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STABAT MATER

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Omaggio a Giovan Battista Pergolesi e ai giovani deceduti (non solo per il Covid-19)

 

Napoli, 20 Dicembre – Oltre al respirare, cosa giammai vietabile in quanto naturale, in zona arancione non son precluse le passeggiate: sebbene la sua struttura urbana si componga di salite e discese, v’è motivo di ritenere che Pozzuoli sia il luogo giusto per sgranchirsi un po’ le gambe e rischiarare la mente da quelle afflizioni di cui il Covid-19 s’è mostrato (e tuttora si mostra) latore.

Questa mattina, nell’attraversare la Villa Comunale per poi raggiungere l’area portuale, mi son fermato circa cinque minuti ad ammirare ancora una volta il busto di Giovan Battista Draghi, noto come Pergolesi, estroso compositore d’epoca barocca deceduto di tubercolosi a Pozzuoli nel 1736, presso l’allora convento dei Frati Cappuccini, sul cui sito sorgono ora, rispettivamente, la chiesa di Sant’Antonio e San Francesco ed un braccio della casa circondariale femminile: aveva soltanto ventisei anni e tre mesi, ma il suo repertorio musicale poteva già dirsi immenso.

Anche chi ha conoscenze limitate nel campo della musica classica avrà sentito nominare (od ascoltato) almeno una volta il capolavoro del musicista Marchigiano, ossia il celebre “Stabat Mater“, inno sacro narrante il dolore che afflisse la Beata Vergine all’atto della morte del Figlio in croce.

Ebbene, poche ore fa, collegandomi a YouTube per l’ascolto del concerto natalizio dell’orchestra del Teatro “La Fenice”, ho notato che nel programma dello stesso era previsto anche questo pilastro portante della musica barocca: la ragione di questa scelta, carissimi Lettori, è agevole da intuire, dunque ometto di illustrarla dettagliatamente; mi preme, tuttavia, rendere omaggio ai tanti giovani che medio tempore son venuti a mancare all’affetto dei propri cari, in primis delle madri sopravvissutegli: il Sars-CoV-2 non è l’unica piaga che ci tormenta, ma dobbiam fare i conti anche con il progressivo moltiplicarsi in questi ultimi anni delle patologie oncologiche e degli episodi di violenza, che colpiscono sempre più i soggetti in verde età.

Le realtà su descritte, credetemi, sono tragiche ed ingenerano tristezza in ciascuno di noi: un dolore del genere, infatti, non può certo quantificarsi in termini economici, a nulla rilevando un’ipotetica diagnosi tardiva od errata, ovvero cure mal eseguite dai sanitari e/o la responsabilità, civile o penale, di taluno.

Oltre alla ricerca ed all’ars medica, è d’uopo anche la massima avvedutezza da parte di ognuno di noi: non mi annoierò mai di rimarcare il bisogno di prestare attenzione alle “piccole cose” ed al benessere dell’altro, giacché l’egoismo provoca le peggiori ferite.

Evitiamo, dunque, di pensare soltanto a noi: attendiamo ai nostri impegni morali ed eviteremo pianti amari!

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