Cultura

La scrittura nell’era di Internet. La tecnologi manipola il pensiero?

Napoli, 28 Novembre – Analizzare la scrittura nell’era di Internet, entrando nei suoi meccanismi più intimi. Cambia genere letterario, e lo fa con chiarezza e precisione, Sergio Sabetta, autore genovese di diverse raccolte di poesie edite da Aletti. L’ultimo suo lavoro è un saggio, dal titolo “L’evoluzione del significato nella lingua scritta nell’era dell’Internet”, pubblicata nella collana “I Diamanti della Saggistica” della casa editrice con sede a Villanova di Guidonia (Roma), che vanta una community di centinaia di poeti e scrittori. «La poesia – afferma l’autore – risulta più veloce nella stesura dando spazio all’immaginazione e ai sentimenti, in una riflessione silenziosa, mentre la saggistica comporta una continua ricerca e la necessità di un’adeguata comparazione, nonché di varie riletture».

«L’uso di internet – si legge nella Premessa del libro incentrata su tecnica e scrittura – come veloce mezzo di comunicazione di sentimenti ed emozioni può fare saltare varie regole abbreviando telegraficamente il testo ma per tale via rischia di impoverirne estremamente il contenuto, come del resto rendere cosciente degli eventi anche tragici e al contempo banalizzarli, in altre parole ridurre la riflessione».

Pro e contro, dunque, di una comunicazione che, seppur efficiente per la velocità delle informazioni e le possibilità che la tecnologia consente, rischia di essere snaturata e manipolata, in quanto può risultare complicato verificarne la veridicità, favorendone un uso distorto e distruttivo. «Con la diffusione di internet – spiega Sabetta, cancelliere, magistrato onorario, funzionario presso la Corte dei Conti e docente universitario – uscito dall’ambiente della ricerca e del suo uso esclusivamente tecnico, unita alla perenne connessione dei telefonini portatili, si è avuta una modifica del linguaggio scritto, sia in termini di brevità rifacendosi al sistema telegrafico, sia simbolica, con l’uso di una grafica che sostituisce la parola scritta con simboli grafici».

Questo linguaggio così immediato perde, infatti, la profondità della riflessione, quasi a snaturare la scrittura, il più delle volte, se applicata ai social e agli smartphone di ultima generazione, telegrafica e poco curata. «La velocità e la connessione continua ha ridotto ad impulsi la comunicazione, oltre a modificarne la grafica, perdendo parte del calore umano del corsivo a favore dell’asettico e freddo stampatello».

Il pensiero si è semplificato, ristretto in frasi brevi, telegrafiche, infarcite da simboli, la semplificazione della scrittura riflette una regressione della riflessione. Non è il sistema Internet di per sé, bensì l’essere continuamente connessi in un circuito di scambi veloci di impressioni ed emozioni. «La continua connessione – afferma l’autore – induce alla perdita della “purezza” linguistica della scrittura, nella ricerca continua di velocizzare la comunicazione. La riflessione comporta del tempo ma se impongo la velocità il pensiero perderà la profondità, ridotto a flash, dove l’uso dei simboli ne semplifica la trasmissione ma su un piano impoverito».

Il processo comunicativo; la teoria dei sistemi con attenzione ai gruppi nell’organizzazione sociale e all’antropologia culturale; formazione del significato e produzione del testo. Sono questi i macro-argomenti snocciolati nel saggio di Sabetta, avvalendosi di una ricca e curata bibliografia di studiosi, sociologi e linguisti, che hanno dedicato le loro ricerche sul fenomeno analizzato.

«Il sistema informatico di comunicazione – conclude l’autore – permette e facilita sia la frequenza che l’entità dell’informazione, la conoscenza tende ad essere frazionata in input come l’informazione, mentre la sua costanza e durata nel tempo si afferma quale forma di verità completa. La completezza è, tuttavia, disgiunta dalla coerenza; si ricava, così, una possibilità poliedrica, che tende, comunque, a dissolvere il concetto di sistema teorico coerente, la potenza della massa informativa e la sua fragilità si sommano, fino a far perdere la capacità di interloquire e usare sistemi comunicativi alternativi».

«Il saggio è rivolto a tutti, anche alle giovani generazioni – ci tiene a precisare Sabetta -. Occorre, però, avere la volontà di ascoltare e riflettere. Risulta quindi più fruibile da parte di una fascia più matura, che può in tal modo rispecchiare in esso le proprie esperienze e la propria cultura».  

Federica Grisolia

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