In Italia lo spettacolo sarà parziale e il tramonto ne limiterà la visibilità, soprattutto al Sud. Ma il primo requisito per osservare il Sole resta uno solo: proteggere gli occhi con filtri certificati.

Napoli, 12 Agosto – Questa sera, 12 agosto, il cielo offrirà uno degli spettacoli astronomici più attesi dell’estate. Ma per milioni di osservatori italiani l’eclissi sarà una corsa contro l’orizzonte: al Nord e nel Nord-Ovest le condizioni saranno più favorevoli, mentre procedendo verso Sud-Est il tramonto rischierà di interrompere lo spettacolo proprio quando la Luna avrà coperto una parte maggiore del disco solare. E c’è una seconda regola, ancora più importante: senza un filtro solare adeguato, guardare il Sole può trasformare un evento spettacolare in un rischio per la vista.

Non sarà necessario trovarsi nella fascia della totalità per accorgersi che qualcosa sta cambiando nel cielo. L’eclissi del 12 agosto attraverserà una vasta porzione dell’emisfero settentrionale e sarà totale in alcune aree, tra cui Islanda, Groenlandia e Spagna. In gran parte dell’Europa, Italia compresa, sarà invece osservabile come eclissi parziale.

Ed è proprio questa differenza a rendere l’esperienza italiana particolare. Qui la Luna non arriverà a coprire completamente il Sole: il fenomeno dovrà quindi essere osservato sempre attraverso una protezione solare appropriata. Non esiste, in altre parole, quel breve intervallo della totalità durante il quale, nella fascia interessata, è possibile guardare direttamente il cielo senza il filtro.

La visibilità non dipenderà soltanto dalla quantità di Sole coperta dalla Luna. In Italia entrerà in gioco un elemento molto più terreno: l’ora del tramonto. Il fenomeno arriverà nel tardo pomeriggio e, spostandosi verso le regioni meridionali e orientali, il Sole sarà sempre più vicino all’orizzonte. Questo significa che anche un’eclissi teoricamente osservabile rischia di diventare difficile da seguire nella sua fase più interessante.

A Napoli, per esempio, l’eclissi inizierà intorno alle 19:33. Il massimo locale è previsto poco dopo le 20, ma il Sole sarà ormai tramontato o prossimi al tramonto, rendendo di fatto impossibile assistere all’intero sviluppo del fenomeno dalla città.

È una dinamica che cambia completamente il modo di scegliere il punto di osservazione. Non basta chiedersi se l’eclissi sarà visibile. Bisogna chiedersi quanto sarà alto il Sole sull’orizzonte nel momento decisivo e quanto cielo libero avremo davanti a noi.

Per questo, soprattutto nelle zone dove il fenomeno si svolgerà a ridosso del tramonto, un luogo con visuale occidentale completamente libera può fare la differenza. Colline, edifici, alberi e rilievi possono diventare ostacoli determinanti.

C’è però una condizione che viene prima di qualsiasi previsione meteorologica, mappa o scelta del luogo: la sicurezza. Durante un’eclissi parziale non è sicuro guardare direttamente il Sole a occhio nudo. E non lo diventa perché il disco appare meno luminoso o perché una parte di esso è coperta dalla Luna. La radiazione solare che raggiunge la retina può provocare danni anche quando la luce percepita sembra meno intensa.

La protezione corretta consiste nell’utilizzare occhiali specifici per l’osservazione solare o un visore solare conforme alla norma ISO 12312-2. Gli occhiali da sole tradizionali, anche se molto scuri, non rappresentano un’alternativa sicura.

Il dettaglio da cercare sulla confezione o sul prodotto è dunque tutt’altro che secondario: la conformità allo standard internazionale ISO 12312-2 è uno degli elementi fondamentali per identificare filtri destinati alla visione diretta del Sole.

E non basta avere gli occhiali. Prima dell’uso è necessario controllare che i filtri non siano graffiati, bucati, deformati o comunque danneggiati. Un dispositivo deteriorato non deve essere utilizzato.

Quando un evento astronomico richiama l’attenzione di milioni di persone, aumenta anche la tentazione di ricorrere a soluzioni dell’ultimo minuto. È proprio qui che la prudenza deve prevalere sulla curiosità.

Radiografie, vetri affumicati, normali occhiali da sole o altri filtri improvvisati non sono strumenti sicuri per osservare il Sole. Anche strumenti ottici come binocoli, telescopi e macchine fotografiche richiedono filtri solari specifici installati correttamente: utilizzare semplicemente gli occhiali da eclissi dietro l’obiettivo non è sufficiente e può causare gravi lesioni oculari.

Chi non dispone di un filtro può però scegliere una soluzione indiretta, come il proiettore a foro stenopeico. In questo caso non si osserva il Sole direttamente: si proietta la sua immagine su una superficie e si guarda quella proiezione. È una modalità semplice, ma soprattutto elimina la necessità di fissare direttamente il disco solare.

L’eclissi del 12 agosto racconta così due storie diverse. La prima è astronomica: la Luna passerà davanti al Sole e la sua ombra attraverserà una parte del pianeta, producendo una fascia di totalità e un’area molto più estesa di visibilità parziale.

La seconda è tutta terrestre. La qualità dell’esperienza dipenderà dalla posizione dell’osservatore, dall’orizzonte libero, dalle condizioni del cielo e dalla possibilità di disporre della protezione corretta. In Italia, soprattutto nelle aree più meridionali, la partita sarà quindi giocata contro il tempo: non soltanto quello meteorologico, ma quello scandito dal tramonto.

E c’è una lezione che vale più dell’eclissi stessa. Di fronte a un fenomeno astronomico spettacolare, l’istinto porta a cercare subito il punto migliore da cui guardare. Questa volta, però, la prima domanda dovrebbe essere un’altra: con quale protezione lo guarderò? Perché il Sole può concedere uno spettacolo straordinario. Ma non concede seconde possibilità alla retina.

 

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Raffaele Ariola
“Giornalista pubblicista con una grande passione per lo sport, in particolare per il calcio, da sempre definito lo sport più bello del mondo. Scelgo, ogni volta che scrivo, di essere al servizio della notizia e del lettore, raccontando i fatti con chiarezza ed essenzialità. Credo fermamente che l’unico dovere di un giornalista è scrivere quello che vede”.