Secondo l’analisi incrociata di Business Intelligence Group 6 italiani su 10 chiedono consigli sentimentali all’AI
Napoli, 10 Giugno – Gli italiani, specialmente i più giovani, cercano moglie o amante sfruttando internet e l’intelligenza artificiale. E c’è anche già chi sta pensando a creare veri e propri partner umanoidi. Infatti, oltre agli umanoidi già presenti in settori industriali come l’automotive, l’automazione, la logistica (vedi i robot di Amazon), la componentistica, l’elettronica fino ai “robotaxi” e a test avanzati per l’assistenza nella faccende domestiche, ci sono anche alcune aziende in Medio Oriente che stanno lavorando alla creazione di partner robotici: si stima che il primo partner ‘umanoide’ sarà disponibile nel 2035, con tanto di app per creare un compagno di vita che risponda al meglio alle proprie esigenze. Il desiderio di sperimentare il partner tecnologico perfetto è più alto fra gli over 50, ma la curiosità di provare una relazione diversa affascina tutte le fasce d’età.
Il 50% dei giovani tra i 18 e i 34 anni valuterebbe di utilizzare un’app basata su AI per una relazione di lungo periodo. È quanto emerge da un’analisi di Business Intelligence Group (BIG), presieduta dal professore e sociologo Gianni Bientinesi, che ha incrociato dati di mercato disponibili con la propria indagine eseguita su un campione rappresentativo della popolazione italiana. Il mercato internazionale delle app di compagnia valeva circa 14,1 miliardi di dollari nel 2024 ed è proiettato verso i 115,3 miliardi entro il 2034, con un tasso di crescita annuo composto del 26,8% (fonte: GM Insights).
«Dietro questi numeri non c’è solo tecnologia: c’è un cambiamento profondo nel modo in cui ci innamoriamo, litighiamo, ci sposiamo e ci lasciamo», commenta Gianni Bientinesi.
Secondo l’indagine incrociata di Business Intelligence Group, oggi un terzo dei single utilizza l’intelligenza artificiale per ‘potenziare’ la propria vita sentimentale (+333% rispetto al 2024). Tra le principali richieste fatte all’AI si trovano lo scrivere il profilo ‘perfetto’ (40%) e il generare frasi brillanti (41%) per avere più probabilità di fare colpo. Sempre secondo l’analisi di BIG, 6 utenti su 10 sospettano di aver conversato con un messaggio scritto dall’AI senza saperlo.
E quando la coppia è già formata l’intelligenza artificiale cambia ruolo: oltre sei intervistati su dieci cercano informazioni online prima di affrontare un problema con il partner, e uno su tre cerca consigli sulle relazioni, con Gen Z e Millennials fino a tre volte più propensi dei boomer. Inoltre, il 54% delle coppie sfrutta l’AI almeno occasionalmente nella pianificazione del matrimonio e una su 4 la usa regolarmente. Gli usi più diffusi: liste invitati, scrittura di inviti e ringraziamenti, gestione del budget, perfino i discorsi — il 59% delle coppie prevede che entro cinque anni l’AI scriverà i brindisi e i discorsi degli sposi.
E poi c’è anche il lato più dolente, legato a tradimenti e divorzi. In questo caso l’AI diventa ‘avvocato di prima istanza’. Secondo l’elaborazione di Business Intelligence Group, quasi un terzo degli utenti sposati chiede a ChatGPT una consulenza legale legata al matrimonio, dalla separazione alla causa di divorzio. Dall’altro lato emerge una nuova forma di infedeltà: il “tradimento emotivo digitale”, ossia il legame intimo e quotidiano con un partner artificiale, fatto di vezzeggiativi e messaggi della buonanotte, che molti vivono come una relazione parallela a tutti gli effetti.
Quanto manca, dunque, alla moglie (e all’amante) virtuale? La domanda non è più “se”, ma “quando”. I “compagni virtuali” sono già qui: una quota rilevante di uomini tra i 18 e i 34 anni dichiara di aver usato un’app di “fidanzata AI”, gli utenti di alcune piattaforme passano in media più tempo con il proprio partner artificiale che sui social tradizionali, e quasi metà degli intervistati dichiara che valuterebbe un’app basata su AI per una relazione di lungo periodo. Una parte della Gen Z arriva anche a immaginare che un partner artificiale possa sostituire una relazione reale.
«L’algoritmo non pensa: sei tu che devi farlo. Vale per il marketing e vale, ancora di più, per i sentimenti. L’AI non sta inventando nuove emozioni: sta comprimendo i tempi tra l’impulso e l’azione, tra il dubbio e la risposta, e ci offre un interlocutore che non giudica, non si stanca e non se ne va mai. È comodo, ed è esattamente qui il rischio. Nell’era dell’algoritmo il vero vantaggio non è amare più in fretta, ma amare meglio: e questo nessuna macchina può farlo al posto nostro. Resta un livello minimo di contenuto umano — nei servizi come nelle relazioni — che non è negoziabile», ha dichiarato Gianni Bientinesi, CEO di Business Intelligence Group, autore del libro “Decidere nell’era dell’algoritmo” (Minerva Edizioni).
Business Intelligence Group è una società di ricerche e analisi di mercato che affianca imprese e istituzioni nelle decisioni strategiche attraverso indagini, studi di mercato e business intelligence. Attraverso il suo Osservatorio e il magazine BIG News promuove una cultura del dato al servizio delle persone, con l’obiettivo di intrattenere, incuriosire e informare sui grandi cambiamenti sociali, economici e tecnologici.
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