Politica

L’ITALIA NON S’È DESTA!

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Considerazioni pratiche sulla crisi di governo in Italia (e sul “salvataggio” dell’Esecutivo)

 

Napoli, 22 Gennaio – Sebbene vi sia un apparente calo dei contagi, la situazione pandemica non può ancora dirsi sotto controllo. L’attività frenetica dei ricercatori di tutto il mondo ha permesso la scoperta (e la sperimentazione) di diversi tipi di vaccino in tempi piuttosto brevi, ma i chilometri da percorrere per sbucar fuori da questo tunnel oscuro sono ancora tanti.

Pochi, tuttavia, si son resi conto che qui in Italia siamo sul filo di un rasoio: difatti, a viaggiare sullo stesso binario del Covid-19 vi è un fattore suscettibile di creare grave nocumento al prestigio ed all’onore della Repubblica, segnatamente alle sue basi democratiche.

Il riferimento è alla crisi in cui versa l’Esecutivo in carica, che molti Concittadini si sono ormai avvezzati ad attribuire ad una manovra messa in atto da Italia Viva e dal suo leader, il senatore Matteo Renzi: travestirsi da costituzionalisti, scienziati politici, sociologi, et cetera è alquanto facile, ma solo in pochi han dimostrato d’aver compreso appieno quanto sta realmente accadendo tra le mura di Palazzo Chigi; e questo è decisamente complicato. Non intendo in alcun modo pavoneggiarmi, ma sono fiero di appartenere a questo gruppo di persone, di talché mi appresto a spiegare in maniera chiara ai fedelissimi Lettori della testata le ragioni che mi han spinto a sostenere e corroborare la tesi prospettata dal senatore Fiorentino e dai Ministri dimissionari Teresa Bellanova ed Elena Bonetti.

Va fatta una premessa: tra coloro che continuano a fracassare i timpani (oltreché quei “cabasisi” di camilleriana memoria) asserendo che “non è il momento adatto“, che “questa crisi è un danno al Paese” ed altre tiritere che non ho affatto voglia di citare vi sono menti eccelse come professori universitari, esperti di politica, nonché finanche autorevoli studiosi di diritto: ciò alimenta maggiormente lo sdegno medio tempore maturato in me, perché parlare di “momento” oppure sconfinare in un insignificante “dagli all’untore!” nulla ha che vedere con la nozione di “politica” a me tanto cara (cioè, come arte di governare).

Illustrare in toto i molteplici “cilecca” di cui il Governo Conte-bis s’è reso protagonista (anche prima che sopraggiungesse questa terribile pandemia) richiederebbe più di cento giorni, e la biblioteca del Trinity College Dublinese – ove non di rado mi rifugiavo per studiare in tranquillità – non basterebbe a contenere i pesanti volumoni che ne verrebbero fuori: per tal ragione – oltreché, ovviamente, per la mancanza di tempo materiale -, ho deciso di soffermarmi solo sulle alcune delle carenze da me ritenute più gravi, spiegandone chiaramente (ed in modo schematico) ai Lettori la reale portata.

  1. L’istruzione: sino agli ultimi decenni del secolo scorso, le Istituzioni Repubblicane, memori della povertà intellettuale cui la Seconda Guerra Mondiale condusse, tendevano a valorizzare il sistema nazionale dell’istruzione, promuovendo riforme tese a garantire, anche in sostanza, quel diritto allo studio contemplato dalla Carta Fondamentale.

Mi rattrista dover dire che, purtroppo (poveri ragazzi!), la musica è cambiata: difatti, dopo una breve parentesi di ripresa – rappresentata dalla cosiddetta “Buona Scuola” -– nessun Esecutivo ha più ritenuto la scuola una risorsa importante su cui investire.

Durante la chiusura totale della scorsa primavera, il Governo, lungi dal limitarsi a varare un Decreto dopo l’altro, avrebbe dovuto porsi una serie di domande su come far ripartire, in concreto, la macchina dell’istruzione. Le cose, però, non sono andate conformemente a quanto ciascun Cittadino auspicava: i dibattiti a go-go susseguitisi durante l’estate – periodo in cui pochi son disposti a lavorare come Iddio comanda! -, si è ottenuto null’altro che una vittoria di Pirro: ritardi nella consegna dei banchi, protocolli non chiari, mancanza di tutele effettive per personale (docente e non) ed alunni, et cetera ne sono l’evidente dimostrazione. La conseguenza di queste molteplici disattenzioni non han tardato a manifestarsi: aumento della percentuale di soggetti non formati, dispersione, ricorso all’istruzione parentale (l’homeschooling) e, soprattutto, la difficoltà nell’esprimersi e la scarsa voglia di apprendere. Povero sistema scolastico Italiano (e la colpa non è solo dei politici)!

  1. La gestione dell’emergenza, le restrizioni, la sicurezza e l'”epidemia occulta”sono un altro tasto dolente che mi sento in dovere di pigiare: il diritto alla salute, sancito dal Costituente all’articolo 32, è a parer mio sacrosanto, dunque la pandemia tuttora in atto – a fronte della sua indubbia pericolosità – ha spinto l’Esecutivo ed i Presidenti di Regione ad adottare misure restrittive piuttosto rigorose, ritenute da tanti lesive di altri diritti contemplati dalla Carta Fondamentale.

Ebbene, dal canto mio, reputo che se da un lato l’adozione dei provvedimenti de quibus sia servita ad impedire concretamente una potenziale catastrofe nei mesi primaverili del duemilaventi, v’è da obiettare, dall’altro, che, costituendo la “seconda ondata” il risultato diretto della condotta irresponsabile tenuta da certi imbecilli che si credono immuni per natura, non è assolutamente giusto che i Cittadini ligi alle regole debbano vedersi precludere la possibilità di spostarsi da un Comune all’altro per via della collocazione della propria Regione in fascia “arancione” o “rossa” e/o di continuare a condurre una vita di relazione sicura.

