumistica. In un tempo in cui le grandi figure popolari rischiano di essere appiattite nella dimensione dell’intrattenimento, il suo lavoro restituisce complessità a un fenomeno che continua a interrogare il presente. Il libro si inserisce in un orizzonte di dialogo tra giuristi, studiosi e protagonisti del mondo del calcio, come già emerso nel seminario ospitato dall’Università degli Studi di Salerno, che ha letto Maradona come fenomeno culturale e giuridico totale.

Un laboratorio intellettuale aperto in cui è emersa la necessità di una nuova alfabetizzazione culturale dello sport: non più soltanto competizione o spettacolo, ma spazio di produzione simbolica, memoria condivisa e costruzione identitaria. Il volume restituisce a Maradona non soltanto la sua grandezza sportiva, ma la sua densità simbolica, la capacità di farsi linguaggio collettivo. Un’operazione che, oltre al caso specifico, invita a ripensare il modo in cui raccontiamo i protagonisti della storia contemporanea: non come figure concluse, ma come forme vive dell’immaginario civile. Ad accompagnare Angela Anzalone in questa tournée editoriale che sta portando in giro con meravigliosi incontri, presentazioni e dialoghi, c’è la professoressa e giornalista del ‘Corriere dell’Irpinia’Rosa Bianco.

La sua presenza affianca l’autrice nel viaggio tra le città, contribuendo a creare uno spazio di ascolto e confronto attorno a una figura che ha segnato generazioni. Perché parlare di nuovo di Maradona oggi significa recuperare l’ottica diversa di chi ha fatto della propria vita una dichiarazione d’amore al calcio. Significa ricordare l’uomo che vinceva le partite più belle, l’uomo che era un mito, e che continua a interrogarci sul rapporto tra genio, passione e identità collettiva.

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