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Scuola, Graduatorie provinciali per le supplenze 2022-2024: alcune riflessioni

Napoli, 17 Maggio – In principio doveva essere il 19 Aprile, poi il 2 Maggio, tuttavia – tra mille polemiche e modifiche – l’ordinanza ministeriale che permetterà l’aggiornamento delle graduatorie provinciali per le supplenze (le famose GPS), relative agli anni scolastici 2022-2023 e 2023-2024, è stata emanata ufficialmente solo nella giornata del 12 Maggio 2022.

Tale decreto darà la possibilità a tutti gli aspiranti insegnanti di potersi inserire – dal 12 al 31 Maggio tramite la piattaforma Istanze online – nelle GPS di una singola provincia italiana, per le varie classi di concorso che caratterizzano la strutturazione dell’insegnamento in Italia.

L’ordinanza è figlia di un vero e proprio braccio di ferro tra i Sindacati e il Ministero dell’Istruzione, che ha visto trionfare quest’ultimo, impedendo qualsiasi tentativo di modifica del decreto: in particolare modo sono state respinte le proposte sindacali volte ad estendere a 30 giorni il tempo utile per presentare la propria candidatura, e a mitigare le sanzioni nei confronti degli aspiranti insegnati che rifiutano o abbandonano la sede alla quale sono stati assegnati.

Con l’apertura delle graduatorie, si è inoltre intensificata la “corsa alle certificazioni”: da quelle linguistiche a quelle informatiche, passando per master e corsi di formazione, che rappresentano, per i nuovi inseriti, i canali con cui ottenere nell’immediato punti aggiuntivi da sommare a quelli derivanti dal voto di laurea o del diploma.

In conclusione e in aggiunta a tutto ciò, c’è da dire che l’apertura delle GPS 2022-2023 e 2023-2024 cade in un periodo di profondo rinnovamento e, allo stesso tempo, di preoccupante incertezza: un massiccio pacchetto di riforme è ormai all’orizzonte; la sostituzione dei 24 cfu – ad oggi requisito indispensabile per poter diventare insegnanti – con un nuovo piano da 60 cfu sembra ormai imminente; manovre economiche per poter dirottare maggiori risorse verso il mondo della scuola sono nell’agenda dei vari governi da più di 15 anni.

In attesa di capire se e quando la scuola italiana tornerà ad offrire una formazione in linea con gli standard degli altri grandi Paesi europei, c’è da porre l’attenzione sulle due categorie che necessitano di maggiori tutele all’interno di questo settore: docenti precari e studenti, vessati ed umiliati da un’Istituzione ormai dedita solo “a far quadrare i conti”.

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