Al Museo MATT, la presentazione del libro di Andreea Porcilescu commuove e ispira: la storia di una madre, di una figlia speciale e di un amore che resiste al tempo e alla perdita.
Terzigno, 22 Maggio – Al Museo MATT, tra le mura intrise di storia e cultura, si è tenuta una delle testimonianze più toccanti che la letteratura contemporanea abbia saputo offrire: la presentazione de “Il sorriso di Elena. L’amore è più forte”, il libro di Andreea Porcilescu edito da Sperling & Kupfer, che racchiude il racconto struggente e luminoso di una madre e della sua bambina, Elena, affetta da una rarissima malattia genetica, la NUBPL.
Alla presenza del sindaco di Terzigno, Francesco Ranieri, del vicesindaco Genny Falciano e con la moderazione sensibile di Pasquale Ambrosio, l’autrice ha condiviso non solo la genesi del volume, ma l’essenza di una vita vissuta sul confine sottile tra speranza e disperazione.
Elena è stata l’unico caso noto in Italia a convivere con questa devastante malattia neurodegenerativa. Il libro, scritto durante i suoi ultimi mesi di vita, era in fase di stampa quando, l’8 febbraio 2025, la piccola si è spenta. È stato pubblicato il 16 marzo, il giorno in cui avrebbe compiuto 19 anni. Una data che ora segna non una fine, ma un inizio: quello della memoria, della testimonianza, dell’amore che sopravvive al tempo.
Andreea Porcilescu arriva in Italia nel 2004 dalla Romania, inseguendo un sogno universitario e una vita più libera. L’incontro con Paolo, a Genova, e la nascita di Elena nel giro di poco tempo, trasformano le sue aspettative in una realtà tanto bella quanto drammatica. I primi sintomi della malattia compaiono quando Elena ha poco più di un anno. Da lì inizia un viaggio lungo 15 anni, fatto di diagnosi incerte, terapie sperimentali, ricoveri e, soprattutto, resistenza.
Ma “Il sorriso di Elena” non è solo il racconto di una malattia. È, soprattutto, un inno alla resilienza, alla solidarietà, alla forza invisibile che lega chi decide di non cedere. Con una scrittura intima e potente, Andreea racconta di come, accanto al dolore, ci siano stati anche gesti di amore quotidiano, la dedizione di medici e infermieri, l’abbraccio di una comunità – anche quella virtuale di oltre 250.000 persone che seguono la pagina @ildiariodiunamammarara.
Grazie a questo supporto, nel 2021, è nato un laboratorio di ricerca dedicato alla malattia di Elena. Ed è questo forse il cuore del messaggio del libro: la trasformazione del dolore in azione, della fragilità in missione.
L’opera si fa così molto più di un memoir: è un manifesto silenzioso e potente sull’amore che non si arrende, sulla maternità vissuta come resistenza e speranza. “Il sorriso di Elena” rimane negli occhi e nel cuore di chi legge, come un faro per chi affronta battaglie invisibili, ma non per questo meno reali. A Terzigno non si è solo parlato di un libro. Si è parlato della vita, e di quanto amore possa contenere.
Nel frastuono di un tempo in cui la fragilità è spesso nascosta, “Il sorriso di Elena” ci ricorda che esiste una forma di forza che non urla, non si impone, ma costruisce, giorno dopo giorno, un senso possibile nel dolore. Il libro di Andreea Porcilescu non è soltanto una testimonianza: è un invito collettivo a fermarsi, ad ascoltare, a non temere la sofferenza ma ad abitarla con umanità. In un’epoca che corre veloce, questa madre e sua figlia ci consegnano una verità lenta ma profonda: che l’amore – quando è autentico – può essere più forte di tutto. Anche della fine.
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