Trump-Putin: summit artico per fermare la guerra e riscrivere gli equilibri globali

 

Napoli, 14 Agosto – Domani, alle 11:30 ora locale (21:30 in Italia), Donald Trump e Vladimir Putin si incontreranno ad Anchorage, in Alaska, per un vertice che si preannuncia cruciale su più fronti: dalla guerra in Ucraina al controllo degli armamenti nucleari, fino alla cooperazione economica tra le due potenze. L’appuntamento, confermato dal consigliere presidenziale russo Yuri Ushakov, sarà seguito da una conferenza stampa congiunta. Alla vigilia, le dichiarazioni dei due leader delineano un’agenda ambiziosa, in un clima che, almeno nelle parole, sembra puntare più alla distensione che alla contrapposizione.

Intervenendo a Mosca davanti ai vertici del potere russo, Putin ha riconosciuto gli “sforzi energici e sinceri” del presidente statunitense per una pace negoziata in Ucraina. “Questi accordi – ha detto – possono creare le condizioni a lungo termine per la pace tra i nostri Paesi, in Europa e nel mondo intero”. Il Cremlino guarda anche oltre l’Ucraina: Putin ha indicato nei prossimi contatti bilaterali un possibile avvio di trattative per nuovi accordi sul controllo delle armi strategiche nucleari. Il riferimento è al trattato New Start, ultimo baluardo della regolamentazione nucleare tra Washington e Mosca, in scadenza il prossimo febbraio.

Secondo Politico.com, Trump avrebbe detto in una call con leader europei e ucraini che gli Stati Uniti sono pronti a offrire garanzie di sicurezza a Kiev, purché l’iniziativa sia gestita direttamente da Washington e non dalla Nato. La condizione principale: un cessate il fuoco. Per la Casa Bianca, la linea resta quella di privilegiare la diplomazia. La portavoce Caroline Leavitt, intervistata da Fox News, ha ribadito che “la priorità del presidente è la negoziazione, non l’imposizione di nuove sanzioni”, ricordando i “progressi compiuti negli ultimi sette mesi” nella gestione della crisi ucraina.

Oltre alle questioni di sicurezza, l’incontro affronterà anche la cooperazione bilaterale in ambito commerciale ed economico, definita da Ushakov “un potenziale enorme finora inespresso”. La delegazione russa includerà tre ministri – Esteri, Difesa e Finanze – e due consiglieri presidenziali, segno del peso politico ed economico attribuito a questo summit.

Il vertice di Anchorage, al di là delle dichiarazioni di rito, si colloca in un momento di equilibrio instabile. Da un lato, la guerra in Ucraina continua a ridisegnare gli assetti di sicurezza europea; dall’altro, la scadenza del New Start incombe come una clessidra nucleare. Trump e Putin arrivano in Alaska portando con sé agende nazionali, interessi divergenti e calcoli strategici. Eppure, in questa vigilia, il lessico sembra virare verso la “pace” più che verso la “deterrenza”. È un segnale da leggere con prudenza, ma non da ignorare.

La storia insegna che i vertici tra Washington e Mosca non risolvono le tensioni globali in un giorno, ma possono segnare il cambio di rotta di interi decenni. L’Alaska, terra di confine e simbolo di antiche transazioni tra Stati Uniti e Russia, potrebbe domani tornare a essere un punto di contatto. Il vero banco di prova non sarà la conferenza stampa congiunta, ma ciò che accadrà nei mesi successivi. Perché la diplomazia, come la neve dell’Alaska, si scioglie in fretta se non è sostenuta da impegni concreti e verificabili.

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Raffaele Ariola
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