Napoli, 25 Novembre – Dal 25 novembre è presente in edicola il Tex Magazine, edito Bonelli, per celebrare degnamente, ancora una volta, i 75 anni dell’inossidabile Aquila della Notte: otto grandi firme del disegno (Fabio Civitelli, Corrado Mastantuono, Maurizio Dotti, Michele Rubini, Stefano Andreucci, Alessandro Bocci, Claudio Villa e Giovanni Ticci) e due sceneggiatori consolidati ed affermati, Mauro Boselli e Giorgio Giusfredi, siglano due avventure di contenuto e stile diametralmente Tex Mgazine 75 pg.26

differenti, ma entrambe pure espressione del mondo texiano.

La copertina di Claudio Villa, come sempre icastica, impreziosisce un albo che è già da collezione.  Il West di Tex spesso si popola di presenze e avvenimenti inspiegabili; atmosfere rarefatte e contorni sfumati introducono a dimensioni “altre” che il nostro ranger affronta comunque con piglio deciso.

Qui però anche il granitico Tex sembra vacillare, essere colto dal dubbio amletico: “Morire, dormire. Dormire, forse sognare”; anche il nostro eroe sembra conoscere momenti di smarrimento e incertezza di fronte al bivio più enigmatico e doloroso dell’esistenza. L’orologio che scandisce il tempo e le ore è la chiave del racconto e il fulcro dell’esistenza; ad ogni modo l’amicizia, il senso del dovere, l’amore dissiperanno ogni traccia di fragilità. Straordinario poter confrontare i diversi volti graficamente “autoriali” di Aquila della Notte contemporaneamente nello stesso contesto e apprezzare differenti inquadrature / stili narrativi; l’effetto straniante da “metaverso” amplifica i risvolti e moltiplica le letture della vicenda, lasciando il lettore piacevolmente spiazzato.

Nel secondo episodio, troviamo un efficace binomio: il giovane sceneggiatore Giorgio Giusfredi e lo storico disegnatore Giovanni Ticci. La vicenda, apparentemente “topica”, l’ennesimo salvataggio da parte di Tex e Kit Willer di sprovveduti avventori in zone pericolose, permette di riflettere sul valore dell’arte e sul candore-ostinazione, che caratterizza, in molti casi, chi le si dedica. L’arte non conosce gli egoismi e le mediocrità di chi crede che un confine possa delimitare la libertà umana; l’arte scorge l’essenza e la sostanza dell’essere, come potentemente attesta l’immagine conclusiva in cui Tex paternamente appoggia la mano sulla spalla del figlio, sancendo una trasmissione di valori e intenti ormai acclarata: il giovane seguirà le orme di chi lo precede.

Romano Pesavento

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