Ebbene, signor Presidente e cari Ministri, perché non vi siete dati da fare per agire nell’ottica di un equo bilanciamento tra i vari diritti oggetto di tutela costituzionale, predisponendo – anche avvalendoVi dell’ausilio del Comitato Tecnico Scientifico – un apparato di controlli teso a garantire il pieno rispetto della normativa emergenziale ed evitando la divisione della Penisola in fette di salame? Pur conoscendo la Vostra preparazione accademica, dubito fortemente che sappiate darmi una risposta.

Altra conseguenza di questa condotta alquanto negligente – stando alle risultanze di svariati studi condotti da autorevoli scienziati – è il profondo turbamento psichico in preda al quale son caduti gli Italiani, specialmente i più giovani, a causa delle molteplici preclusioni disposte (frettolosamente, a parer mio) da questo Esecutivo: non occorre alcuna sfera di cristallo per comprendere appieno in che stato è ridotta certa gente, né tantomeno è d’uopo una laurea – od un dottorato di ricerca – per realizzare che anche la solitudine (e, con le dovute differenze, le ristrettezze economiche cui sono andati incontro molti povericristi), anche non meramente materiale, può mietere vittime.

  1. Economia, lavoro e politiche sociali: anche su questo c’è da soffermarsi, considerato che le risorse a disposizione non sono state utilizzate in maniera ponderata.

Va osservato, prima di ogni altra cosa, che l’Italia, in quanto membro dell’Unione Europea, ha diritto ad avvalersi – secondo la procedura contemplata dal diritto comunitario – del Meccanismo Europeo di Sviluppo (MES, volgarmente detto “fondo salva-stati“): son ben consapevole che non si tratta di un meccanismo a fondo perduto – come qualche “pittore della domenica”, senza un briciolo di conoscenza in materia, sistematicamente mi precisa, facendomi “turbare circulos meos“, come direbbe Cartesio -, ma la situazione in cui attualmente versiamo è nera, e la sanità è quasi al collasso. Che aspettiamo, dunque, ad avvalerci di questo aiuto? Non possiamo che trarne beneficio, credetemi!

C’è poi da evidenziare che, già dal duemiladiciotto (allora era in carica l’asse “giallo-verde”), si registra una marcata tendenza a disattendere quel principio lavorista di cui al combinato disposto degli articoli 1 e 4 della Costituzione: in altri termini, noto che, vuoi per celerità vuoi per la facilità con cui si cede ai piagnistei di taluni (per ingraziarseli in vista delle elezioni, beninteso!), i due Esecutivi guidati da Conte non han celato una spiccata predilezione per i sussidi, la qual cosa ha portato a risultati non certamente confortanti: è mai possibile, signori miei, che si debba erogare indiscriminatamente un beneficio anche a chi, per una serie di ragioni, non si prodiga nella ricerca di un impiego? Per fortuna, molti Comuni sono andati controcorrente – o, per meglio dire, si sono attenuti alla normativa in materia di reddito di cittadinanza -, facendo schiodare dai divani e dai letti chi campava sulle spalle degli onesti lavoratori.

I sussidi vanno concessi solo laddove strettamente necessari; in caso contrario, occorre operare una riforma radicale delle politiche attive del lavoro, evitando di sperperare danaro pubblico qua e là!

  1. I trasporti e le infrastrutture: “apriti, cielo!”, verrebbe da dire. Già, perché abbiamo strade che se ne stan cadendo a pezzi e reti di trasporto pubblico locale (TPL, d’ora in poi, per brevità) che lasciano parecchio a desiderare.

Le Regioni e gli Enti Locali, nei limiti delle proprie competenze, stanno facendo il possibile per migliorare i servizi in discussione – anche nell’ottica di una celere ripresa in presenza delle attività scolastiche -, ma è chiaro che anche il Governo Centrale dovrebbe mettere in atto qualche mossa; invece, tutto è ancora fermo, i treni regionali stracolmi, i viadotti in pericolo di crollo…potrei continuare all’infinito, ma non ne ho voglia. Ci vogliamo svegliare, o no? Suvvia, “föra li falanghi!” (espressione Bolognese – dubito di averla scritta bene, essendo nativo di Napoli – che significa “fuori i soldi”).

Nei versi iniziali del “Canto degli Italiani“, cari Lettori, si legge che “l’Italia s’è desta“: queste parole s’attagliano perfettamente al contesto politico e sociale in cui fu composto il nostro Inno Nazionale, giacché era in corso la lotta per l’unificazione; al giorno d’oggi, però, non si può certo parlare di “risveglio”: credevo che la pandemia infondesse in ciascuno di noi quel senso di appartenenza alla Comunità che, purtroppo, manca in molti, nonché una maggiore avvedutezza circa le reali situazioni politiche.

Stiamo ancora dormendo, ohimè: da una parte, molti Italiani, in preda al timore che un cambiamento repentino possa rivelarsi foriero di un’ipotetica “rovina”, perseverano nell’affermare che non è il momento giusto per una svolta; dall’altra – ed è questa la cosa più grave -, vi è il parassita dei voltagabbana e delle bagarre in seno al Parlamento, segno evidente che l’interesse del Paese è venuto meno su tutti i fronti.

La mia obiettività mi spinge a dire che l’Esecutivo si è salvato per il rotto della cuffia, la qual cosa non toglie che Esso possa cadere da un momento all’altro, perché – come ha affermato da ultimo Ivan Scalfarotto – “…tecnicamente vivo, ma politicamente morto“.  

Scetammoce, guagliù!  

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