Napoli, 13 Giugno – Washington accelera, l’Iran prende tempo. Sull’asse diplomatico tra Stati Uniti e Repubblica Islamica si consuma un nuovo, delicato scontro dialettico: al centro del tavolo c’è l’ipotesi di uno storico accordo di pace che potrebbe ridisegnare gli equilibri del Medio Oriente. Se dalla Casa Bianca e da Islamabad trapela un forte ottimismo, da Teheran arrivano immediate precisazioni che raffreddano le aspettative. L’annuncio di Washington e la mediazione pakistana A dettare i tempi della diplomazia è stato il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, che attraverso i propri canali social ha preannunciato una svolta imminente e di vitale importanza per l’economia globale: “Accordo previsto domani e subito lo Stretto di Hormuz aperto.”
La riapertura dello Stretto, snodo cruciale per il traffico marittimo internazionale e per il mercato energetico globale, rappresenterebbe il primo tangibile effetto della de-escalation. A fare da cassa di risonanza alle parole di Trump è intervenuto il premier pakistano Shehbaz Sharif, il cui Paese sta evidentemente giocando un ruolo di primo piano nella mediazione tra le parti. Sharif si è spinto oltre, parlando di un iter negoziale ormai concluso: “È stato raggiunto un testo definitivo e concordato dell’accordo di pace”. La cautela di Teheran: il nodo del nucleare A stretto giro, tuttavia, è arrivata la doccia fredda da parte delle istituzioni iraniane, decise a non farsi dettare l’agenda diplomatica da Washington. Ismail Baghaei, portavoce del ministero degli Esteri di Teheran, ha ridimensionato la portata e soprattutto le tempistiche dell’intesa. Secondo la diplomazia iraniana, il documento sul tavolo è al momento classificabile come un “memorandum d’intesa” e le tempistiche indicate dagli Stati Uniti non sono realistiche. Baghaei ha infatti precisato due punti dirimenti: La firma dell’accordo non avverrà nella giornata di domani. L’intesa, allo stato attuale, non affronta in alcun modo la delicata questione del programma nucleare iraniano, vero nodo gordiano dei rapporti tra i due Paesi.
L’escalation parallela in Libano Sullo sfondo di queste complesse manovre diplomatiche, il quadrante mediorientale resta una polveriera. Mentre si discute della tregua tra Washington e Teheran, non si fermano le ostilità sul fronte settentrionale di Israele. Nelle ultime ore, le Forze di Difesa Israeliane (IDF) hanno condotto una nuova e intensa ondata di raid aerei nel sud del Libano. Le operazioni militari hanno fatto seguito a un ordine di evacuazione urgente diramato dallo stesso esercito israeliano, che ha coinvolto la città di Nabatiyeh e altre 19 località limitrofe, confermando l’alta tensione che continua ad attraversare la regione.
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