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Brusciano, 25 Aprile Liberazione d’Italia: fra i combattenti il bruscianese Domenico Travaglino

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Brusciano, 25 Aprile – Il 25 Aprile 2020 ricorre il 75esimo Anniversario della Liberazione dell’Italia dal nazifascismo. La Repubblica italiana e la sua Costituzione trovano fondamento nella Resistenza che negli eventi storici della Seconda Guerra Mondiale (1939-1945) partecipa del più ampio movimento europeo contro il nazifascismo.

Il 25 luglio 1943 Benito Mussolini, che il 10 giugno 1940 aveva portato l’Italia in guerra al fianco della Germania di Adolf Hitler, veniva deposto e messo sotto custodia in un luogo conosciuto solo da pochi.  Alle 19,45 dell’8 settembre   1943 la voce Maresciallo d’Italia Pietro Badoglio attraverso i microfoni dell’Eiar raggiungeva gli italiani. «Il governo italiano, riconosciuta la impossibilità di continuare l ‘impari lotta contro la soverchiante potenza avversaria, nell’intento di risparmiare ulteriori e più gravi sciagure alla nazione, ha chiesto un armistizio al generale Eisenhower, comandante in capo delle Forze Alleate anglo-americane. La richiesta è stata accolta. Conseguentemente ogni atto di ostilità contro le forze anglo-americane deve cessare da parte delle forze italiane in ogni luogo. Esse però reagiranno ad eventuali attacchi di qualsiasi altra provenienza».

Il 9 settembre a Roma veniva fondato il Comitato di Liberazione Nazionale compost da comunisti, azionisti, monarchici, socialisti, democristiani, liberali, repubblicani ed anarchici. La lotta partigiana durò 19 mesi. Le forze della Resistenza procedevano affrontando gli occupanti tedeschi in ogni luogo e liberando varie zone in diverse province. «È stato calcolato -come riporta l’ANPI nel suo sito web- che i Caduti nella Resistenza italiana (in combattimento o eliminati dopo essere finiti nelle mani dei nazifascisti), siano stati complessivamente circa 44700; altri 21200 rimasero mutilati o invalidi. Tra partigiani e soldati italiani caddero combattendo almeno 40 mila uomini (10260 furono i militari della sola Divisione Acqui, Caduti a Cefalonia e Corfù). Altri 40 mila IMI (Internati Militari Italiani), morirono nei Lager nazisti».

Di seguito è riportata la testimonianza di un comabttente, Domenico Travaglino (Brusciano 30.5.1922-15.2.2006) resa l’11 aprile 2005 al sociologo Antonio Castaldo per IESUS Istituto Europeo di Scienze Umane e Sociali e pubblicata, nel “Sessantesimo Anniversario della Liberazione” insieme ad altre e ai dati di ricerca di storia sociale, con l’Ufficio Stampa del Comune di Brusciano, Sindaco Angelo Antonio Romano ed Assessori, Felice De Cicco allo Sport e Spettacolo, Nicola Di Maio alle Politiche Sociali e Giuseppe Fornaro al Bilancio e Finanze.

Ecco il racconto della sua “storia di vita” riprodotto dalla citata pubblicazione effettuat per la Festa di Liberazione del 2006. Figlio di Francesco Travaglino, Maresciallo di P. S. e di Francesca De Cicco, nato a Brusciano il 30 maggio del 1922, tra la fine del 1941 e l’inizio del 1942 è chiamato alla Scuola di Paracadutisti di Livorno. Dopo diversi mesi di addestramento diventa operativo ma prima riesce a fare anche la controfigura cinematografica di Amedeo Nazzari in un film di quell’epoca. (ndr Si  tratterebbe  di  “Bengasi”  il  film  di  Augusto  Genina  Soggetto:Augusto  Genina, Sceneggiatura: Augusto  Genina,  Ugo  Betti,  Alessandro  De  Stefani,  Fotografia: Aldo  Tonti, Musica: Antonio Verretti)

La realtà invece sarebbe stata molto dura come racconta lui stesso, con tono disteso e l’umiltà di chi ha fatto grandi cose senza rimanerne soggiogato. «Fui mandato in Africa Settentrionale e ci scontrammo con gli inglesi. I tedeschi stavano con noi ma con loro non andavamo molto d’accordo. Gli inglesi avanzarono e noi paracadutisti restammo ad El Alamein. Ricordo un colonnello inglese ferito che aveva bisogno di cure, mentre tutti scappavano io lo aiutai. Ad un tratto passò il Generale Montgomery e mi salutò, col saluto militare, senza farmi prigioniero. Era un uomo intelligentissimo. E l’uomo sia pure in divisa resta uomo! L’umanità esiste in tutti. Fui salvato da uno sceicco che visitavo spesso nella       sua     tenda,   i        suoi                   consigli  in  seguito furono  utilissimi  per sopravvivere nel deserto. Il nostro generale stava in un bunker sotto il deserto. Arrivò un colonnello inglese che in italiano invitò il generale ad arrendersi perché eravamo circondati e concludendo: “Vi do tutto il tempo che volete”.  Il nostro generale rispose: “Vi do un minuto per andarvene”. Una quarantina di noi ci spostammo verso Bengasi. Avevamo un pò di soldi. Presso un villaggio, alcuni di noi avevano intenzione di entrare uccidendo e saccheggiando. Io dissi di no, che si doveva pagare. Ma quando mostravamo i soldi non li volevano, dandoci da mangiare lo stesso. Riuscimmo a ritornare in Italia con un aereo tedesco che non voleva prenderei a bordo. Noi sotto la minaccia dei mitra riuscimmo a guadagnare i posti e ritornammo infine a Livorno. Avevamo subito 1’80% delle perdite della Divisione di 500 soldati

Dopo l’8 settembre ci fu uno sbandamento generale. Restai neparacadutisti a combattere contro il pericolo tedesco, in Toscana, Abruzzo e Molise. In Abruzzo incontrai anche dei bruscianesi della famiglia Tramontano e’Mastacquazzo ai quali consigliai caldamente di abbandonare quella zona troppo a rischio per loro. Poi ricordo un fatto curioso e tragico. Quello di una casa, nella zona di Cento Finestre, in cui avveniva qualcosa di misterioso. Chi vi entrata non ritornava più indietro. Era abitata da una bellissima donna bruna. L’unico movimento di uscita era di alcune donne che goffamente si allontanavano.

