Presentati i risultati dei primi sei mesi dell’iscrizione anagrafica di prossimità: permessi di soggiorno sbloccati, accesso alle cure, lavoro regolare e percorsi di inclusione. L’obiettivo è estendere la buona pratica a tutti i Comuni della Campania e del Paese.

Marigliano, 24 Luglio – La lotta allo sfruttamento lavorativo non comincia soltanto con la repressione dei fenomeni criminali, ma dal riconoscimento effettivo dei diritti delle persone.

È questo il messaggio emerso dalla conferenza stampa che si è svolta questa mattina presso la Sala Consiliare del Comune di Marigliano, durante la quale sono stati presentati i risultati dei primi sei mesi dell’iscrizione anagrafica di prossimità per le persone vittime di sfruttamento lavorativo e caporalato, promossa dal Comune di Marigliano insieme alla Rete Vesuviana Solidale nell’ambito del Polo Sociale regionale del progetto Su.Pr.Eme. 2 – Lotto 4 Area Vesuviana.

L’esperienza avviata da Marigliano non nasce con l’obiettivo di rimanere un caso isolato. Fin dalla sua approvazione, l’iscrizione anagrafica di prossimità è stata concepita come un modello amministrativo replicabile, capace di offrire una risposta concreta a uno dei principali ostacoli che impediscono alle persone vittime di sfruttamento di uscire da condizioni di ricattabilità e di accedere ai diritti fondamentali. Non a caso, nei mesi scorsi l’Assessore alle Politiche Sociali della Regione Campania, Andrea Morniroli, ha trasmesso una specifica nota a tutti i Comuni campani invitando le amministrazioni locali a conoscere e valutare l’adozione di questa esperienza quale buona pratica di inclusione sociale.

A sei mesi dall’avvio della misura, i numeri raccontano una realtà che va ben oltre una semplice innovazione amministrativa. Venticinque persone hanno potuto ottenere un’iscrizione anagrafica che ha consentito loro di uscire da una condizione di invisibilità amministrativa e di iniziare un concreto percorso di emancipazione. Tra queste, quattordici erano state segnalate dall’Ispettorato Nazionale del Lavoro e dall’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni a seguito di accessi ispettivi, mentre nove sono state individuate direttamente dagli operatori dello Sportello regionale di contrasto al caporalato. Grazie a questo strumento sono già stati rilasciati quattro permessi di soggiorno per sfruttamento lavorativo, altre dieci procedure sono in corso, cinque persone hanno potuto accedere con urgenza alle cure sanitarie, tre hanno ottenuto l’accesso all’Assegno di Inclusione, mentre sono stati attivati otto tirocini lavorativi e tredici percorsi formativi.

Ad aprire i lavori sono stati il Sindaco di Marigliano Gaetano Bocchino, l’Assessore alle Politiche Sociali Luigi Amato e l’Assessore alle Politiche Sociali del Comune di Scisciano Raffaele Ambrosino, che hanno sottolineato il valore di una collaborazione stabile tra istituzioni, terzo settore e comunità locali per costruire strumenti concreti di inclusione e contrasto allo sfruttamento.

«Questa non è una celebrazione – ha affermato l’assessore Luigi Amato – ma il racconto degli effetti concreti prodotti da una scelta amministrativa che consideriamo un autentico atto di civiltà.»

Il Sindaco Gaetano Bocchino ha ricordato come l’Amministrazione abbia scelto di sostenere questa misura nella convinzione che «quando un’istituzione può aiutare concretamente persone ridotte in condizioni di sfruttamento e di semischiavitù, ha il dovere di farlo», sottolineando come la tutela della dignità delle persone rappresenti anche uno strumento di rafforzamento della legalità e della coesione sociale.

Nel suo intervento, Alessio Malinconico, presidente dell’associazione Restiamo Umani e attivista della Rete Vesuviana Solidale, ha ricordato come l’iscrizione anagrafica per domicilio non costituisca una concessione dell’amministrazione, ma l’applicazione di un diritto già previsto dall’ordinamento italiano e recentemente ribadito anche dall’ISTAT e dall’ANUSCA. Senza una residenza anagrafica, infatti, una persona può trovarsi nell’impossibilità di ottenere un contratto di lavoro regolare, accedere al Servizio Sanitario Nazionale, ritirare un permesso di soggiorno già riconosciuto o aprire un conto corrente, rimanendo intrappolata proprio nelle condizioni che alimentano sfruttamento e caporalato.

Il momento più intenso della conferenza è stato rappresentato dalle testimonianze di Imrul Khayes e Joy Md Farhan Rahim, due lavoratori di origine bengalese che hanno raccontato il percorso che li ha condotti, attraverso la presa in carico dello Sportello e l’iscrizione anagrafica di prossimità, dal lavoro irregolare e dallo sfruttamento alla possibilità di ottenere un permesso di soggiorno, un contratto di lavoro e una prospettiva di autonomia. Le loro storie hanno restituito un volto concreto ai dati illustrati nel corso dell’incontro, mostrando come un diritto apparentemente amministrativo possa trasformarsi nella chiave di accesso a una nuova possibilità di vita.

Significativo, in questo senso, il percorso di Joy Md Farhan Rahim, che dopo essere stato vittima di sfruttamento lavorativo è oggi mediatore culturale del progetto Su.Pr.Eme. 2, a testimonianza di come percorsi efficaci di presa in carico possano trasformare le persone da vittime di sfruttamento a protagoniste attive dei processi di inclusione e di tutela dei diritti.

Nel dibattito sono intervenuti anche Fedele Salvatore, presidente della cooperativa sociale Irene ’95 e del CNCA Campania, Ojjal Mia, lavoratore, mediatore culturale e attivista della Rete Vesuviana Solidale, e Ayoub Halloumi, operatore per l’integrazione dell’associazione Restiamo Umani. Da prospettive diverse, tutti hanno richiamato la necessità di considerare l’iscrizione anagrafica non come una misura eccezionale, ma come uno strumento ordinario di garanzia dei diritti e di contrasto alle condizioni di ricattabilità che alimentano lo sfruttamento lavorativo.

La conferenza ha rappresentato anche un momento di rilancio del percorso avviato sul territorio. Dopo Marigliano, il Comune di Scisciano sta completando l’iter amministrativo per l’attivazione della misura, mentre il Comune di Poggiomarino ha già avviato le prime iscrizioni anagrafiche di prossimità, delineando una rete territoriale sempre più ampia di enti locali impegnati nel contrasto allo sfruttamento lavorativo e al caporalato.

L’auspicio condiviso da amministratori, operatori e organizzazioni intervenute è che questo percorso possa estendersi rapidamente ad altri Comuni della Campania, raccogliendo l’invito già rivolto dalla Regione agli enti locali. Ma la prospettiva è ancora più ampia. Le criticità emerse nel corso della conferenza – dalle distorsioni del sistema del decreto flussi alle difficoltà di accesso alla residenza, ai documenti, alla sanità e al lavoro regolare – interessano migliaia di persone su tutto il territorio nazionale.

Per questo motivo, l’esperienza sviluppata a Marigliano si propone oggi come un modello di politica pubblica replicabile, capace di coniugare tutela dei diritti, contrasto allo sfruttamento e promozione della legalità. L’obiettivo è che l’iscrizione anagrafica di prossimità non rimanga un’esperienza circoscritta a pochi territori, ma possa essere adottata sempre più diffusamente a livello regionale e nazionale, contribuendo a costruire un sistema nel quale nessuna persona vittima di sfruttamento sia costretta a rimanere invisibile perché privata dell’accesso ai propri diritti fondamentali.

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