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Napoli, 14 Dicembre – Malgrado vi sia ancora chi, nell’interloquire con amici e conoscenti, definisce “piccole testate” i giornali meno richiesti (ovvero locali, o leggibili soltanto in rete), resto dell’opinione che il giornalismo non conosce linee di demarcazione: in altri termini, non esiste un’attività divulgativa di “serie A” che sia da ritenersi superiore all’operato di chi, pur guadagnandosi il pane esercitando altre professioni, coltiva nel tempo libero la passione per la scrittura.

A questi chiacchieroni rispondo semplicemente dedicando i minuti precedenti la pausa prandiale a leggere quelli che, secondo la loro concezione retrograda, sono “giornaletti”: ai fini del costante aggiornamento a me tanto caro, cari Lettori, è fondamentale consultare anche quelli.

Desidero ringraziare il Direttore del quotidiano “Il Meridiano News” per aver pubblicato tre giorni fa un articolo nel cui corpo è narrata una vicenda a dir poco agghiacciante, occorsa a Scafati nel duemilaquindici: un uomo del posto, separatosi dalla consorte, ha dato in escandescenza allorquando ha appreso la volontà del di lui figlio (il quale aveva poco più di dieci anni all’epoca dei fatti) di vivere con la madre, insultandolo pesantemente, picchiandolo in maniera selvaggia, arrivando a sederglisi sullo sterno ed a costringerlo al vomito.

Stando ad altre fonti mediatiche, l’uomo avrebbe fatto ricorso a questi metodi barbari ogniqualvolta il fanciullo si mostrava ribelle verso di lui.

Dopo la fase delle indagini preliminari, l’uomo è stato finalmente rinviato a giudizio: dovrà rispondere del reato di maltrattamenti aggravati, avendo questi compromesso alquanto gravemente la salute fisica e psichica del ragazzino, ora quindicenne.

L’episodio in commento, carissimi, costituisce un esempio lampante di violenza assistita capovolta, oltreché una ritorsione: infatti, il soggetto agente, con l’intento di ferire interiormente la ex-moglie, ha perpetrato le proprie sevizie nei confronti del loro figlio.

Avendo frequentato il liceo classico e letto con attenzione ed interesse le tragedie più conosciute, ho pensato immediatamente a Medea – protagonista dell’omonimo capolavoro euripideo -, la quale, con l’intento di vendicarsi del marito Giasone per via della sua decisione di ripudiarla per unirsi a Glauce, figlia di Creonte, re di Corinto, massacra tanto i figli generati in costanza di matrimonio quanto la rivale in amore, negando così una discendenza al capo degli Argonauti.

Oltre a ciò, a suscitare il mio ribrezzo è anche la lunga durata dell’attività investigativa condotta: si consideri che è ormai trascorso un lustro, e, a quanto pare – potrei sbagliarmi, non disponendo, com’è ovvio, degli atti e documenti relativi al procedimento – non è ancora stata fatta giustizia, il che nuoce tanto alla salute psicologica delle due vittime – tenendo conto anche del fatto che l’allora fanciullo è ora preadolescente, dunque maggiormente in grado di comprendere la reale portata dell’accaduto – quanto al prestigio del nostro sistema giudiziario.

Non intendo, ovviamente, gettar fango sulla Magistratura – la quale, malgrado il gran carico sul groppone, cerca di fare i salti mortali per comporre le liti -, ma lo scopo che mi prefiggo è quello di lanciare un appello alle Istituzioni: sebbene siamo ancora in una situazione drammatica, Vi prego di profondere il massimo dell’impegno per perseguire a dovere – e con celerità – chiunque si renda colpevole di atti violenti, altrimenti si rischia un’ulteriore decimazione degli Italiani! 

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