Napoli, 30 Settembre – Mazzette nascoste nei pacchi regalo di Natale, orologi, viaggi, disponibilità di auto di lusso e denaro contante. Ma anche lavoratori stranieri sfruttati, presunti illeciti nello smaltimento dei rifiuti e dubbi sulla qualità del calcestruzzo utilizzato nei cantieri. È il quadro che emerge dall’inchiesta della Guardia di Finanza di Napoli sui lavori dell’alta velocità ferroviaria Napoli-Bari, coordinata dalla Procura partenopea e dal pm Henry John Woodcock.

Al centro delle indagini ci sono le commesse relative a una delle maggiori opere infrastrutturali in corso nel Mezzogiorno, finanziata complessivamente per circa 5,8 miliardi di euro, anche attraverso risorse del Pnrr. Secondo l’ipotesi investigativa, alcuni imprenditori avrebbero corrotto soggetti incaricati di funzioni pubblicistiche o comunque impegnati nella gestione degli appalti, ottenendo in cambio trattamenti di favore per determinate aziende. Un sistema che, secondo gli inquirenti, avrebbe condizionato affidamenti, acquisti e forniture nei cantieri.

L’ordinanza di custodia cautelare firmata dalla gip Federica Girardi ed eseguita dai Baschi verdi della Guardia di Finanza ha disposto gli arresti domiciliari per l’imprenditore Dante Salzillo, della Areco srl, per i fratelli Raffaele e Angelo Salzillo e per Alessio De Luca, Alessandro Stabile, Gianfranco Fontana, Alberto Sannino, Domenico Di Lillo, Salah Ali Abdelati e Aristodemo Busillo. Disposti inoltre sette obblighi di dimora e diverse sospensioni dall’esercizio della professione per un anno.

Le accuse dovranno essere verificate nel corso del procedimento e le persone coinvolte sono da considerarsi innocenti fino a eventuale sentenza definitiva. I presunti illeciti sarebbero stati commessi nei cantieri delle tratte Napoli-Cancello, Apice-Irpinia e Frasso Telesino-Telese-San Lorenzo-Vitulano, lavori affidati a raggruppamenti e consorzi tra cui Nacav, Hirpinia AV e Telese.

Le indagini descrivono una serie di episodi che, per l’accusa, sarebbero indicativi del sistema di favori e utilità. Tra questi compare una mini crociera in yacht a Capri che Giovanni Gentile, della Gentile Ambiente, avrebbe regalato a Marco Miraglia, addetto agli acquisti di una delle imprese coinvolte nei lavori.

Ad Alessio De Luca, indicato come direttore Nacav, sarebbero invece stati messi a disposizione una Porsche e 5mila euro in contanti. In un’intercettazione riportata negli atti, i fratelli Dante e Raffaele Salzillo, parlando di De Luca, lo definiscono «un mangione» che «prende soldi da tutte le parti». Alla domanda «tu glieli hai dati?», la risposta registrata sarebbe stata «uhhh», espressione interpretata dagli investigatori come un riferimento alla frequenza delle consegne di denaro.

Per Vincenzo Moriello, già legale rappresentante di Nacav e Hirpinia AV, le indagini avrebbero ricostruito un bonifico da 18.300 euro destinato all’acquisto di parte di un appartamento a Roccaraso. Ad Aristodemo Busillo, legale rappresentante di Hirpinia AV, Dante Salzillo avrebbe invece consegnato una busta contenente 5mila euro. Subito dopo, intercettato, Salzillo avrebbe commentato in dialetto: «Cà s’è pigliata ’a mazzett’», frase che gli investigatori collegano alla presunta dazione di denaro.

Nel corso di un controllo su strada, i finanzieri hanno inoltre sequestrato 10mila euro ritenuti presumibilmente destinati a Maurizio Ferroni, direttore tecnico del consorzio Telese, e altri 4mila euro che sarebbero stati destinati a Costantino Guidibaldi, anch’egli collegato allo stesso consorzio.

Nelle conversazioni intercettate compare anche il riferimento a denaro che sarebbe stato nascosto nei pacchi regalo natalizi. «Glieli metti sotto i panettoni», è una delle frasi riportate negli atti.

Secondo la ricostruzione investigativa, tra le utilità offerte ci sarebbero stati anche orologi Eberhard e viaggi-vacanza. Un altro filone dell’inchiesta riguarda l’emissione di fatture ritenute false. L’ipotesi degli inquirenti è che il sistema servisse a creare disponibilità di denaro in nero da utilizzare anche per il pagamento delle presunte tangenti.

L’inchiesta non riguarda soltanto i presunti episodi di corruzione. Gli investigatori hanno contestato anche fatti legati allo sfruttamento del lavoro. Secondo quanto ricostruito, 34 lavoratori egiziani, extracomunitari e privi del permesso di soggiorno, sarebbero stati impiegati nei cantieri in condizioni riconducibili all’ipotesi di caporalato.

Tra le contestazioni figurano inoltre presunte irregolarità nello smaltimento dei rifiuti. In uno dei cantieri sarebbero state individuate anche tracce di amianto. Particolarmente delicato è il capitolo relativo alle forniture destinate alla realizzazione dell’opera. L’indagine ipotizza una frode nelle pubbliche forniture legata alla qualità del calcestruzzo utilizzato nei cantieri.

Secondo l’accusa, le caratteristiche del materiale impiegato potrebbero non essere state conformi a quanto previsto, con possibili conseguenze anche sul piano della sicurezza dell’infrastruttura. Un aspetto che dovrà essere approfondito dagli accertamenti tecnici e processuali.

Sul tema è intervenuto anche il procuratore di Napoli Nicola Gratteri, che a margine del premio Giancarlo Siani ha richiamato l’attenzione sul sistema dei subappalti. «I subappalti sono l’anello debole della catena», ha osservato Gratteri, aggiungendo che «le mafie, i faccendieri, gli ingordi sono lì dove si gestisce denaro e potere».

L’inchiesta punta ora a definire nel dettaglio responsabilità individuali, flussi di denaro e rapporti tra imprese e soggetti coinvolti nella gestione delle commesse. Sullo sfondo resta una delle opere strategiche più rilevanti per il collegamento ferroviario tra Campania e Puglia, accompagnata da investimenti pubblici per miliardi di euro e ora finita al centro di un’indagine che riguarda alcuni dei suoi cantieri e subappalti.

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