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Instagram 2.0. L’ inquisizione in agguato sul web

Napoli, 31 Maggio – Siamo nel 2023 e nonostante la rivoluzione sessantottina, il femminismo ostentato, l’emancipazione femminile, i cambiamenti di sesso, l’ingresso delle donne in politica e tra le più alte cariche dello stato e della finanza, qualche anima candida subisce un sobbalzo nell’anima quando dici la verità, quando sui social sei l’oggetto delle tue foto e del tuo lavoro… Un sobbalzo che si tramuta in rancore, odio.

Il 27 Maggio, l’odio di qualcuno si è fatto operativo su Instagram, segnalando il mio profilo (seguito da circa 12000 persone) facendolo chiudere. E così, senza possibilità di appello, mi sono trovata fuori con la mail che mi dice di non aver seguito le linee guida. Chi mi segue sui social sa benissimo quanto sia giusta nelle pubblicazioni. Su Instagram, che uso meno di facebook, ho sempre pubblicato foto della mia persona, delle vacanze, di politici da me intervistati e screenshot delle copertine dei miei articoli. Tutto legale e inerente alle linee guida dettate dalla piattaforma.

Altro punto degno di nota è ciò che riguarda i vaccini COVID 19. Instagram non accetta propaganda “anti-covid”… Io sono vaccinata e non ho mai scritto qualcosa che facesse solo pensare ad una interpretazione complottista o un’adesione a movimenti no vax. Nulla di tutto ciò. Credo che a qualcuno sia poco simpatica e ha pensato di segnalare il mio profilo che, senza possibilità di appello, è stato “ibernato”. Un metodo iniquo e illiberale. Ma oggi, nella società del trash e della subcultura a ogni livello, c’è lo shadow ban… Tutto questo è capitato dopo la pubblicazione del libro di Kissinger con tanto di auguri per il suo centesimo compleanno.

Dio non voglia che addirittura un premio Nobel sia di intralcio insieme al mio atlantismo. Il metodo adottato da Instagram nei miei confronti è antidemocratico e illiberale perché non ha specificato il motivo per cui io sono stata cacciata fuori, buttando nel calderone tutto visto che “I contenuti non rispettano la policy”. Ma siamo pazzi? Come se io fossi una che pubblica foto porno o mi mettessi ad insultare il prossimo sui social. Coloro che violano e limitano la libertà altrui, vivono di un libertinaggio oscuro, radicato e nascosto dietro un monitor che guarda e… accusa, segnala.

La diffusione di questo tipo di censura (una sorta di inquisizione) è estremamente allarmante perché la vittima, soprattutto se abbastanza nota, può essere raggiunta ovunque attraverso le segnalazioni di persone che vorrebbero la sua esclusione. La santa inquisizione è soprattutto santa, prima che orrenda, per questo confusa per giusta. Diverso il caso della ragazzina che ha espresso una opinione (lecita) sulla Ferragni, criticando una foto dell’influencer mezza nuda. Alla ragazzina è stato chiuso il profilo in quanto ad undici anni non puoi usufruire del social. E mentre la Ferragni può mettersi anche mezza nuda, io non rispetterei gli standard.

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