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VA’ VIA ALLA PRIMA!

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Considerazioni sulle violenze a danno delle donne

 

 

Napoli, 23 Agosto – Non amo affatto farmi i fatti miei: le persone che mi conoscono lo hanno ben stampato nella mente. Sarà un pregio? Sarà un pericoloso difetto? In tutta franchezza, non saprei; in compenso, però, di fronte a determinati comportamenti – immorali, e talvolta anche antigiuridici – reputo totalmente inopportuno restare indifferente, dunque m’impegno a fare il possibile affinché la persona che, malauguratamente, si ritrova a doverne subire gli effetti accenni ad una giusta reazione, avvalendosi, laddove necessario, del supporto delle Autorità competenti.

Da assiduo frequentatore di Facebook, piattaforma divenuta oramai un’agorà virtuale, ho letto con estrema attenzione un post molto interessante, pubblicato da Valeria (nome di fantasia, ndr), recante una vera e propria poesia, dal titolo “Vai via alla prima” – anche se, in Italiano corretto, si dovrebbe dire “va'” -, in cui l’interessata invita apertis verbis le donne a non subire passivamente le umiliazioni cui son soggette nel quotidiano.

Senza indugiare minimamente, ho commentato il post in parola, narrando un episodio cui, mio malgrado ho avuto modo di assistere qualche anno fa, in quel di Londra.

Era una domenica pomeriggio d’agosto: stranamente – anche a fronte del ben noto cambiamento climatico che interessa l’atmosfera – splendeva in cielo un sole raggiante, ma, considerato il contesto, ho preferito indossare giacca e cravatta, come di consueto.

Attendevo tranquillamente la metropolitana alla stazione di Mile End, quartiere in cui ho vissuto, teatro di molte tappe della mia recollection in tranquillity, per raggiungere la City of Westminster ed ivi consumare un tè; sennonché, pochi istanti prima che il treno arrivasse, noto una giovane signora Italiana, ben vestita e con due lucenti occhi azzurri, la quale piangeva tra le braccia di un uomo (anch’egli Italiano), esternando finalmente le atrocità commesse dal suo consorte.

Il suo candore era vistosamente celato da una serie di lividi: la scena era talmente agghiacciante che…….non ho resistito alla tentazione di avvicinarmi a lei per cercare di parlarle, di farla aprire, di persuaderla a rivolgersi agli organi di polizia.

Durante il tragitto, dopo che mi son qualificato come giurista, la donna mi ha narrato la sua triste storia: colui che, sull’altare di Dio, aveva giurato di onorarla è rispettarla…….in realtà ha fatto ben altro, trattandola peggio di una pezza da piedi.

Giunti a destinazione – dovevamo scendere alla medesima fermata -, l’ho invitata ad aprirsi con il maggior numero possibile di persone fidate, oltreché a coinvolgere i suoi vicini a dischiudere le proprie bocche e far da testimoni in un eventuale giudizio.

Mi sono quindi accomiatato, abbracciandola forte, e promettendole che, qualora il fatto si fosse verificato di nuovo, sarei accorso a supportarla.

Volendo fare un breve excursus storico-culturale, mi preme porre in rilievo la sostanziale arretratezza dell’uomo dalla preistoria ad oggi: la donna era considerata alla stregua di un essere umano di seconda classe, utile soltanto a crescere i figli ed a servire. Se solo si fosse rifiutata di sottomettersi al padre (prima) ed al marito (poi), ne avrebbe amaramente pagato le conseguenze.

Ancora oggi, nonostante siano in vigore le costituzioni democratiche ed i trattati internazionali, vi sono diversi Stati e Comunità (specie in quei luoghi ove l’Islam è addotto a pretesto per commettere ingiustizie) in cui le donne rivestono un ruolo marginale: è una situazione senz’altro vergognosa, alla quale urge porre rimedio!

In verità, anche secondo il diritto privato Romano la mulier non godeva della medesima dignità di un appartenente al sesso virile: infatti, ella era sottoposta (addirittura) a tutela, a meno che non appartenesse al collegio delle Vestali.

E….qui in Italia? Sappiamo bene che, per ovviare al problema della violenza ad indirizzo del Gentil Sesso, si sono susseguiti diversi interventi legislativi; tuttavia, va osservato che la prima svolta radicale si è avuta soltanto nel 1996 (giusto? Con le date sono un imbranato!), dando il via ad un percorso culminato con il cosiddetto “Codice Rosso” (la legge n. 69 del 2019).

Care Donne, quel che sto per dirvi viene dal profondo del mio cuore: non dimenticate che il nostro è uno stato sociale di diritto, dunque Vi invito a denunziare immediatamente chi, mosso da istinti bestiali, crede di potervi mettere a tacere a suon di percosse.

Questo giornale è con Voi: è impensabile che, nel terzo decennio degli anni Duemila, dobbiate ancora esser costrette a capitolare.

Al primo atto di violenza che subite, datevela a gambe ed informate prontamente chi di dovere: son sicuro che, prima o poi, chi Vi insidia finirà dritto al fresco!

 

Adriano Spagnuolo Vigorita

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