Telese Terme, 20 Giugno – “Ci scusiamo per il disagio, ma il tutto è funzionale per la piena operatività dell’infrastruttura”. È con questa formula che l’amministrazione comunale di Telese Terme, con l’ annuncio del sindaco Giovanni Caporaso dà il via libera alla circolazione nel sottopasso ferroviario, non però escludendo ulteriori disagi. Nella prima settimana di luglio, infatti, il sottopasso chiuderà di nuovo per ulteriori manutenzioni concordate con l’Enel.
Questa è l’amara sintesi (una tra le tante) di quella che doveva essere l’opera del secolo per la Valle Telesina e che si è trasformata, giorno dopo giorno, in un percorso a ostacoli che sta mettendo a dura prova la tenuta nervosa ed economica di Telese Terme. Il cantiere per lo sdoppiamento dei binari e l’adeguamento della tratta all’Alta Capacità/Alta Velocità (linea Napoli-Bari), rappresenta indubbiamente un’infrastruttura strategica nazionale. Tuttavia, la gestione locale dei lavori e delle opere compensative sta mostrando lacune imperdonabili, responsabilità non da ritrovare nella amministrazione locale certamente ma, come al solito ai “piani alti”. L’iniziale riapertura “a singhiozzo” del sottopasso è solo la punta dell’iceberg di una programmazione che appare del tutto scollata dalla realtà quotidiana dei cittadini.
Le promesse di una risoluzione tempestiva dei problemi legati alla viabilità si sono scontrate con un cronoprogramma fatto di continui stop-and-go. Il traffico cittadino è al collasso, deviato su percorsi alternativi spesso inadeguati a sopportare i flussi veicolari, innescando ingorghi e paralizzando la normale vita di un comune che, non dimentichiamolo, vive anche e soprattutto di turismo termale e indotto commerciale. Le “Zone d’Ombra” abbandonate a se stesse, oramai sono realtà e certezza quotidiana. Se il centro cittadino soffre, ci sono aree di Telese Terme in cui la situazione ha superato da tempo il limite della decenza. È il caso della zona di Telese 2 e di Via Scafa, trasformate in vere e proprie trincee a cielo aperto (di cui il sottoscritto parla con diretta e reale cognizione di causa). Qui, le condizioni sono a dir poco inaccettabili. I residenti denunciano da mesi una qualità della vita precipitata a causa di: manto stradale devastato, dato dal passaggio continuo di mezzi pesanti legati ai cantieri, i quali hanno ridotto le strade a mulattiere, con voragini pericolose per automobilisti e pedoni; polvere, fango e inquinamento acustico, con una mancanza di adeguate misure di mitigazione ambientale, con famiglie che durante le ore lavorative dei cantieri, vivono barricate in casa.
Le false rassicurazioni ricevute nel tempo circa il ripristino del decoro urbano in queste aree sensibili si sono scontrate con il muro di gomma dei rimpalli di responsabilità tra gli “addetti ai lavori”. Nessuno mette in dubbio che grandi opere infrastrutturali comportino fisiologici disagi. Ma c’è un confine netto tra il “fisiologico disagio” e la malagestione. Scusarsi per il disagio è cortesia istituzionale; prevenire il caos con una pianificazione rigorosa è, invece, un dovere tecnico e politico. L’Alta Velocità non può e non deve passare calpestando il presente di un’intera comunità.
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