Dati preoccupanti sugli sforamenti di PM10 e sulla presenza di PM2.5. Esperti e cittadini a confronto nell’incontro promosso dal Comitato Vivere: «L’inquinamento dell’aria è un problema sanitario reale».
San Felice a Cancello, 14 Marzo – L’inquinamento dell’aria nella provincia tra Napoli e Caserta torna al centro del dibattito pubblico. Domenica 8 marzo, a Cancello Scalo – frazione di San Felice a Cancello – si è tenuto l’incontro “Inquinamento dell’aria in provincia di Napoli e Caserta: analisi e proposte concrete”, promosso dal Comitato Vivere, con la partecipazione di cittadini, tecnici ed esperti del settore sanitario e ambientale.
Tra gli ospiti principali il dottor Antonio Marfella, oncologo ed epidemiologo, membro di ISDE – Associazione Medici per l’Ambiente, da anni impegnato nello studio del legame tra inquinamento e malattie tumorali. Marfella è noto anche per le sue partecipazioni alle inchieste della trasmissione televisiva Report sulla Terra dei Fuochi, oltre che per la collaborazione con Il Fatto Quotidiano e per le numerose pubblicazioni scientifiche dedicate agli effetti sanitari dell’inquinamento ambientale.
L’incontro si è svolto nella sala conferenze della Parrocchia Sant’Alfonso Maria de’ Liguori, con una partecipazione significativa di cittadini preoccupati per la qualità dell’aria nel territorio. Ad aprire l’incontro è stato l’ingegnere Luca Palmieri, che ha introdotto il tema degli sforamenti di PM10 registrati nel territorio.
Solo a Cancello Scalo, nel corso del 2025, i valori di PM10 hanno superato ampiamente i limiti di legge. Un segnale chiaro, secondo gli esperti intervenuti, di una qualità dell’aria sempre più critica. Nel corso dell’incontro sono stati illustrati dati e studi sull’impatto ambientale e sanitario delle emissioni, con gli interventi dell’ingegnere Antonio Petrella e del geologo Giuseppe Magliocca.
Le analisi presentate mostrano un dato particolarmente significativo: in media il 66% delle polveri sottili presenti nell’aria è costituito da PM2.5, particelle ancora più fini e pericolose del PM10, perché capaci di penetrare in profondità nelle vie respiratorie e arrivare fino al sistema circolatorio. In alcune giornate, la presenza di PM2.5 arriva addirittura a superare il 90% delle polveri totali.
Uno degli aspetti più rilevanti emersi durante l’incontro riguarda la forte correlazione tra i livelli di inquinamento registrati a Cancello Scalo e quelli della vicina Acerra. Secondo i dati illustrati, l’andamento dell’inquinamento atmosferico nei due territori segue dinamiche molto simili e sembra essere legato alle stesse cause. Tra i principali fattori individuati vi è il traffico veicolare pesante, in particolare quello diretto nell’area industriale ASI di Acerra e lungo le principali arterie stradali che attraversano Cancello. Per questo motivo, è stato sottolineato durante il confronto, il problema non può essere affrontato esclusivamente a livello comunale, ma richiede un coordinamento tra amministrazioni locali e Regione.
Il tema dell’inquinamento atmosferico non riguarda solo dati e studi scientifici, ma anche la vita quotidiana dei residenti. Quasi 1300 cittadini hanno infatti già sottoscritto una richiesta formale affinché il Comune di San Felice a Cancello intervenga con misure concrete per ridurre l’impatto del traffico veicolare sull’inquinamento dell’aria. Secondo quanto emerso nel corso dell’incontro, a questa richiesta non è ancora arrivato un riscontro concreto da parte dell’amministrazione comunale. Una situazione che appare ancora più evidente se confrontata con quanto sta accadendo nel vicino Comune di Acerra, dove l’amministrazione ha avviato studi, incontri pubblici e iniziative di approfondimento proprio sui temi della qualità dell’aria e dell’impatto del traffico pesante.
Un altro elemento evidenziato dai relatori riguarda il comportamento stagionale dell’inquinamento. Nei mesi autunnali e invernali, soprattutto in condizioni di tempo stabile e assenza di vento, le concentrazioni di polveri sottili tendono ad aumentare sensibilmente. In molti casi, per registrare un miglioramento della qualità dell’aria è necessario attendere l’arrivo della pioggia. In alcune giornate particolarmente critiche, hanno osservato diversi cittadini presenti all’incontro, anche una semplice passeggiata può richiedere l’uso della mascherina.
Un fenomeno che, come ha ricordato il dottor Marfella, non può essere sottovalutato. «L’inquinamento atmosferico è un nemico subdolo e invisibile, ma con conseguenze molto reali sulla salute. A causa dell’inquinamento dell’aria si muore», ha sottolineato l’oncologo.
Il Comitato Vivere ha ribadito l’intenzione di proseguire con iniziative di informazione e confronto pubblico, per approfondire le problematiche ambientali che interessano il territorio di San Felice a Cancello e l’intera Valle di Suessola. L’obiettivo è costruire percorsi condivisi tra cittadini, tecnici e istituzioni per migliorare la qualità della vita e la tutela della salute pubblica.
La questione dell’inquinamento atmosferico non è soltanto un tema tecnico o ambientale: è una questione che riguarda direttamente la salute pubblica, la qualità della vita e il futuro delle comunità locali. I dati illustrati durante l’incontro mostrano con chiarezza che l’aria respirata tra San Felice a Cancello e Acerra non è semplicemente il risultato di fenomeni naturali o casuali, ma il prodotto di scelte infrastrutturali, industriali e di mobilità che si sono accumulate nel tempo.
Quando il traffico pesante diventa una componente strutturale della vita quotidiana di un territorio, quando le centraline registrano sforamenti ripetuti dei limiti di PM10 e quando la componente più pericolosa delle polveri sottili – il PM2.5 – rappresenta fino al 90% delle particelle presenti nell’aria, non si tratta più di singoli episodi, ma di un segnale sistemico che merita attenzione e interventi concreti.
La riflessione proposta dal dottor Antonio Marfella, forte di anni di studi sul legame tra ambiente e salute, richiama una realtà spesso difficile da accettare: l’inquinamento atmosferico non è soltanto un problema ambientale, ma un fattore che incide direttamente sull’aumento delle patologie respiratorie, cardiovascolari e oncologiche.
Per questo motivo la questione non può essere affrontata solo attraverso interventi sporadici o emergenziali. Serve una strategia più ampia, capace di coinvolgere amministrazioni locali, enti regionali, comunità scientifica e cittadini in un percorso condiviso di prevenzione e tutela della salute.
Le oltre 1300 firme raccolte dai cittadini rappresentano un segnale importante: indicano che nella comunità esiste consapevolezza e volontà di affrontare il problema. Allo stesso tempo, pongono una domanda chiara alle istituzioni: trasformare questa consapevolezza in azioni concrete. La qualità dell’aria non è un tema lontano o astratto. È ciò che entra nei polmoni ogni giorno, nei cortili delle scuole, nelle strade percorse dai bambini, nei luoghi di lavoro e nelle case. Per questo, come è emerso nel corso dell’incontro, informarsi e partecipare non è solo un diritto dei cittadini, ma diventa una responsabilità collettiva. Perché difendere l’aria che respiriamo significa difendere la salute delle persone e il futuro di un intero territorio.
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