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Palma Campania, il Carnevale sospeso e l’arte dell’attesa

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Palma Campania, 18 Febbraio – Sono passati ormai due giorni dal Carnevale, quest’anno trascorso all’insegna dell’assenza delle Quadriglie. Un’assenza dovuta alla pandemia e alle restrizioni vigenti, ma programmata per tempo da una decisione presa con largo anticipo dalla Fondazione Carnevale Palmese e dalla locale Amministrazione comunale.

Un’assenza fisica più che reale quella delle Quadriglie, perché il Carnevale a Palma è una passione, una favilla sempre accesa che assume, a seconda delle stagioni, un’intensità più o meno lampante e che in questo periodo è sempre una fiamma ardente. Eppure nessuno quest’anno si è travestito, nessuno ha dato vita a una “cacciata” (trovata divertente), nonostante la mancanza di un calendario, di una festa strutturata, cosa che avrebbe potuto favorire la riuscita di un’iniziativa personale. Ha vinto il senso di responsabilità, hanno prevalso il senso civico e il buon senso.

Tuttavia il Carnevale c’è stato, grazie alle diverse iniziative messe in campo dalla Fondazione Carnevale Palmese e dalle associazioni e perché nel frattempo, appena pochi giorni fa, è giunta la notizia che la festa palmese è entrata a far parte di Carnevalia, circuito che raggruppa i Carnevali storici d’Italia.

In quanto ai modi alternativi per non far passare inosservata la data del Carnevale, ce ne sono stati diversi. Filmati pubblicati sulle pagine facebook delle quadriglie e da utenti appassionati, meravigliosi e scintillanti abiti di quadriglianti collocati nelle vetrine dei negozi del centro, a cura della Fondazione, fotografie storiche e scatti d’autore esposti ancora una volta nelle vetrine, com’è ormai consuetudine dell’associazione VIVA.

Il paese è stato caratterizzato da gigantografie di quadriglianti posizionate nelle strade e da installazioni artistiche, a cura della Fondazione e dell’Amministrazione. Sui canali social, inoltre, ben dodici interviste ai maestri storici di quadriglia, realizzate e proposte dall’associazione VIVA, hanno contribuito a far ricordare e riscoprire aneddoti e fatti memorabili, ripercorrendo la storia del Carnevale palmese e i cambiamenti della kermesse.

I palmesi hanno dunque saputo trasformare l’assenza in attesa, hanno lenito la nostalgia con il ricordo, hanno rivolto il loro sguardo oltre l’ostacolo Coronavirus, piccolo mostro che ha fermato la musica.

Il pomeriggio del giorno di Carnevale, nel corso della maratona pomeridiana andata in onda dal teatro comunale e presentata da un instancabile Angelo Martino, a turno decine di ospiti hanno raccontato tutto quello che nel tempo a loro disposizione era possibile dire a proposito della festa, dai segreti ai costumi, dal trucco ai fatti memorabili, dai piatti tipici alle novità dell’anno che verrà. Tutto questo è possibile quando una festa è tradizione, se ha una sua storicità ed elementi imprescindibili (a Palma quadriglia, maestro, canzoniere e strumenti) e quando vive grazie ai cambiamenti che ne favoriscono continuità ed evoluzione.

Anche le strade del paese hanno accolto segni tangibili della simbiosi tra i palmesi e il Carnevale: due sculture d’autore, opere a tema che resteranno in modo permanente sul territorio. In via Circumvallazione, alla rotonda con via Sediari, l’opera raffigurante un mascherone ha per titolo Genius Loci. L’autore è Antonio Scala, che per il Comune di Palma Campania in questi ultimi anni ha realizzato la sagoma logo del Premio Vincenzo Russo, cui s’ispira anche il lavoro appena finito.

Ci soffermiamo su quella collocata tra piazza Mercato e via Marconi, di fronte al Palazzo Aragonese. L’opera è di Lucio Perone, scultore affermato allievo di Mimmo Palladino. Classe 1972, Perone si è cimentato nel corso dell’ultimo anno nella sua opera palmese “senza titolo”, ma dal soggetto immediatamente riconoscibile: un putipù e un triccheballacche, strumenti tipici del Carnevale palmese. Vetroresina e ferro, sei metri d’altezza, il manufatto è stato realizzato nella bottega dell’artista a Rotondi, in provincia di Avellino, ed è poi giunto a Palma, dove è stato accolto tra curiosità, commenti entusiasti o anche scetticismo. Ha dunque sortito un buon effetto, come dovrebbe accadere ad ogni opera d’arte contemporanea.

Cifra stilistica delle realizzazioni del maestro Lucio Perone è un omino bianco, che ricorda quelli coloratissimi di Keith Haring, ma se ne distingue per il non colore, per una diversa plasticità e perché sono inseriti tra uno o più soggetti coloratissimi.

Nella scultura palmese l’omino è in piedi sul putipù e tiene in equilibrio un triccheballacche, in una posa che rende l’idea dello sforzo o della volontà, che sembra voler riportare in posizione uno strumento in bilico, sovradimensionato.

Proponiamo un’interpretazione del manufatto, una delle tante possibili: gli strumenti rappresentano la festa e la sua antichità (le mascherate palmesi sono documentate almeno dalla metà dell’Ottocento), mentre l’omino bianco e senza volto né maschera è uno dei tanti protagonisti, uno tra i tanti, o una generazione tra tante. Ha indossato gli abiti semplici delle quadriglie di un tempo, ma anche quelli fastosi della festa degli ultimi decenni; allo stesso tempo quell’omino è che resiste e tiene in equilibrio l’enorme triccheballacche potrebbe essere il quadrigliante, o la quadriglia, o il Carnevale di questo anno 2021, nostalgico, non mascherato, pronto a far rinascere la festa appena sarà possibile. Il Carnevale che attende.

L’opera di Perone, infine, ha colori madidi giallo, rosso e blu. Sarà un caso? Questi colori richiamano il tricolore della Repubblica Partenopea del 1799, per la quale diede la vita Vincenzo Russo. Una nota a margine. Nell’installazione mancano altri strumenti musicali tipici del Carnevale palmese: la grancassa e la tamburella, che aprono e chiudono i canzonieri e danno il ritmo alla festa e lo scetavajasse. I palmesi lo hanno notato, si sono chiesti il perché. Non sappiamo se la scelta dell’autore, o forse la selezione concordata con i committenti, sia stata casuale o dettata da esigenze progettuali, ma queste “assenze” ci sembrano interessanti. Il Carnevale palmese è una festa complessa e in continuo divenire e per quanto si provi a raccontarla attraverso la scrittura, le immagini fotografiche o i filmati, non la si potrà mai descrivere o rappresentare interamente. La festa è immateriale. Qualsiasi opera, dunque, qualsiasi forma d’arte, si misurerà inevitabilmente con l’inafferrabilità tipica di ciò che è movimento, suono, immaterialità.

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