Napoli, 8 Dicembre – Che il Santo Natale sia, oramai, alle porte è circostanza ben nota; purtuttavia, coglierne il reale significato risulta pressoché complesso nell’epoca del consumismo e dell’attenzione alle cose materiali, poiché si è sempre più inclini a considerare il periodo corrente come quello in cui bisogna fiondarsi nei negozi per acquistare i doni, occorre affrettarsi per prenotare viaggi da sogno, si deve correre al supermercato per comprare gli ingredienti necessari alla preparazione dei “cenoni”, e via discorrendo. 
Quel che desta maggiore preoccupazione non sono, cari Lettori, è il disinteresse sempre più crescente verso…il Festeggiato, ossia il Buon Gesù, o – più appropriatamente – l’oblio in cui cadono con sistemacità i Suoi insegnamenti.
Quante volte, cari Lettori, ci vediamo riagganciare la cornetta dagli “amici” (o, peggio, dai “parenti”), sentendoci dire “sto facendo l’albero“, “sto preparando il cenone“, “sto incartando i doni“, ed altre frasi che, in tutta franchezza, nulla hanno a che vedere con i precetti del Cristianesimo.
Cosa che mi cruccia ulteriormente è la totale assenza, in parecchie case d’Italia, del presepio o di una rappresentazione della Natività; i loro proprietari od inquilini preferiscono tappezzarle, invece, di Babbi Natale, stelline, piante di poinsettia, adesivi di varia natura, meloni verdi appesi, e robacce varie tese ad esaltare un’ipotetica essenzialità delle cose materiali (che sarebbero, almeno in teoria, da considerarsi superflue).
Mi sono davvero stancato, sia d’udire quelle frasi che dividono (dopotutto…il termine “Satàn“, in Ebraico, vuol dire “colui che divide”, od anche “colui che si oppone”), sia di non scorgere più l’ombra di un presepe: un minuto per chiedere ad un amico o ad un caro come sta…è di gran lunga più nobile rispetto al recarsi presso uno store ed acquistargli il più costoso dei doni.
Poi, chi si comporta così – cioè, con indifferenza, ovvero pensando unicamente ai doni, al cenone ed a Babbo Natale – abbia il coraggio di dimostrarsi coerente, asserendo di celebrare una festa diversa dal Natale del Signore: chiamatela come vi pare (“festa di Papà Natale”, “giornata dell’abbuffata”, o nomi simili), ma non stravolgete il reale significato della Solennità che ricorrerà fra poco più di quindici giorni.
Regaliamo un sorriso a chi, a vario titolo, si trova con noi e, soprattutto, ai poveri ed agli emarginati: sarei davvero felicissimo se si dedicasse la sera della Vigilia ad una conversazione familiare, tenendo gli smartphones in tasca, ovvero servendosi di questi ultimi per augurare armonia e pace agli amici e parenti che si trovano lontano da noi (evitando di dire “non ho tempo”, “devo friggere il baccalà”, e scuse varie), nonché qualora ci si preoccupasse di fare un regalino ai bimbi delle Nazioni martoriate da guerre e violenze.
Il Prologo del Vangelo secondo Giovanni ci ricorda che l’essenza del Natale è il Verbo (cioè, la Parola di Dio) fatta carne: questo significa metterci al servizio di chi ha bisogno…anche solo di un breve, ma intenso sorriso.
Piantiamola, dunque, di focalizzare la nostra attenzione solo su vettovaglie e presenti e…rendiamoci davvero presenti per chi desidera avvertire quel calore che, a vario titolo, gli manca: l’anno venturo potrebbe esser troppo tardi!
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