Il sisma di magnitudo 7,4 ha devastato il sud-ovest del Paese. Crolli, ospedali danneggiati, migliaia di abitazioni colpite e città sotto coprifuoco. I soccorritori continuano a scavare mentre il Servizio geologico avverte: le scosse di assestamento potrebbero proseguire per mesi.
Napoli, 11 Agosto – Non è ancora il momento di fare un bilancio definitivo. In Colombia, a più di un giorno dal terremoto di magnitudo 7,4 che ha colpito il Paese, la priorità resta infatti una sola: trovare le persone ancora intrappolate sotto le macerie.
Il bilancio provvisorio è già drammatico: almeno 224 morti, oltre 900 feriti e circa 2.700 dispersi. Il sisma ha provocato il crollo di decine di edifici e gravi danni alle infrastrutture in una vasta area del Paese, con particolare violenza tra il Chocó e l’area dell’Eje Cafetero, coinvolgendo città come Cali, Pereira, Quibdó, Manizales e Armenia. Reuters riferisce che il terremoto è stato il più devastante degli ultimi decenni in Colombia.
Le operazioni di soccorso proseguono senza sosta. Polizia, esercito, vigili del fuoco, volontari e squadre specializzate stanno lavorando nei luoghi dove gli edifici sono crollati, utilizzando anche cani da ricerca e soccorso.
A rendere ancora più difficile l’intervento è la situazione in alcune delle zone maggiormente colpite, dove i danni alle infrastrutture e alle comunicazioni rallentano la possibilità di raggiungere rapidamente le persone coinvolte.
Il presidente colombiano Abelardo de la Espriella, da poco insediato, ha mobilitato l’apparato militare e di sicurezza nazionale e ha visitato alcune delle aree devastate. A Quibdó, capitale del dipartimento del Chocó e una delle località più vicine all’area epicentrale, il governo ha annunciato l’impiego di soccorritori, ingegneri e unità cinofile. Per le famiglie rimaste senza casa sono stati annunciati anche contributi temporanei per l’affitto.
Tra i centri urbani maggiormente colpiti c’è Cali, dove il terremoto ha provocato decine di vittime e messo a dura prova il sistema sanitario. Diversi edifici sono crollati o hanno riportato danni strutturali, mentre alcuni ospedali hanno dovuto trasferire temporaneamente i pazienti.
I medici hanno allestito strutture provvisorie all’aperto per continuare ad assistere i feriti. Gli interventi chirurgici programmabili, le visite ambulatoriali e le prestazioni non urgenti sono stati ridotti o rinviati per concentrare le risorse sull’emergenza. Secondo gli ultimi aggiornamenti, a Cali risultano inoltre migliaia di abitazioni danneggiate.
La tensione è cresciuta anche sul fronte della sicurezza. Il sindaco Alejandro Eder ha disposto il coprifuoco e rafforzato la presenza di polizia ed esercito dopo le segnalazioni di possibili saccheggi. La misura, nelle intenzioni delle autorità, serve anche a mantenere libere le strade e permettere ai soccorritori di raggiungere le aree più difficili.
Lo stesso Eder è stato contestato durante una visita sul territorio e colpito alla testa da una pietra lanciata dalla folla. L’episodio è avvenuto mentre il sindaco si trovava nella zona per seguire le operazioni di assistenza.
Anche Pereira è stata duramente colpita. Qui diverse persone sono rimaste intrappolate in una struttura della funivia urbana e sono state evacuate dopo ore di intervento. Il servizio della funivia è stato sospeso in attesa delle verifiche sulla sicurezza delle infrastrutture. La città ha inoltre disposto la chiusura delle scuole e adottato misure straordinarie per gestire l’emergenza. Le cifre sulle vittime nelle singole città sono ancora in aggiornamento e possono cambiare con il proseguimento delle verifiche.
L’emergenza non si è conclusa con la scossa principale. Il Servizio Geologico Colombiano ha registrato decine di repliche, con magnitudo fino a 4,8, e ha avvertito che altre scosse potrebbero verificarsi nei prossimi giorni, nelle settimane e persino nei mesi successivi. È un fenomeno normale dopo un terremoto di questa intensità: l’energia accumulata nella zona della frattura continua a redistribuirsi e può produrre nuove scosse.
Per questo le autorità hanno mantenuto l’allerta nelle principali città interessate, mentre gli edifici danneggiati vengono sottoposti a controlli prima di consentire il rientro degli abitanti.
La situazione è particolarmente delicata negli ospedali. Quando una struttura sanitaria viene danneggiata durante un terremoto, infatti, il problema non riguarda soltanto i pazienti già presenti: vengono compromessi anche gli spazi e le attrezzature necessari per assistere il grande numero di feriti provocati dal disastro.
Il sisma ha avuto conseguenze anche sulla rete dei trasporti. Sei aeroporti sono stati temporaneamente costretti a sospendere le operazioni, mentre l’aeroporto internazionale Alfonso Bonilla Aragón, che serve Cali, ha ripreso l’attività dopo il ripristino dell’energia elettrica.
La gestione della mobilità è diventata una componente essenziale dei soccorsi: strade percorribili e collegamenti aerei funzionanti sono indispensabili per trasferire feriti, portare acqua e generi alimentari nelle aree più isolate e permettere alle squadre specializzate di raggiungere i luoghi del disastro. Anche lo sport è stato coinvolto dall’emergenza. Due partite internazionali di Copa Libertadores e Copa Sudamericana previste l’11 e il 12 agosto sono state sospese.
Dietro il conteggio delle vittime c’è un’emergenza umanitaria destinata a proseguire ben oltre le operazioni di ricerca. Migliaia di persone hanno perso la casa o non possono rientrarvi per motivi di sicurezza. Per bambini e famiglie questo significa affrontare contemporaneamente la perdita dell’abitazione, l’interruzione della scuola, la difficoltà di accesso ai servizi sanitari e il trauma provocato dal terremoto.
Save the Children Colombia ha sottolineato in particolare i rischi per i minori, mentre Cesvi sta valutando interventi dedicati alla protezione dell’infanzia e delle donne e al sostegno psicosociale delle comunità colpite.
È una fase che spesso rimane fuori dalle immagini dell’emergenza: quella che comincia quando i riflettori sui soccorsi si spengono, ma per le persone rimaste senza casa e senza punti di riferimento la crisi è appena iniziata.
La risposta alla catastrofe ha assunto rapidamente una dimensione internazionale. Gli Stati Uniti hanno annunciato un pacchetto di aiuti da 15,5 milioni di dollari, destinato tra l’altro ad alloggi di emergenza, generi alimentari, protezione e valutazione dei danni. Anche il Venezuela ha offerto squadre specializzate per le operazioni di ricerca e soccorso.
L’Unione europea ha attivato il sistema satellitare Copernicus per contribuire alla valutazione dei danni e ha annunciato un primo stanziamento di 100mila euro per le operazioni di emergenza nel Chocó. L’obiettivo immediato resta però quello di guadagnare tempo. Ogni ora può fare la differenza per chi è ancora sotto le macerie.
E mentre il numero delle vittime continua a salire, la Colombia deve già prepararsi alla seconda fase della crisi: mettere in sicurezza gli edifici, garantire un tetto alle famiglie sfollate, riaprire scuole e ospedali e ricostruire le infrastrutture distrutte. Il terremoto è durato pochi istanti. Le sue conseguenze, invece, dureranno molto più a lungo.
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