Napoli, 25 Aprile – Il presente in cui viviamo è profondamente influenzato da come la storia dell’arte si è evoluta nel corso dei decenni, tanto che al giorno d’oggi è davvero difficile imbattersi in qualcosa che non si possa dire influenzato in qualche maniera da artisti e illustri geni deceduti diverse centinaia di anni fa. Il fascino che l’uomo ha avuto il mondo del gioco, infatti, è sempre stato piuttosto elevato e culturalmente parlando abbiamo sempre utilizzato l’arte come specchio per poter indagare i rapporti che ci legano alla vita: questo ha permesso a tante opere d’arte, stili estetici e scelte critiche di influenzare il nostro presente, come i giochi presenti dentro nomini casino o il numero di denti che ci sono sulla forchetta con cui mangiamo.

Qual è stato però il percorso della storia dell’arte in questo senso? Andiamolo a scoprire all’interno di questo articolo, in cui analizziamo come è stato rappresentato il mondo del gioco durante il corso dei secoli, prima che i social media rendessero “noiose” tantissime estetiche.

Dove è cominciato tutto

Già le civiltà antiche, come greci e romani, iniziarono a rappresentare il mondo del gioco in diverse maniere. Sono davvero tantissimi i reperti come ceramiche e affreschi che riportano scene di soldati che giocano a dadi e fanno capire quanto fosse normale per gli abitanti dell’epoca effettivamente divertirsi con i dadi.

Una delle opere più famose di tale genere si trova nelle rovine della città di Pompei (proprio quelle dei concorsi pubblici) ed è un affresco che raffigura due uomini nell’atto di lanciare i dadi; di fianco loro una scritta fa da ponte tra presente e passato recitando tre semplici parole: “io ho vinto”, le stesse parole vengono dette dai giocatori di nomini casino e tante altre piattaforme ogni singolo giorno.

La situazione cambia durante il corso del medioevo, con l’avvento del cristianesimo che sposta completamente la bussola morale facendole cambiare forma. Durante questo periodo, infatti, il gioco è stato di sovente associato al mondo del peccato! Tutta l’arte medievale, ad esempio, vede nel giocatore il simbolo principe della corruzione morale e pertanto nei dipinti a carattere religioso carte e dadi venivano rappresentati sempre come collegati alla tentazione, quasi a voler scostare il cammino dell’uomo dalla retta via delle sacre scritture.

Dalle rappresentazioni alle metafore per tornare alle rappresentazioni

A cambiare le carte in tavola è stato il rinascimento, che con il suo influsso ha modificato la rappresentazione del gioco d’azzardo in una maniera più neutrale. Con l’aumento del realismo delle rappresentazioni, le scene di gioco hanno esplorato non soltanto la dimensione prettamente ludica dell’esperienza ma anche e sopratutto l’aspetto psicologico dei giocatori, tra passione, gioco e dolore. La lezione del rinascimento è stata fondamentale per tutto quello che è venuto dopo, tra il diciottesimo e il diciannovesimo secolo, dove il tema del gioco è spuntato fuori con una certa frequenza diventando l’ennesima lente d’ingrandimento con il quale guardare il mondo.

Pittore come Jean Baptise Siméon Chardin, Thomas Wowlandson o Èdouard Manet (che di recente è stato al centro di alcune polemiche) hanno cambiato per sempre la rappresentazione del gioco su tela. Quest’ultimo, ad esempio, con “Il bar delle folies-bergére” ha per sempre cambiato il come rappresentare il gioco d’azzardo, dando alla vita notturna e al divertimento un fascino e una malinconia in precedenza viste molto negativamente.

È da opere come questa che si è costruita un’estetica del gioco, la stessa che al giorno d’oggi influenza (insieme allo studio profondo della psicologia) le interfacce e le scelte estetiche di piattaforme come nomini casino. La storia dell’arte, con le sue scelte e i suoi percorsi, hanno influenzato in maniera netta quella che a oggi è una delle industrie di maggior successo economico della storia, portando a un collegamento che in molti si sognerebbero di poter effettivamente fare!

 

 

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