Dove il tempo sembra fermarsi: il Rione raccontato da Pasquale Borriello
Napoli, 30 Dicembre – “A tutti coloro che non ho citato, ma che hanno vissuto il Rione e i fatti narrati. Con loro mi scuso per le mie mancanze e li ringrazio. A tutti coloro che ho citato, che hanno vissuto il Rione e i fatti narrati. Con loro mi scuso per le mie stramberie e li ringrazio. Ringrazio il saggista e scrittore Ettore Donadio per il supporto nella revisione e nell’editing, e l’editore Carmine Golia per l’impegno nella pubblicazione di questo libro.’’ Con queste delicate e sentite parole si apre il romanzo di Pasquale Borriello, scrittore alle prime armi, che è nato e vive a Napoli, dove ha iniziato a lavorare fin dal 1980 nel mondo dei computer. Laureato in Economia e Commercio all’Università “Federico II”, la sua carriera professionale in ambito informatico lo ha visto ricoprire ruoli rilevanti in diverse prestigiose aziende sia di livello nazionale che internazionale.
Nel 2003 ha poi conseguito l’importante certificazione di Project Manager International (PMI). Da sempre appassionato di Letteratura Italiana, ha deciso di pubblicare questo suo primo romanzo di genere realistico. L’autore ci ha tenuto a descrivere con un tocco di gentilezza, garbo e con tanta nostalgia, la vita trascorsa insieme agli amici e alla gente che ha conosciuto nel rione del quartiere dove ha vissuto, dividendolo in tre parti: ‘’Gli anni Settanta del 1900. Gli anni Ottanta del 1900. Gli anni Novanta del 1900’’.
“Una strada dal nome lungo e inusuale, difficile da scrivere nei moduli, nei documenti, perché lo spazio è sempre stretto, risicato; una strada come tante altre ai margini della città, non è periferia, non è centro, non è paese, non è campagna. Via San Giacomo dei Capri di Napoli collega il bel quartiere del Vomero con la zona ospedaliera; la strada si inerpica su per la collina, a tratti stretta e ripida con l’asfalto liscio, a tratti più ampia e docile al passo. A metà della ripida salita, l’edilizia ha regalato degli agglomerati di palazzi di buona fattura, costruiti sulle pendici della collina, rinchiusi nel Parco di Sopra e nel Parco di Sotto, a formare il Rione, con i suoi negozi: la macelleria, la lavanderia, l’emporio, il fruttivendolo; non mancano la tabaccheria e il bar. Uscendo dal Rione non ci sono alternative, o si sale o si scende; salendo si incontra un piccolo tratto di campagna che ha resistito all’urbanizzazione, poiché in alto corrono i fili dell’alta tensione con i grossi tralicci che puntano al cielo; di notte con il silenzio si sente lo scorrere dell’elettricità con un ronzio incessante, mentre nei giorni piovosi, umidi, nell’oscurità si manifestano piccole scintille ad animare i cavi verso i tralicci. A seguire, chiuso da alte mura c’è un convento di suore dai vestiti chiari e, di fronte, una chiesetta in posizione dominante sulla città, con annesso un monastero con le monache di clausura, fonte di tanta curiosità.’’
Pasquale Borriello inizia così il racconto del suo quartiere a Napoli. Un romanzo vero, che sa di vissuto, che sa di antichi sapori uniti ad un progresso che arriva e si insinua nelle vite di tutti senza chiedere il permesso, ma quasi calpestando quelle tradizioni, quelle usanze, quegli squarci cui gli abitanti del quartiere erano abituati a vivere: A Napoli, in collina, intorno al 1970, in un Rione isolato dal resto della città, si incontrano, quasi forzatamente, i ragazzi che ci vivono. I gruppi si formano per età ed affinità: i grandi con qualche anno in più tracciano la strada, mentre i piccoli adolescenti, Lino, Peppe e Sasà, stringono un’amicizia intensa e controversa. Durerà? I fatti di cronaca si intrecciano con gli accadimenti della vita. Cosa accadrà nei prossimi 30 anni? L’adolescenza trascorre con le partite di pallone e le lunghe serate estive sul muretto, dove prendono forma i sogni e i sentimenti, mentre il Rione accarezza la notorietà con la discoteca e la città affronta il colera. Sono da poco passati i vent’anni ed il terremoto dell’Irpinia del 1980 scuote la vita della città, poi il servizio di leva bruscamente separa il trio. L’amore, il lavoro e alcuni fatti personali sgretolano il muretto. Una vicenda di tradimento e gelosia traccia un solco… Gli anni ’90 si affacciano incidendo profondamente sui tre amici più che trentenni… Insieme nella prima gioventù, poi ciascuno percorre la propria strada con gli inciampi della vita. Capita di cadere e, se c’è qualcuno che ti tende la mano, rialzarsi è meno doloroso. Ma non sempre sei lì a tendere la mano e così egoismo e rimorso a volte si rincorrono.
“Salendo via San Giacomo dei Capri, a mezza collina si incontra il Rione, dove gli alberi del viale, placidi testimoni, ormai segnano il tempo. Quelle ragazze, ora mamme, hanno ravvivato i parchi con i loro pargoli; mentre i ragazzi, non più seduti davanti al bar, hanno fatto spazio alle nuove generazioni e in quegli appartamenti i genitori, ormai invecchiati, godono la serenità dell’età. Ma in quel Rione, certo si tratta solo di appartamenti in palazzoni, resta, fra quei ragazzi ormai quarantenni che si affacciano al terzo millennio, un legame viscerale con profonde radici, un legame intimo nato in quei luoghi e tenuto forte in un cantuccio, pronto a destarsi al minimo impulso. Il Rione è cambiato, tutto sembra diverso, estraneo, eppure è immutato’’. Un romanzo che entra nelle case, nelle vite, che racconta la storia che passa, quella vicino a noi, che cerca di descrivere un quotidiano che a volte diventa protagonista di un’epoca, la storia di un quartiere, di personaggi memorabili. Un romanzo che vuole farsi ascoltare per raccontare le scelte di vita che a volte vengono fatte perché sono l’essenza della vita o perché a volte sono scelte obbligate o perché a volte non c’è la capacità di scegliere. Un romanzo che Pasquale aveva nel cuore, che ci ha voluto donare con l’energia del ricordo della sua gioventù, della sua città che ama e che non è fatto di semplici parole ma di gesti, di modi di vivere, di pensieri che influenzano la realtà. ‘’Quel rione di mezza collina’’.

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