Gaza City, 25 Agosto – Almeno 29 palestinesi sono stati uccisi dall’alba di oggi negli attacchi dell’Esercito israeliano (Idf) sulla Striscia di Gaza, secondo quanto riportano fonti locali e media internazionali. Tra le vittime, cinque giornalisti e un membro della Protezione civile, colpiti durante un raid con drone kamikaze contro il complesso ospedaliero Nasser di Khan Younis, nel sud della Striscia.
Secondo testimoni, l’attacco ha colpito il piano superiore di una delle palazzine dell’ospedale, mentre al suo interno si trovavano medici, studenti di medicina, pazienti e operatori dell’informazione. Le immagini dell’esplosione, riprese da alcune emittenti locali, hanno documentato il momento in cui soccorritori e giornalisti sono stati travolti dalle macerie.
“Eravamo semplicemente al lavoro, nonostante la grave carenza di attrezzature e farmaci, quando è arrivato questo massiccio attacco”, ha dichiarato Saber al-Asmar, medico dell’ospedale, ad Al Jazeera. “La sala operatoria era piena di studenti, pazienti e infermieri. I giornalisti si stavano preparando a raccontare la realtà negli ospedali di Gaza”.
Tra i giornalisti uccisi figurano il fotoreporter Hossam al-Masri (Reuters), Moaz Abu Taha (NBC), il fotoreporter Mohammed Salama (Al Jazeera) e la freelance Mariam Abu Daqa (Associated Press), 33 anni. L’AP ha espresso “profondo shock” per la morte della reporter, che nei giorni scorsi aveva seguito i casi di malnutrizione tra i pazienti del Nasser Hospital.
Oltre all’attacco sull’ospedale, l’agenzia palestinese Wafa ha riferito di almeno nove civili uccisi in altri bombardamenti israeliani. Tra questi, cinque membri di una stessa famiglia morti nel bombardamento di un’abitazione nella zona di al-Karameh, a nord-ovest di Gaza City.
Le Nazioni Unite hanno condannato l’attacco. “I giornalisti non sono un bersaglio. Gli ospedali non sono un bersaglio”, ha ribadito Ravina Shamdasani, portavoce dell’Alto Commissariato Onu per i Diritti Umani. “L’uccisione di giornalisti a Gaza dovrebbe sconvolgere il mondo, spingendolo ad agire e a chiedere responsabilità e giustizia”.
Intanto, l’offensiva israeliana su Gaza City procede lentamente. Il capo di Stato Maggiore dell’Idf, Herzi Halevi Zamir, ha dichiarato che per “distruggere l’intera città”, come auspicato dal governo israeliano, sarebbe necessario “più di un anno”. Ha aggiunto che l’esercito sarebbe pronto a fermare le operazioni “in caso di accordo di tregua”, ma la decisione finale spetta al premier Benjamin Netanyahu. A Gaza, la popolazione continua a morire sotto i bombardamenti e per la mancanza di cibo e aiuti umanitari, mentre gli ospedali – già al collasso – diventano essi stessi bersagli della guerra.
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