Ambrosino replica all’interrogazione di Cantalamessa, ma l’ex consigliera di maggioranza Esposito incalza con date e atti ufficiali
Scisciano, 11 Agosto – L’interrogazione parlamentare presentata dal senatore Gianluca Cantalamessa (Lega Salvini Premier – Partito Sardo d’Azione) sul presunto caso di incompatibilità del sindaco di Scisciano, Antonio Ambrosino, continua a generare un acceso dibattito politico e istituzionale. Dopo la notizia diffusa in esclusiva da sittiusnews24, il primo cittadino e l’ex consigliera di maggioranza Rosalia Esposito hanno affidato ai social le loro versioni, aprendo due fronti narrativi opposti ma strettamente intrecciati.
Ambrosino respinge le accuse di incompatibilità, spiegando di aver rinunciato formalmente, “diversi giorni prima del primo Consiglio comunale”, all’incarico legale che lo legava al Comune, rinuncia corredata anche dall’importo residuo degli onorari. Il sindaco precisa che la Prefettura è già in possesso della documentazione e che la vicenda è stata sollevata in precedenza proprio da una richiesta protocollata dalla consigliera Esposito. “Non mi lascio distrarre dal rumore di fondo – dichiara – vado avanti con serietà, impegno e senso del dovere. Massima trasparenza e serenità”.
La replica della ex consigliera è di segno opposto. Esposito sottolinea che l’interrogazione non nasce da “chiacchiere da social” ma da atti ufficiali, e accusa il sindaco di sottrarsi al confronto in Consiglio comunale. Nella sua lunga nota, mette in evidenza date, documenti e riferimenti processuali: dalla rinuncia al mandato datata 17 maggio 2023 ma “priva di protocollo”, alla sentenza del TAR del 30 novembre 2023 che, secondo Esposito, ancora indica Ambrosino come legale rappresentante del Comune in quel procedimento. La consigliera solleva dubbi sull’effettiva gestione legale del caso, sul possibile danno economico derivante dalla soccombenza dell’ente e ribadisce il ruolo della Prefettura come garante di legalità e correttezza amministrativa.
Le due dichiarazioni fotografano non solo un contenzioso giuridico, ma anche uno scontro politico profondo. Ambrosino si colloca su un piano di legittimazione istituzionale, rivendicando di aver agito in conformità alla legge e accusando i detrattori di fare “politica che rallenta”. Esposito, invece, adotta una strategia di contestazione documentale, cercando di dimostrare una discrasia tra le dichiarazioni del sindaco e gli atti ufficiali.
Al di là delle posizioni, la vicenda solleva tre questioni centrali:
Il nodo procedurale – La rinuncia al mandato legale è stata formalmente completata e protocollata nei tempi previsti?
La gestione amministrativa – Il Comune ha sostituito tempestivamente il proprio legale per tutelare l’interesse pubblico nel contenzioso?
La percezione politica – La contrapposizione, esasperata anche dal linguaggio social, rischia di spostare l’attenzione dall’accertamento dei fatti alla lotta di fazione.
L’esito delle verifiche della Prefettura e la risposta del Ministero dell’Interno diranno se la vicenda dell’incompatibilità sia fondata o se resterà confinata al piano dello scontro politico. Ma, al di là del verdetto formale, il caso evidenzia un problema più ampio: la distanza tra il linguaggio istituzionale, che dovrebbe fondarsi su documenti, procedure e atti ufficiali, e il linguaggio politico, sempre più plasmato da logiche di contrapposizione e comunicazione social.
La contrapposizione tra Ambrosino ed Esposito, pur partendo da un tema tecnico-giuridico, si è progressivamente caricata di accuse personali e rivendicazioni politiche, trasformando un atto di verifica amministrativa in un campo di battaglia simbolico. Da un lato, il sindaco invoca “massima trasparenza e serenità” e ribadisce la correttezza delle proprie azioni; dall’altro, la consigliera richiama date, protocolli e sentenze per mettere in discussione non solo la gestione della vicenda, ma la stessa capacità amministrativa del primo cittadino.
Questo caso dimostra come la credibilità di un’amministrazione non si giochi soltanto nel rispetto formale delle norme, ma anche nella capacità di prevenire zone d’ombra che possano alimentare sospetti e strumentalizzazioni. La legalità è un requisito imprescindibile, ma da sola non basta: serve anche una comunicazione chiara, tempestiva e documentata verso i cittadini, che sono i veri giudici della fiducia nelle istituzioni.
In ultima analisi, l’interrogazione parlamentare non è soltanto un atto di sindacato ispettivo: è il sintomo di un contesto politico in cui ogni dettaglio – anche una rinuncia protocollata o una data di udienza – può diventare materia di scontro e di narrazione contrapposta. E, finché la chiarezza non sarà totale, resterà spazio per dubbi e interpretazioni divergenti, con il rischio di trasformare la politica locale in una guerra di logoramento che non giova né alla comunità né alla qualità del dibattito pubblico.
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