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WAKE UP, ITALY! Riflessione intorno a qualche errore del Governo nel gestire l’emergenza Covid-19

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Napoli, 15 Aprile – Il morbo causato dal Sars-CoV-2 continua, purtroppo, a prender piede nel territorio della Repubblica: migliaia di Concittadini, come ormai tristemente noto, stanno rimettendoci le penne, la qual cosa è tutt’altro che rassicurante per chi, grazie all’aiuto di Dio ed al lavoro indefesso di una cospicua maggioranza di sanitari, è riuscito a scampare al pericolo e/o – almeno per il momento – non ha ancora fatto i conti con l’infezione.

Eppure, facendo fede ai dati inerenti alla gestione dell’attuale crisi ad opera dell’Esecutivo, son venuti a galla diversi “cilecca” rimediati da quest’ultimo, specie per quel che concerne l’agognata ripartenza del nostro sistema economico (e non solo).

Già, perché il prof. avv. dott…….et cetera Conte – raffinato giurista da me profondamente stimato, ma totalmente privo d’iniziativa politica – s’è avvalso di una pletora di esperti, contando sull’esperienza accademica di questi ultimi; ma, de facto, non si è ancora approdati ad una soluzione concreta per evitare che il lavoro degli Italiani finisca dritto nel gabinetto, costringendo una buona parte della popolazione a stringere la cinghia. Avvilente, vero? Direi di sì.

Come saggiamente asserito da Matteo Renzi, uno dei più grandi strateghi attivi sulla scena politica contemporanea, in Italia si rischia una seditio (It.: “rivolta”) senza precedenti, simile – se non addirittura eguale – a quella che il Manzoni descrive minuziosamente nel suo capolavoro: occorre, per tal ragione, che inizi quanto prima una ripartenza “a macchia di leopardo”, partendo dalla riapertura di alcuni servizi essenziali – tra cui le industrie, pilastro portante dell’economia nazionale e globale – per poi arrivare, step by step e, soprattutto, nel pieno rispetto delle norme di sicurezza, a far riprendere il funzionamento a pieno regime di ogni settore.

A questo punto sorge spontaneo il quesito riguardo alla tipologia di analisi di cui avvalersi per capire se l’organismo di un determinato individuo sia (o sia stato) colpito o meno dal Covid-19 e, al contempo, se in esso gli anticorpi possano dirsi o no sviluppati.

Il tampone è sicuramente necessario ai fini della diagnosi, ma è insufficiente a soddisfare gli scopi succitati: ciò induce a ritenere che il metodo più congruo sia un esame sierologico universale. Basterebbe, dunque, una semplicissima goccia di sangue per appurare se il contatto con il virus abbia effettivamente avuto luogo!

Quanto ai sussidi, elargiti dallo Stato a chi, come i piccoli imprenditori, è tuttora impossibilitato a prestare la propria attività lavorativa, va rammentato quanto suggerito da Renzi: per potersi avere un’effettiva ripartenza, cari Lettori, è d’uopo che lo Stato garantisca gli istituti bancari affinché questi ultimi possano assicurare un certo margine di liquidità ai malcapitati che si son visti costretti ad abbassare la saracinesca e, segnatamente, il venticinque per cento dell’importo fatturato l’anno scorso.

Questo denaro, tuttavia, sarebbe cosa ben diversa da un mero sussidio; anzi, si configurerebbe come una sorta di “prestito”, giacché il piccolo imprenditore sarà tenuto – mi riallaccio ancora una volta alle dichiarazioni di Renzi – a restituirlo integralmente, in cento rate, a partire dal 1° gennaio 2022.

Un “reddito di cittadinanza” perpetuo è, infatti, nocivo per il Paese: non si dimentichi che la nostra Costituzione ha come pietra miliare il principio lavorista, sancito dagli articoli 1 e 4. Con questo sistema si favorirebbe la meritocrazia, criterio di cui molti Italiani – in primis le Istituzioni – sono completamente all’oscuro, nonostante anch’essa costituisca oggetto del dettame costituzionale. Assistenza sì; assistenzialismo no!

La situazione attuale è ai limiti della sostenibilità: sebbene il Presidente del Consiglio sia pienamente consapevole di ciò (anch’egli – si badi, diversi giorni dopo Renzi – ha fatto chiare allusioni alla necessità di ripartire), si ostina a circondarsi di aristotelici, professoroni e quaquaraquà, senza creare – come affermato da Tommaso Ciriaco ed Annalisa Cuzzocrea in un articolo edito sull’edizione odierna de “La Repubblica” – una “catena gerarchica chiara”.

Procedendo di questo passo, cari Lettori, le probabilità che la nostra Repubblica si tramuti in “Torre di Babele” crescono esponenzialmente: il divario tra la pura e semplice eloquenza e la politica autentica è significativamente ampio, atteso che solo la seconda – attraverso un preziosissimo strumento, che è la previsione – è idonea a porre fine alle parentesi storiche oscure.

Peccato, però, che i politici veri si contano sulle dita di una mano: oggigiorno….le poltrone sono occupate perlopiù da individui che amano essere posti al centro dell’attenzione, cosa che li spinge a dimenticarsi della propria appartenenza ad una civitas. Male, molto male!

Ribadisco che l’agognato restart della nostra economia dovrà essere a tappe, considerato l'(ancora) ingente numero di vittime; ma, se non iniziamo a mettere sul tavolo qualche proposta decente per il dopo-Covid, corriamo il pericolo di una fine analoga a quella della Repubblica di Weimar, le cui conseguenze spianarono la strada all’ascesa al potere di un dittatore.

Illustrissimo signor Presidente, egregi Ministri e membri dei Comitati Scientifici, chi dorme non piglia pesci: mettiamo in moto, dunque, le cosiddette “celluline grigie”, perché con la mera teoria…..ci si schianta dritti contro un muro!

Adriano Spagnuolo Vigorita 

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