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IL PUNTO DI VISTA – E’ l’arroganza il lato peggiore della Politica

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Napoli, 8 Febbraio – La politica, dal greco politiké (che attiene alla pólis, la città-stato), può essere definita come la scienza del governo, l’arte del governare e amministrare lo stato. Il campo d’azione della politica è quindi quello della vita pubblica, comunitaria, e i politici sono coloro che si occupano di amministrarla e organizzarla. Fare il politico significa quindi essere pronti ad assumersi grandi responsabilità, oltre che grandi carichi di lavoro. Ovviamente i compiti di un politico variano in base alla sua posizione e all’organo di governo in cui si trova ad operare: le attività di un senatore sono diverse da quelle di un parlamentare, così come da quelle di un sindaco.

Il cambiamento che ha investito il sistema dei partiti di massa e li ha trasformati in partiti mediatici, ha modificato il ruolo e la figura dei leaders, personaggi sempre più attenti a captare il consenso degli elettori attraverso la trasformazione del dibattito politico – istituzionale in una serie di slogan e di immagini politicamente efficaci e opportunamente dirette. Tutto ciò mediante strumenti mediatici che garantiscono a questi personaggi il massimo di esposizione ed il minimo di pericolo, veicolando, nella stragrande maggioranza dei casi, messaggi semplificati ed impoveriti al livello contenutistico e lessicale.

Spesso ci si trova di fronte a una “monarchia di un solo oratore”, un nuovo modo di esercitare il potere politicocaratterizzato da uno spostamento dell’equilibrio del potere stesso a favore del demagogo. Si tratta di un sistema in cui l’assemblea democratica non è smantellata, sussiste ma priva di rilevanza, a causa di uno sbilanciamento del potere supremo a favore del protos aner. 

Si può individuare nella strategia demagogica un insieme di tecniche che, su base democratica, possono consentire al retore di carpire il governo circuendo il popolo sovrano e “truccando” il modo in cui “giocano” le regole democratiche. Lo sbilanciamento del potere si verifica, infatti, grazie alla manipolazione demagogica, sfociando in quella che si potrebbe definire “l’arroganza del potere”.

“Tacchina” che “agita tra le zampe una sorta di bastoncino o bacchetta, a mo’ di direttore delle sociali orchestre”, l’arroganza della politica – come la dipinge Giovanni Testori – “apre il becco al canto, e reclama per sé i diritti, li esige tutti”. Regina del pollaio, l’arroganza perde le piume, ma non il vizio. Nulla come il politico arrogante – presumendo troppo di sé e volendo fare sentire la propria onnipresenza – arreca più danni alla società e offende maggiormente il cittadino.

Riteniamo invece che il confronto, civile, educato e rispettoso dei ruoli, deve essere alla base della politica. Chi se ne sottrae ed anzi attacca chi lo chiede e lo persegue, non sta rendendo un buon servizio alla collettività, che lo ha pure delegato a rappresentarlo, né sta svolgendo bene il ruolo di tramite tra il palazzo ed i cittadini. Questo loro modo di operare non avvantaggia di certo la collettività e il cosiddetto “bene comune” ma forse solo il loro arrogante ego politico.

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