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Nola, la Provvidenza protegge il convento di Sant’Angelo in Palco

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Nola, 15 Dicembre – Non hanno avuto scrupoli coloro che nelle scorse settimane hanno violato la sacralità e la bellezza di Sant’Angelo in Palco, il convento francescano che dalla collina veglia sulla città di Nola e sul circondario. Introdottisi nel convento, protetti dal silenzio e favoriti dall’assenza dei frati, che risiedono altrove, ignoti hanno agito senza timor di Dio, incuranti dello sguardo del Crocifisso e dell’immagine battagliera di san Michele arcangelo, al quale è intitolato il convento.

Senza esitare, i visitatori dalle non limpide intenzioni hanno forzato cancelli, scardinato dal muro pesanti porte lignee intagliate, divelto dal pavimento preziose maioliche policrome, asportato marmi d’altare scolpiti e intarsiati, manufatti che per chiunque sarebbero stati inviolabili, sacri, pezzi unici frutto di accurati gesti di artigiani abilissimi.

La chiesa e il chiostro di Sant’Angelo in Palco non saranno più quelli di prima. Se è vero che l’ordine è stato ripristinato il giorno dopo la scoperta del misfatto, una volta superato lo sgomento per il caos che si è presentato agli occhi di chi ha scoperto il tentativo di furto e all’osservazione di coloro che hanno effettuato sopralluoghi e rilievi (lo scenario impressionante della prima ora è anche stato filmato in un video che è diventato virale sui social), è altrettanto vero che qualcosa di inaspettato e di spiacevole è accaduto, che il pavimento e le sue zone spoglie, gli altari con la loro muratura grezza rappresenteranno per lungo tempo una ferita profonda, che tarderà a cicatrizzarsi.

Nonostante questo, non tutto è perduto: il convento conserva inalterato il suo fascino, la sua bellezza, il suo profondo valore culturale e soprattutto la sua aura di spiritualità. Il patrimonio culturale materiale che qualcuno intendeva sottrarre è stato protetto dalla Provvidenza.

La Provvidenza, o, chissà, forse quel genius loci che da secoli accompagna la storia del convento e le leggende ad esso legate fin dall’epoca della sua costruzione, nel XV secolo, ha impedito che i malintenzionati portassero a termine il loro deplorevole piano. Nella giornata di sabato, infatti, un fiduciario dei frati francescani, proprietari del monumento, ha notato che gli accessi secondari erano aperti. Di lì a poco la situazione è apparsa in tutta la sua complessità, tra incredulità e indignazione di coloro che, subito allertati, sono accorsi per gli adempimenti del caso. Sul posto le Forze dell’ordine, i funzionari della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio e i referenti dell’Ufficio beni culturali diocesano, sempre attenti alle sorti del patrimonio culturale delle parrocchie e degli ordini religiosi della diocesi.

Immediatamente pronti a dare una mano anche la ditta di restauri Alfart s.a.s., che opera nel settore dei beni culturali, affiancata dai volontari dell’associazione Meridies, da sempre in prima linea per la valorizzazione del patrimonio del territorio e più volte impegnati in iniziative proprio a Sant’Angelo in Palco. In poco tempo il materiale vandalizzato è stato inventariato e messo in sicurezza. Tutto ciò che era fuori dalla sede naturale è stato salvato, riposto in luogo protetto. In futuro, con un certosino lavoro di restauro, gran parte dei beni potrà essere ricollocato. Ci vengono in mente le immagini del crollo degli affreschi della volta della Basilica di San Francesco ad Assisi, durante il terremoto del 1997, il cui recupero sembrava impossibile, eppure è avvenuto. Desideriamo immaginare un lieto fine anche stavolta.

È accorso al convento anche Padre Carlo D’Amodio, Provinciale dei Frati Minori della Provincia francescana di Napoli, proprietaria di Sant’Angelo in Palco. Addolorato per l’accaduto, ma allo stesso tempo rincuorato dall’esito comunque positivo della vicenda, il frate è stato intervistato dai giornalisti presenti sul posto e ha rilasciato alcune dichiarazioni anche durante la diretta facebook organizzata da Meridies per raggiungere il pubblico dei social, desideroso di essere correttamente informato. Padre Carlo ha rassicurato tutti per le sorti del convento, nel quale i frati pensano di tornare, ha ringraziato gli organi competenti, il sindaco, la dott.ssa Antonia Solpietro, dell’ufficio beni culturali della curia, per l’impegno immediato e la vicinanza dimostrata nel frangente, nonché la ditta di restauro e i volontari accorsi in soccorso del convento.

La considerazione condivisa da quanti hanno vissuto questa amara esperienza direttamente o indirettamente è che un luogo, seppure non sempre aperto al pubblico e a lungo disabitato, non può e non deve essere deturpato per colpa di un mercato che va contro ogni principio di bene comune. Il convento non è abitato stabilmente dai frati, ma ciò non significa che esso sia abbandonato, versi in stato di degrado, o si debba ridurre a luogo di razzia, com’è tristemente accaduto per altri monumenti della zona. Nulla autorizza i malintenzionati a farne scempio, a sottrarre beni, a distruggere ciò che è sinceramente amato da tanta gente in tutta l’area nolana. Questo evento rispecchia un vuoto ancora da colmare, quello della piena comprensione dell’importanza della legalità, del rispetto per i beni comuni, cui quelli culturali non fanno eccezione.

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