Cultura

BONA PARS: dal Code Napoleon alle riforme giuslavoristiche del 2015

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Saggio in memoria di Aldo Mazzacane (2 settembre 1943 – 29 febbraio 2016), studioso di storia del diritto

 

 

Napoli, 5 Maggio – Chi legge con costanza la nostra testata non ha certo rimosso dalla propria mente le mie considerazioni, pubblicate l’anno scorso, riguardo alla personalità controversa di Napoleone Bonaparte ed i notevoli risvolti che essa ha avuto sul di lui operato (in altri termini, la sua “mala parte”).

Quest’oggi, invece, ho intenzione di mettere in luce la bona pars del valoroso imperatore – della cui morte ricorre l’anniversario -, ponendo l’accento sulla più colossale opera di politica del diritto compiuta durante la sua reggenza: l’unificazione del diritto civile.

Negli anni precedenti la Rivoluzione, la Francia si presentava come una vera e propria torta, divisa in due: nelle regioni settentrionali (dalla Loira in su) vigeva un diritto quasi totalmente basato su consuetudini derivanti dall’antica tradizione germanica; per converso, il sistema giuridico del meridione si fondava su norme scritte di matrice romanistica: malgrado le tendenze accentratrici del sovrano, quest’ultimo – prima che gli venisse tagliata la testa – ha dimostrato di non valere alcunché in veste di legislatore (e non solo).

Nel 1791, circa due anni prima che avvenisse l’esecuzione di Luigi XVI, l’Assemblea Costituente, ben edotta in merito ai ‘mmescafrancesca (It.: situazioni foriere di caos) sopra illustrati, si prefisse l’obiettivo di creare un codice civile valido sull’intero territorio Francese, in modo da evitare pericolosi fraintendimenti.

All’esito di un iter decisamente travagliato, caratterizzato da qualche presa di posizione non di certo democratica ad opera del Primo Console – fra cui l’epurazione del Tribunato da alcuni suoi oppositori, costretti all’esilio -, il 21 marzo del 1804 si giunse, finalmente, alla promulgazione del tanto anelato codice delle leggi civili, tuttora vigente (seppur riformato a cavallo tra il 2015 ed il 2016).

Il Code Napoleon ha segnato una svolta significativa nel quadro giuridico dell’Europa del tempo: infatti, il primo Codice Civile del Regno d’Italia, entrato in vigore nel 1865, è, al pari di altre raccolte di leggi, largamente debitore del corpus normativo voluto dal Bonaparte.

Ragionando minuziosamente sull’opera compiuta dai giuristi d’età napoleonica, son giunto, nel mio piccolo, alla conclusione che anche nel 2014 si tentò di raggiungere un risultato simile per quanto riguarda il sistema giuslavoristico Italiano.

Con la legge delega n. 183/2014, il Parlamento ha delegato al Governo – allora guidato da Matteo Renzi – una riorganizzazione della normativa in materia di lavoro, ponendo l’accento sulla tutela dei prestatori e, soprattutto, su una compiuta regolamentazione dei rapporti lavorativi (checché ne dicano gli oppositori).

Non si è ancora giunti alla redazione di un “codice del lavoro”, ma si son registrati notevoli progressi per quanto concerne il settore giuridico in parola.

La molteplicità di decreti legislativi non deve trarre in inganno il Cittadino: essi son serviti esclusivamente per rendere più chiara la normativa regolante ogni singolo sottosettore.

Ammetto che la riforma del lavoro non è da ritenersi perfetta, in particolare per quanto attiene alla mancata abolizione di alcuni rapporti collaborativi caratterizzati da ambiguità a livello di regolamentazione (come le collaborazioni coordinate e continuative); tuttavia, l’obiettivo prefissato dal Governo allora in carica può dirsi in larga parte raggiunto, giacché la chiarezza del tenore delle norme in questione agevola notevolmente il lavoro dell’interprete – esattamente come il linguaggio impiegato nelle disposizioni del Code -, prima costretto a scartabellare sentenze, leggi di qua, leggi di là, rischiando di fare un autentico macello.

Ma il macello testé citato non ha tardato ad arrivare: con l’avvento del Governo Conte I, composto in larga parte da quaquaraquà travestiti da intellettuali, si è praticamente distrutto quel che era stato costruito, esattamente come nel periodo della Restaurazione (nel corso del quale, in verità, il codice civile rimase in vigore). Le conseguenze dei tanti bla-bla-bla proferiti dai politici d’oggi per ingraziarsi i consensi dei Cittadini creduloni sono state, com’è noto, catastrofiche.

Avremo più dei giuristi raffinati del calibro di coloro che, a cavallo tra il XVIII e il XIX Secolo, contribuirono a permettere l’entrata in vigore del Code? Di primo acchito, parrebbe di no; ma, nonostante tutto, v’è da esser fiduciosi, giacché molti giureconsulti attivi oggigiorno hanno avuto il privilegio di essersi formati in mprepararsi sotto la guida di insigni studiosi, fra cui il compianto Aldo Mazzacane: se le conoscenze acquisite vengono sfruttate al meglio, v’è ancora la possibilità di diventare il….Napoleone del diritto.

La strada è piuttosto lunga ed impervia, ma, con la buona volontà tutto è possibile.

Grazie, caro Aldo, per aver motivato costantemente i Tuoi allievi a non smettere mai di apprendere: l’arma a doppio taglio contro un’eventuale ascesa al potere di regimi populisti è costituita proprio dallo studium, ossia dall’instancabile impegno che, ormai, pochi hanno voglia di profondere.

 

Adriano Spagnuolo Vigorita 

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