La Campania resta in coda per qualità della vita, ma spuntano segnali in controtendenza

Napoli, 16 Novembre – La nuova indagine di ItaliaOggi sulla qualità della vita in Italia consegna alla Campania una fotografia complessa, fatta di arretratezze consolidate e piccole sorprese che incrinano la narrazione di un territorio immobile. Mentre Milano guida la classifica nazionale e Caltanissetta chiude la graduatoria, le cinque province campane si dispongono nelle retrovie, raccontando tuttavia storie molto diverse tra loro.

È Avellino, ancora una volta, a tenere alto il nome della regione. La provincia irpina si attesta al 77° posto su 107, un risultato che non cambia la sostanza – la collocazione resta bassa – ma che segna comunque un primato regionale. Poco più sotto si sistemano Salerno (81ª) e Benevento (86ª), mentre Caserta scivola al 93° posto. In fondo al gruppo c’è Napoli, 98ª, superata soltanto da un ristretto drappello di province del Sud: Palermo, Catania, Taranto, Siracusa, Agrigento, Foggia, Reggio Calabria, Crotone e la cenerentola Caltanissetta.
Una posizione pesante, quella del capoluogo, che fotografa i limiti strutturali di un’area metropolitana dove densità, fragilità economiche e servizi irregolari continuano a convivere.

Il quadro più preoccupante emerge dal capitolo “affari e lavoro”. Qui Napoli non solo si colloca in fondo alla classifica: è l’ultima tra tutte le province italiane. Il dato sulla disoccupazione nella fascia 18-64 anni restituisce uno stato di sofferenza profondo: 18,38% per gli uomini e addirittura 23,91% per le donne.
Le altre province campane non se la passano molto meglio. Caserta occupa il 97° posto, Salerno il 92°; Avellino, pur risultando la migliore della regione, resta lontana dalle zone virtuose, ferma all’83° posto.

Anche la fotografia dell’occupazione femminile accentua le criticità: Napoli è al 102° posto, con solo Crotone, Caserta, Caltanissetta, Barletta-Andria-Trani e Taranto a fare peggio. Una conferma, questa, di come il divario di genere sia ancora una delle ferite più profonde del mercato del lavoro meridionale.

Lo stesso divario si riflette nei parametri ambientali. Napoli è quasi in fondo alla graduatoria (104° posto), penalizzata dal sovraccarico di auto – è ultima per densità di veicoli circolanti sulle superfici urbanizzate – e da indicatori che raccontano una città poco verde e spesso oltre i limiti per biossido d’azoto e polveri sottili.
La situazione migliora via via che ci si allontana dall’area metropolitana: Benevento conquista il 71° posto, Caserta il 70°, Salerno il 63°, mentre Avellino, con il suo territorio più esteso e meno congestionato, sale fino al 45° posto. Qui il rapporto tra popolazione, consumi e ambiente resta più equilibrato, e la qualità del contesto ne trae beneficio.

In questo scenario difficile, Napoli offre però un paio di risultati controcorrente. Il primo riguarda la raccolta dei rifiuti urbani: pur essendo lontana dai modelli più efficienti, la provincia si piazza al 79° posto, superando non solo Roma (88ª) ma anche città del Nord considerate più virtuose, come Reggio Emilia, Venezia, Modena e Firenze.
E anche sul fronte della sicurezza, Napoli non è la città ad alta criminalità che l’immaginario spesso rappresenta. Nella classifica dei reati la provincia è al 91° posto, meno esposta – secondo i dati rilevati – di metropoli come Milano, Roma, Bologna, Firenze, Genova, Venezia e Torino. Un ribaltamento che forza lo sguardo a misurarsi con la complessità del territorio, oltre stereotipi e percezioni.

Il capitolo dedicato alla salute offre uno degli spunti più positivi dell’intera indagine. Quattro province campane rientrano tra le prime cinquanta: Benevento spicca al 30° posto, mentre Napoli si attesta al 38°, dimostrando come, nonostante le difficoltà e le croniche carenze di organico, il sistema sanitario regionale conservi competenze e qualità diffusa. Caserta rappresenta l’eccezione negativa, scivolando in fondo alla classifica, ma il quadro generale appare meno cupo di quanto l’immaginario collettivo lasci intendere.

La Campania appare come un mosaico irregolare, dove zone d’ombra e lampi di vitalità convivono nello stesso spazio. L’indagine di ItaliaOggi non consegna un verdetto definitivo, ma una fotografia in movimento: un invito a leggere il territorio oltre le sue mancanze e a non ignorare quei segnali che preannunciano un possibile cambiamento. Se la qualità della vita è il risultato di equilibri fragili – tra economia, servizi, ambiente, diritti – allora il Sud non è condannato, ma chiamato a una sfida più grande. Comprendere questa complessità è il primo passo per non rassegnarsi. Perché la qualità della vita non migliorerà con singoli slanci, ma con una visione che tenga insieme coesione sociale, lavoro, ambiente e servizi. Ed è su questo terreno che si misurerà il futuro della regione.

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Raffaele Ariola
“Giornalista pubblicista con una grande passione per lo sport, in particolare per il calcio, da sempre definito lo sport più bello del mondo. Scelgo, ogni volta che scrivo, di essere al servizio della notizia e del lettore, raccontando i fatti con chiarezza ed essenzialità. Credo fermamente che l’unico dovere di un giornalista è scrivere quello che vede”.