Al nostro appello mancava sempre qualcuno. Che fine facevano gli scomparsi? Dove andavano? C’era bisogno di una operazione di intelligence. Mi apprestai con il mio pastore tedesco, Nembo, ad entrare in quella casa con un pretesto. Quel cane era inseparabile da me ed io prendevo la sua decade. Ricordo che gli piaceva il castagnaccio. Eravamo una coppia affiatata. Appena entrato in quella casa notai subito che il cane annusava il pavimento e graffiava la superficie con le zampe come per scavare. Io sbirciai intorno, non notai niente di strano ma intuii qualcosa dovesse esserci sotto il pavimento. La donna si svelò essere una collaborazionista dei tedeschi e le femmine che uscivano dalla casa ogni tanto erano tedeschi travestiti. Con l’irruzione scoprimmo come una cantina nascosta dalle botole e dentro una quarantina di cadaveri. Tutti uccisi con quello stratagemma del richiamo della donna e dell’agguato dei soldati tedeschi. Che fine… noi dicevamo “l’umanità l’è morta”.

Ad Ardenza Mare, vicino Livorno, alla fine del 1943 fui ferito durante un combattimento. Una scheggia di una bomba mi colpì alla gamba. Fui portato all’Ospedale da campo polacco e mi fu tolta la scheggia. Poi venni ricoverato a Lecce e fui amputato perché trascurato dai medici. Ormai dichiarato morto, mandarono a dirlo ai miei genitori. Ero nella Sala Mortuaria ed i miei familiari erano giunti a Bari per le esequie. Ricordo che mi risvegliai con negli occhi una strana immagine: quella dell’inserviente che mi aveva derubato da moribondo. Feci poi la convalescenza all’Ospedale Militare di Napoli. Ottenni la decorazione d’argento per la carriera. Tornato a casa i miei genitori mi raccontarono che un giorno i tedeschi, ormai in fuga, salirono nella nostra casa sulla via Nazionale a Brusciano perché dovevano piazzare le mine per farla saltare. Quando videro la mia fotografia su di un mobile mi riconobbero esclamando a mia mamma meravigliati “E’ Mimmo!”. Rassicurarono mio padre dicendo “Qui non succederà niente!”. Avevamo combattuto insieme in Africa e per la nostra amicizia rinunciarono a far saltare in aria la casa. Io sono riuscito a sopravvivere. Meno male che le guerre da noi non se ne fanno più, ma ci sono stati periodi in cui l’umanità non esisteva.

Quando ero ragazzo, prima della guerra ricordo che frequentavo a Napoli il terzo anno al Liceo Genovesi. Un giorno ci assegnarono un tema. Dovevamo fare il paragone tra Cesare, Napoleone e Mussolini. Io scrissi che non c’era nessun paragone da fare perché differenti erano gli uomini ed anche i momenti storici. Fui espulso da tutte le scuole del Regno. Allora scrissi a Roma al ministro Giovanni Gentile (ndr G. G. (1875-1944) filosofo e docente universitario Vedeva nel fascismo l’occasione per la rigenerazione morale e religiosa degli Italiani. Dal 1922 al 1924 fu ministro della Pubblica Istruzione e scrisse la riforma della scuola) il quale mi mandò a chiamare. Io ci andai con il tema in mano. Fui ricevuto dal ministro con queste parole: “Ho sentito parlare molto di te, che sei un ribelle. Perché hai scritto queste cose?” Io risposi: “Per me sono realtà” e il ministro: “…ma non pensi… che questo periodo storico sia cattivo?”.  Io risposi: “Quando non c’è libertà c’è sempre cattiveria”. Giovanni Gentile concludendo: “Io ti capisco, posso anche essere d’accordo con te… ma, vuoi finire gli studi… o finire in galera?”.

Fui riammesso a frequentare la scuola. Io sono antifascista e figlio di antifascista. Mio padre Francesco, socialista, carabiniere a Milano si conosceva con il giovane Mussolini. Quando Benito Mussolini gli mandava la tessera del Fascio alla questura mio padre non l’ha mai accettata. Poi, quando Mussolini venne a Napoli a visitare le Cotoniere, mio padre gli disse: “Sei il più grande buffone del secolo”. E ci sono testimoni bruscianesi che hanno sentito».

Per un corale “Bella Ciao”, fra cui E’ Zezi Grupppo Operaio di Pomigliano D’Arco, qui anticipato https://www.youtube.com/watch?v=uvfKOt-e8og per il 75° Anniversario della Liberazione d’Italia questo è l’invito che ci giunge social: “Questo canto è un omaggio a quei meravigliosi ragazzi e quelle meravigliose ragazze che hanno saputo lottare e trovare una luce nell’oscurità. Siamo tutti in attesa di ritornare a vivere gli spazi pubblici e una libertà di cui, mai come in questa stagione storica, abbiamo imparato ad apprezzare l’inestimabile importanza. Vi aspettiamo sabato 25 dalle ore 9 per la trasmissione streaming che faremo sui nostri social (Facebook, Youtube, Instagram… tutte le info su www.archividellaresistenza.it)

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