Insulti e minacce a Gratteri davanti alla televisione: boss isolato e trasferito al 41 bis

Napoli, 31 Marzo – Un’imprecazione urlata davanti alla televisione accesa che, per gli investigatori, assume il peso di una minaccia diretta. Al centro dell’episodio c’è il procuratore di Napoli Nicola Gratteri. A pronunciare la frase — «ti voglio sparare in faccia» — sarebbe stato Vitale Troncone, 58 anni, ritenuto al vertice di una delle organizzazioni criminali attive a Fuorigrotta e nell’area occidentale del capoluogo partenopeo. Le parole sono state captate attraverso le immagini di sorveglianza della cella in cui il capoclan stava guardando un’intervista televisiva del magistrato.

L’episodio ha fatto scattare immediatamente misure restrittive: Troncone è stato posto in isolamento e sottoposto al regime di carcere duro. L’uomo si trova ora detenuto in 41 bis, il regime di massima sicurezza previsto per i detenuti ritenuti ancora in grado di mantenere contatti con l’organizzazione criminale di appartenenza.

Il nome di Troncone era già emerso nel 2023 nell’ambito di un’indagine sul tentativo di imporre il pizzo alle bancarelle dei gadget legati al terzo scudetto del Napoli. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, prima del trasferimento il boss avrebbe avuto la disponibilità di un telefono cellulare utilizzabile anche in cella. Un elemento che ha spinto il pool anticamorra ad avviare ulteriori verifiche per accertare eventuali contatti con affiliati all’esterno e valutare il rischio di direttive operative.

Le minacce si inseriscono in un contesto di sicurezza già elevatissimo attorno al procuratore Gratteri, sotto scorta da oltre trent’anni per la sua attività investigativa contro la criminalità organizzata, in particolare la ’ndrangheta. Una lunga carriera segnata da intimidazioni e da un costante livello di allerta, che coinvolge anche la sua famiglia.

Proprio nei giorni scorsi, intervenendo a Locri, lo stesso Gratteri aveva ricordato il prezzo personale pagato per il lavoro svolto: «Per fare le indagini che ho fatto insieme alla polizia giudiziaria e ai miei colleghi ho rinunciato alla mia libertà. Chi conosce la mia storia sa quante volte sono stato in pericolo, quante volte io e la mia famiglia siamo stati sovraesposti. Ho rinunciato alla libertà fisica, ad andare a mare, fare una passeggiata, fare una vita normale».

Le nuove minacce, ora al vaglio degli investigatori, rafforzano il quadro di attenzione attorno al magistrato e rilanciano il tema della sicurezza dei vertici della procura impegnati nel contrasto ai clan attivi nel territorio napoletano.

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Raffaele Ariola
“Giornalista pubblicista con una grande passione per lo sport, in particolare per il calcio, da sempre definito lo sport più bello del mondo. Scelgo, ogni volta che scrivo, di essere al servizio della notizia e del lettore, raccontando i fatti con chiarezza ed essenzialità. Credo fermamente che l’unico dovere di un giornalista è scrivere quello che vede”.