Napoli, 25 Aprile – Ottant’anni fa, l’Italia ritrovava la voce. Era il 25 aprile 1945, il giorno in cui la parola “liberazione” smise di essere speranza e divenne realtà. Un giorno in cui milioni di italiani alzarono la testa e guardarono avanti, verso una Repubblica libera e democratica. Quest’anno quella data ritorna con una forza particolare: non solo per la cifra tonda degli anni trascorsi, ma perché cade in un momento di lutto e raccoglimento, alla vigilia delle esequie di Papa Francesco. Anche il silenzio di queste ore può diventare occasione per pensare più profondamente a che cosa significhi, oggi, festeggiare la Liberazione.

Una festa di tutti, o di pochi? C’è una domanda che, ancora oggi, non possiamo evitare: perché il 25 Aprile continua a sembrare una festa divisiva? Per rispondere, bisogna tornare a quell’Italia spezzata dalla guerra. Dopo l’8 settembre 1943, il Paese visse anche una dolorosa guerra civile. La fine del fascismo non fu soltanto una resa militare, ma una scelta etica e politica che portò, tre anni dopo, alla nascita della Repubblica. Una Repubblica fondata non su un semplice cambio di regime, ma su un nuovo patto civile: la Costituzione, che nella sua disposizione XII mise nero su bianco il rifiuto del fascismo, per sempre.

Il 25 aprile fu scelto come festa nazionale nel 1946, dal governo guidato da Alcide De Gasperi, per ricordare quella svolta. E fu scelta anche per indicare un cammino comune: nella Resistenza non combatterono solo comunisti o socialisti, ma anche cattolici, liberali, monarchici, gente qualunque. Le forze cattoliche ebbero un ruolo decisivo, anche come ponte verso gli Alleati. Quella pluralità era la vera forza della Liberazione.

La memoria contesa Eppure, negli anni, il 25 Aprile ha visto crescere intorno a sé sospetti e polemiche. Per lungo tempo, soprattutto durante la cosiddetta “seconda repubblica”, la giornata è stata interpretata più come battaglia ideologica che come ricorrenza civile. L’antifascismo, da valore fondante della nostra democrazia, è stato talvolta declinato come strumento di delegittimazione dell’avversario politico. Questo ha allontanato parti del Paese da una memoria che invece dovrebbe appartenere a tutti.

Ma proprio per questo, oggi più che mai, quella memoria va restituita alla sua verità originaria. Non può esserci una democrazia piena senza il coraggio della memoria. Senza la volontà di guardare alla storia senza timore né strumentalizzazioni. Né può esserci una comunità coesa se si smette di riconoscere nella Liberazione il fondamento stesso della nostra libertà.

“Continuo a sperare che, prima o poi, ci possa essere unanimità sulla Festa della Liberazione, perché l’ha voluta De Gasperi”, ha detto con lucidità Maria Pia Garavaglia, presidente dell’Associazione Nazionale Partigiani Cristiani. E non è solo un auspicio: è un invito.

Questo 25 Aprile, più sobrio, più raccolto, può essere una tappa fondamentale per un nuovo patto tra gli italiani. Un patto non basato sul consenso politico, ma sul rispetto dei valori che ci uniscono: libertà, democrazia, giustizia, dignità. Valori che non appartengono a una parte, ma alla Repubblica intera.

Ricordare la Liberazione, oggi, significa anche questo: riconoscere nell’altro non un avversario, ma un compagno di strada nel cammino di una democrazia ancora viva. E continuare a credere che l’Italia, quella nata il 25 aprile, possa davvero essere la patria di tutti.

Scisciano Notizie è orgoglioso di offrire gratuitamente a tutti i cittadini centinaia di nuovi contenuti: notizie, approfondimenti esclusivi, interviste agli esperti, inchieste, video e tanto altro. Tutto questo lavoro però ha un grande costo economico. Per questo chiediamo a chi legge queste righe di sostenerci. Di darci un contributo minimo, fondamentale per il nostro lavoro. Sostienici con una donazione. Grazie.
 
SciscianoNotizie.it crede nella trasparenza e nell'onestà. Pertanto, correggerà prontamente gli errori. La pienezza e la freschezza delle informazioni rappresentano due valori inevitabili nel mondo del giornalismo online; garantiamo l'opportunità di apportare correzioni ed eliminare foto quando necessario. Scrivete a redazione@sciscianonotizie.it . Questo articolo è stato verificato dall'autore attraverso fatti circostanziati, testate giornalistiche e lanci di Agenzie di Stampa.

Raffaele Ariola
“Giornalista pubblicista con una grande passione per lo sport, in particolare per il calcio, da sempre definito lo sport più bello del mondo. Scelgo, ogni volta che scrivo, di essere al servizio della notizia e del lettore, raccontando i fatti con chiarezza ed essenzialità. Credo fermamente che l’unico dovere di un giornalista è scrivere quello che vede”.