Niscemi, la collina che crolla: una città costruita sul dissesto

Niscemi, 29 Gennaio – La frana che ha nuovamente colpito Niscemi non è un evento improvviso né eccezionale. È l’ultima manifestazione di un dissesto geologico profondo, attivo da secoli, legato alla stessa conformazione del territorio. A ribadirlo è il presidente del Consiglio nazionale dei geologi, Roberto Troncarelli, intervenuto a Cinque Minuti su Rai1, dove ha richiamato la frana del 12 ottobre 1997 come semplice riattivazione di un antico movimento del versante.

L’abitato di Niscemi sorge su un pianoro sabbioso poggiato su strati di argille impermeabili, una combinazione geomorfologica che favorisce grandi scivolamenti roto-traslativi. Il fenomeno è alimentato dall’erosione regressiva del torrente Bonifizio e dall’aumento delle pressioni interstiziali, aggravate nel tempo dall’urbanizzazione e dalla presenza di scarichi non sempre controllati.

Le indagini geologiche e il monitoraggio strumentale condotti nel 2000 hanno indicato che il dissesto si trova oggi in una fase di quiescenza relativa, ma non di stabilizzazione. Le superfici di scorrimento, profonde fino a 30-35 metri, rendono impossibile – secondo Troncarelli – qualsiasi intervento tecnico in grado di garantire una messa in sicurezza definitiva del versante. «Si può solo mitigare il rischio e gestire l’emergenza», ha spiegato, sottolineando che la pianificazione territoriale dovrebbe puntare alla riduzione dell’esposizione. Da qui la conclusione più netta: le aree instabili non dovrebbero essere ricostruite, ma progressivamente delocalizzate, perché il dissesto non è eliminabile e il rischio è destinato a riproporsi nel tempo.

Sul fronte amministrativo, l’ultimo atto ufficiale della Regione siciliana per un progetto di consolidamento della frana del 1997 risale all’agosto di un anno fa. Il Dipartimento regionale della Protezione civile ha nominato responsabile unico del procedimento il geologo Paolo Vizzi. L’intervento, che prevede anche la sistemazione idraulica del torrente Bonifizio e dell’incisione a valle dell’ex depuratore, ha un costo stimato di circa 14,5 milioni di euro. Tuttavia, i lavori non sono mai stati avviati. Già nel 2010, il contratto affidato era stato risolto dalla Regione per «gravi ritardi dell’appaltatrice».

Nelle zone interessate dalle recenti frane, tra il 2007 e il 2012 erano stati eseguiti lavori di terrazzamento e interventi nell’area sottostante il Belvedere, anche con fondi PIT. Sono invece rimasti assenti proprio gli interventi strutturali di consolidamento della frana e quelli lungo il torrente Bonifizio, considerati cruciali per la mitigazione del rischio.

«Sono tutti aspetti che penso emergeranno», afferma l’assessore comunale con delega al territorio, Giuseppe Incarbone. «In questo momento stiamo lavorando giorno e notte sulla frana e sulle conseguenze che ha prodotto. Io sono consigliere dal 2022, ma assessore solo da sei mesi».

Intanto la situazione è seguita ai massimi livelli istituzionali. Ieri mattina la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha partecipato a una riunione operativa nel municipio di Niscemi. Prima dell’incontro ha sorvolato in elicottero le aree colpite dal maltempo insieme al capo della Protezione civile Fabio Ciciliano, per poi fare il punto con il sindaco Massimiliano Conti e il prefetto di Caltanissetta.

Il governatore della Sicilia, Renato Schifani, ha parlato di un bilancio dei danni in continuo peggioramento: «Per il ciclone Harry le segnalazioni sono salite a due miliardi di euro. La situazione evolve con maggiore gravità». Secondo Ciciliano, la frana spinge l’intero abitato «verso la piana di Gela»: «L’intera collina sta crollando e la situazione è critica». Un quadro che conferma come l’emergenza di oggi affondi le radici in un problema strutturale mai risolto, dove la gestione del rischio e le scelte di pianificazione territoriale appaiono ormai inevitabili.

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Raffaele Ariola
“Giornalista pubblicista con una grande passione per lo sport, in particolare per il calcio, da sempre definito lo sport più bello del mondo. Scelgo, ogni volta che scrivo, di essere al servizio della notizia e del lettore, raccontando i fatti con chiarezza ed essenzialità. Credo fermamente che l’unico dovere di un giornalista è scrivere quello che vede”.