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Non è L’Arena: scontro tra Di Matteo e Bonafede:” Mi propose il Dap, poi nulla più dopo i timori dei boss”

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Napoli, 4 Maggio – Ieri, a “Non è L’Arena” di Giletti è avvenuto un episodio increscioso che potrebbe aprire reazioni durature di protesta da parte dell’Opposizione nei confronti del Guardasigilli Bonafede.

Durante la trasmissione, il conduttore ha argomentato circa le dimissioni del dott. Basentini, conseguenti alle recenti rivolte in carcere e alla scarcerazione dei boss. Dalla discussione emerge che nel 2018 il ruolo di Direttore del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria era stato offerto al Magistrato Di Matteo e che non se ne fece più nulla. Così, sentitosi in causa il Componente del Consiglio Superiore della Magistratura, ha chiamato in diretta per fornire la propria versione dei fatti: “Non ho mai fatto trattative politiche con nessuno, ma venni raggiunto da una telefonata del Ministro Bonafede, che mi chiese se ero interessato a diventare capo del Dap o prendere il posto di Direttore Generale degli Affari Penali. Chiesi 48 ore di tempo, ma nel frattempo ero stato informato della reazione preoccupata all’indiscrezione da parte del mondo mafioso. Dopo meno di 48 ore andai a trovare il Ministro che mi disse che ci aveva ripensato e mi chiese di accettare il ruolo di Direttore Generale degli Affari Penali del Ministero. Nel giro di 48 ore mi sono ritrovato a essere designato a capo del Dap e quando accettai mi trovai di fronte a questo cambio. Poi non se n’è fatto nulla”.

A questo punto, la telefonata di Dì Matteo ha suscitato stupore nei presenti e nel conduttore, ma mentre si è avviato un dibattito sulle presunte pressioni sulla scelta del Ministro, ecco che Bonafede contatta la trasmissione per fornire anche la sua versione: “Rimango veramente esterrefatto nell’apprendere che viene data un’informazione grave nella misura in cui si lascia trapelare un fatto assolutamente sbagliato e cioè che sarei arretrato dalla mia scelta di proporre al dottor Di Matteo un ruolo importante all’interno del Ministero perché avrei saputo di intercettazioni. Di Matteo lo stimo, ma dobbiamo distinguere i fatti dalle percezioni, perché dire che agli italiani che lo Stato sta arretrando rispetto alla lotta alla mafia è un fatto grave. Non sto chiamando né per difendermi né per dare chiarimenti, io metto davanti i fatti perché nei miei quasi due anni da Ministro, ho portato avanti solo Leggi scomode, che mi fanno vivere sotto scorta, ho firmato 686 atti per il 41 bis.

La questione è molto semplice: io ho chiamato il dottor Di Matteo per la stima che ho nei suoi confronti, parlandogli della possibilità di fargli ricoprire uno dei due ruoli, o capo del Dap o Direttore degli Affari penali, dicendogli che era mia intenzione farlo scegliere praticamente a lui, anche se ne avremmo parlato insieme. Nella stessa telefonata Di Matteo mi chiarisce che c’erano state nelle carceri delle intercettazioni nelle quali i detenuti avrebbero espresso la loro contrarietà alla sua nomina al Dap. Credo abbiano detto ‘facimmo ammuinà! Non sono uno stupido, sapevo chi è Di Matteo, sapevo chi stavo per scegliere, e tra l’altro quella intercettazione era già stata pubblicata e sono intercettazioni di cui il Ministro dispone perché le fa la polizia penitenziaria. Il fatto che il giorno dopo avrei ritrattato quella proposta in virtù di non so quale paura sopravvenuta non sta né in cielo né in terra. È una percezione del dottor Di Matteo. Quando lui è venuto al Ministero gli ho detto che tra i due ruoli per me sarebbe stato molto più importante quello di Direttore degli Affari Penali perché era molto più di frontiera nella lotta alla mafia. Quindi non gli ho proposto un ruolo minore nella lotta alla mafia. E a me sinceramente era sembrato che alla fine dell’incontro fossimo d’accordo”.

Oggi lo stesso Ministro ha scritto su Facebook per rimarcare la sua delusione per quanto accaduto: “Ieri sera, nella trasmissione televisiva Non è l’Arena“, si è tentato di far intendere che la mancata nomina, due anni fa, del dottor Nino Di Matteo, magistrato antimafia e attuale membro del Csm, quale Capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria (Dap) fosse dipesa da alcune esternazioni in carcere di mafiosi detenuti che temevano la sua nomina. L’idea trapelata nel vergognoso dibattito di oggi, secondo cui mi sarei lasciato condizionare dalle parole pronunciate in carcere da qualche boss mafioso è un’ipotesi tanto infamante quanto infondata e assurda”.

Vito Crimi difende a spada tratta il Ministro, affermando che nonostante numerose resistenze, è riuscito a portare a compimento riforme coraggiose. Anche il Ministro Costa difende il collega affermando le seguenti parole: “Conosco molto bene il ministro Bonafede, ed è un punto di riferimento per lealtà istituzionale e per la sua lotta al crimine organizzato. Materia che come sapete, per la mia storia, conosco bene. Adombrare nei suoi riguardi dei condizionamenti è assolutamente fuori dal mondo”.

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