Sardegna, Calabria, Puglia, Sicilia, Umbria e Molise le ‘Blue Zones’ italiane
Napoli, 6 Giugno – La fonte di stress più diffusa tra gli italiani risulta il lavoro ma non è l’unica: la mappa delle fonti di pressione psicologica è infatti variegata. Le regioni con il tasso di stress più alto si confermano la Lombardia (66%) legato ai ritmi dei poli produttivi, il Lazio (59%) in cui ritmi frenetici della capitale hanno un riflesso quasi in tutta la regione, la Toscana (53%) risulta secondo i rapporti tra le prime regioni per trattamenti antidepressivi, il Veneto (49%) in cui è particolarmente forte la pressione da prestazione anche tra i giovani, l’Emilia Romagna (45%) che accusa una forte pressione lavorativa, il Piemonte (42%) che ha registrato negli ultimi anni uno degli incrementi più rapidi nelle richieste di supporto psicologico. Segue la Campania (39%), le cui concause si ritrovano nella crisi economica e nel peso del capoluogo in espansione economica ma sottoposto a overtourism, mancanza di servizi e infrastrutture adeguate ai flussi, Liguria (36%) che ha livelli elevati di trattamento dell’ansia, in Sardegna (34%) si osserva una diffusione significativa dello stress legato alla scuola, la Basilicata (29%) si posiziona ai primi posti per volume di ricerche legate all’ansia, ma in questa particolare classifica rientra anche. È il risultato di un’indagine su 330 internauti e una elaborazione del centro studi Pool Pharma su dati Istat, AIFA, Unobravo. Ed esiste una correlazione inversa tra centri di stress e le Zone Blu, quei luoghi scientificamente identificati quali aree di particolare longevità endogena della popolazione e, oltre alla Sardegna universalmente riconosciuta, il Centro – Sud Italia ne è ricco: Sicilia, Calabria, Puglia, Umbria e Molise presentino zone in cui il numero di ultra centenari sia particolarmente elevato in proporzione al numero dei residenti.
L’analisi evidenzia come in Sardegna, nota per la presenza di molte persone longeve nella provincia di Nuoro, spicchi la percentuale di uomini rispetto alle donne: la relazione media si aggira intorno 5 di donne ultra centenarie per ogni uomo mentre qui il rapporto scende a 1,75. Anche la Sicilia presenta aree di particolare interesse: paesi sui monti vicino ad Agrigento e alcuni centri montani nell’area di Palermo presentano un’alta densità di ultra centenari e il rapporto con la popolazione è del 5 per mille, estremamente vicino al 5.2 della Sardegna. La Calabria non è da meno: alcuni borghi in provincia di Reggio Calabria (Bivongi, Molochio, Varapodio e Oppido Mamertina) hanno attirato l’attenzione di National Geographic e scienziati per comprendere il segreto della longevità di tali luoghi. In Puglia è l’area montana in provincia di Foggia a distinguersi in questa particolare classifica: Orsara e Sant’Agata di Puglia presentano una concentrazione di ultra centenari fuori dal comune. In Umbria negli ultimi anni è stata rilevata un’impennata del 59% negli di ultracentenari sul territorio regionale. Infine il Molise in cui, nonostante la bassa densità di popolazione, la percentuale d’incidenza di super-anziani è la più alta dell’intera penisola.
Tutte aree accomunate da forte senso di comunità, moderata attività fisica ma costante legata alle attività quotidiane più che allo sport e ritmi che consentono più facilmente la decompressione degli stress che fanno parte della vita quotidiana come problemi economici o lutti, elementi che accomunano tutte le persone, indipendentemente da dove vivano. Spiega Camilla Pizzoni, Direttore Generale Pool Pharma: “Lo stress danneggia e quindi influenza anche l’infiammazione di basso grado, anche il deficit microcircolatorio e si consolida negli anni. Tutto questo porta a uno squilibrio del cortisolo ma cronico, non periodico. Quello che incide sull’eccesso di cortisolo è la frenesia del mondo occidentale, degli input digitali, di dover fare 1000 cose in una volta”. Lo stress causato da problemi e vita frenetica è tra le principali cause di cortisolo alto, il cosiddetto ‘ormone dello stress’ portatore di stati di disagio come insonnia, ansia e irritabilità che si alimenta nella quotidianità.
Una delle manifestazioni più evidenti di un eccesso di cortisolo alto è la ritenzione idrica, aumentata dal caldo estivo in arrivo, che oltre a portare inestetismi crea oggettivi squilibri dell’intera circolazione linfatica e venosa. Secondo il Dott. Fabrizio Malipiero, docente in Nutraceutica e Nutrigenomica presso l’Università Alma Mater di Bologna: “Al contrario del passato oggi si affronta questo tema andando al di là dell’inestetismo: si lavora in termini di benessere sistemico, non solo concentrandosi su una mera riduzione dei liquidi e della ritenzione idrica. L’approccio moderno è di lavorare sul supporto al microcircolo, contemporaneamente al drenaggio linfatico, l’equilibrio elettrolitico (molto importante è conservare i sali minerali) e sostegno quindi anche della funzionalità venosa”.
Da un punto di vista sociale lo stress colpisce in maniera trasversale uomini e donne ma sono quest’ultime a subirne più facilmente gli effetti: sottoposte alla gestione di casa e dei figli al termine della giornata lavorativa tendono a mantenere lo stato di carico cognitivo che condiziona la produzione di cortisolo. Ma l’uomo non ne è immune, prosegue il prof Malipiero: “La ritenzione è molto collegata alla sedentarietà, al sovrappeso dominante tipico dell’uomo ma soprattutto allo stress troppo elevato. In maniera trasversale la ritenzione colpisce uomo e donna con un’alimentazione ricca di sale o alcolici o comunque disordinata che porta un affaticamento del fegato, che è collegato alla ritenzione”.
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