Decisivi i rilievi scientifici e la confessione del presunto assassino. Il movente resta ancora al vaglio della Procura.

Napoli, 25 Luglio – Si nascondeva all’interno di un casolare abbandonato nelle campagne di Eboli il presunto autore dell’omicidio di Luigi “Luca” Esposito, il giornalista sportivo di 53 anni trovato carbonizzato nella notte tra il 19 e il 20 luglio in località Cioffi. Dopo giorni di serrate ricerche, i Carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Salerno lo hanno rintracciato e bloccato poco dopo la mezzanotte, ponendo fine alla sua fuga.

Il fermato è un cittadino tunisino di 26 anni, incensurato e irregolare sul territorio nazionale. L’operazione è stata condotta con il supporto del Reparto Investigazioni Tecniche del ROS e dello Squadrone Cacciatori di Puglia. Davanti agli investigatori, il giovane avrebbe ammesso le proprie responsabilità, confermando il quadro ricostruito dalla Procura della Repubblica di Salerno, coordinata dal procuratore Raffaele Cantone.

Determinanti per indirizzare le indagini sono stati gli accertamenti scientifici eseguiti sull’automobile della vittima, dove è stata individuata un’impronta digitale riconducibile al ventiseienne. Da quel momento gli investigatori hanno concentrato gli sforzi per rintracciare l’uomo, impresa resa complessa dalla sua condizione di senza fissa dimora. Una volta individuato il rifugio, il sospettato avrebbe tentato inizialmente di sottrarsi alla cattura, barricandosi all’interno del casolare prima di arrendersi ai militari.

Durante la perquisizione della struttura sono stati rinvenuti il telefono cellulare e una carta di credito appartenenti a Esposito, elementi che hanno ulteriormente rafforzato il quadro indiziario.

Secondo quanto emerso dalle indagini, tra la vittima e il presunto assassino esisteva una conoscenza pregressa. I due si sarebbero sentiti telefonicamente anche nella giornata di sabato, per poi incontrarsi poche ore prima dell’omicidio. Il movente resta, al momento, coperto dal riserbo investigativo.

La ricostruzione fornita dall’indagato coincide con quella ipotizzata dagli investigatori: l’incontro sarebbe degenerato in una violenta lite, durante la quale Luca Esposito sarebbe stato colpito ripetutamente, riportando gravi lesioni e fratture in diverse parti del corpo. Successivamente, il cadavere sarebbe stato avvolto in una coperta e in materiale plastico, trasportato nell’area di località Cioffi e dato alle fiamme nel tentativo di cancellare le tracce del delitto.

Un elemento rende la vicenda ancora più drammatica. I primi riscontri dell’autopsia avrebbero infatti evidenziato che il giornalista era ancora in vita quando il fuoco è stato appiccato. Saranno gli ulteriori accertamenti medico-legali a chiarire con precisione la dinamica della morte e a stabilire il momento esatto del decesso.

L’inchiesta della Procura di Salerno prosegue ora per definire ogni passaggio della vicenda e fare piena luce sul movente che ha portato a un omicidio di estrema violenza, destinato a lasciare un segno profondo nella comunità salernitana e nel mondo del giornalismo sportivo locale.

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Raffaele Ariola
“Giornalista pubblicista con una grande passione per lo sport, in particolare per il calcio, da sempre definito lo sport più bello del mondo. Scelgo, ogni volta che scrivo, di essere al servizio della notizia e del lettore, raccontando i fatti con chiarezza ed essenzialità. Credo fermamente che l’unico dovere di un giornalista è scrivere quello che vede”.