Dallo scontro tra PD e minoranza alla mozione (mancata) contro il Sindaco Ambrosino. La vicenda Corcione apre una frattura che mette in discussione la tenuta dell’intera amministrazione.

Scisciano, 22 Luglio – Il clima politico a Scisciano è ormai rovente. Le ultime sedute del Consiglio Comunale hanno restituito l’immagine di un’amministrazione profondamente divisa, di un’opposizione altrettanto frammentata, e di un’istituzione paralizzata da silenzi, assenze e accuse reciproche.

La miccia si accende il 19 luglio, giorno della prima convocazione del Consiglio Comunale, che si tiene in un’aula praticamente vuota: presenti solo la consigliera Rosalia Esposito e il presidente del Consiglio Giovanni Di Palma. Tutti gli altri – maggioranza e minoranza – assenti. Un fatto grave, che impedisce il regolare svolgimento dei lavori e solleva interrogativi sull’effettiva capacità degli eletti di rappresentare l’interesse collettivo.

A denunciare per primi la situazione è il Circolo locale del Partito Democratico, che in un durissimo post social parla apertamente di “accordi sotterranei” e di un comportamento “inappropriato”, che “mina la fiducia dei cittadini nelle istituzioni” e “oscura il comportamento dei consiglieri”. Il messaggio è un attacco diretto sia alla maggioranza sia alla minoranza, accusate di abdicare al proprio ruolo istituzionale. Ironico e al vetriolo il suggerimento finale: costituire un gruppo unico “Cambiamo Scisciano – Uniti, forti e determinati nel prendere in giro la comunità”.

Non si fa attendere la replica del gruppo consiliare di minoranza Cambiamo Scisciano, che chiarisce la propria posizione in un comunicato altrettanto netto. “Il nostro silenzio non era dettato da accordi, ma dalla volontà di osservare con attenzione la disgregazione dell’Amministrazione Ambrosino”, affermano. La vera azione politica – sostengono – è stata la preparazione di una mozione di sfiducia al sindaco, considerato “inadeguato a governare il paese e incapace di tenere unita la sua maggioranza”.

Una mozione che, però, non ha visto la luce: per essere presentata servivano cinque firme, ma l’intesa con un consigliere esterno alla minoranza non è stata raggiunta. L’episodio evidenzia, ancora una volta, quanto la frattura sia trasversale e quanto anche le opposizioni manchino di una strategia condivisa.

Al centro di tutto, la questione irrisolta delle dimissioni da assessore e vicesindaco di Giacomo Esposito Corcione, ex capogruppo della maggioranza. È stata la consigliera Rosalia Esposito a sollevare formalmente il tema, portando in aula un’interrogazione con risposta orale per fare chiarezza su quanto accaduto. Secondo quanto emerso, alla base della rottura ci sarebbe un deterioramento del rapporto di fiducia con il sindaco, oltre a forti tensioni con l’Ufficio Tecnico Comunale. Tuttavia, Corcione non ha ancora fornito spiegazioni pubbliche, e il suo silenzio pesa.

Durante la seconda convocazione del Consiglio, il 21 luglio, la consigliera Esposito ha definito “insufficiente e riduttiva” la risposta del sindaco, giudicandola “priva di contenuto politico, evasiva e contraddittoria”. Ha poi dichiarato: “Sono stata l’unica a sollevare con chiarezza il tema dell’incapacità amministrativa e dell’inadeguatezza politica di questa maggioranza, facendo riferimento alla mia conoscenza diretta della sua ‘coesione’ interna, che è oggi più che mai solo una facciata. Senza essere superficiali e senza timore di ricondurre i fatti e le dichiarazioni ai soggetti che li hanno determinati, perché la gente ha diritto a conoscere fatti e nomi. Basta con il silenzio complice.”

Esposito è intervenuta anche sulla mozione di sfiducia, pur mai depositata: “Ribadisco che deve essere scritta in modo chiaro, diretto e politicamente forte, per inchiodare alle proprie responsabilità il Sindaco e il Vicesindaco. Ma attenzione: una mozione non può essere un esercizio di stile o un alibi per giustificare la propria esistenza politica. Doveva e poteva essere condivisa con altri consiglieri, per sortire un effetto concreto, non per lavarsi la coscienza. Ma ogni passo serio passa attraverso una conoscenza tempestiva e completa degli atti, quelli che ancora oggi vengono negati o ritardati. Per me la politica è chiarezza, coerenza e coraggio. E continuerò su questa strada.”

Nella seconda convocazione del 21 luglio, il Consiglio si è finalmente tenuto, ma – secondo Cambiamo Scisciano – le fratture sono state solo “malcelate con sufficienza e superficialità”. Le divergenze tra sindaco e vicesindaco, e tra quest’ultimo e l’apparato tecnico, non sono state affrontate apertamente. Una chiusura che, per la minoranza, conferma il quadro di inadeguatezza amministrativa.

 La vicenda assume ormai contorni che vanno oltre il mero scontro politico. Si tratta di una crisi istituzionale vera e propria, in cui ruoli e responsabilità sembrano confusi, le sedute del Consiglio si svuotano, e la trasparenza cede il passo al sospetto. Il fatto che né la maggioranza né la minoranza siano riuscite a produrre un atto concreto – una spiegazione pubblica, una mozione di sfiducia, un chiarimento politico – è sintomo di un sistema che non funziona.

Il tempo della responsabilità – A emergere con forza da questa vicenda non è solo la crisi di una maggioranza o l’impotenza di una minoranza. È una perdita progressiva di fiducia da parte dei cittadini nelle istituzioni locali. In questo momento, i cittadini di Scisciano non hanno bisogno di invettive o strategie tattiche, ma di verità, assunzione di responsabilità e impegno concreto.

Le assenze in aula, il silenzio su questioni chiave, le tensioni sotterranee mai chiarite pubblicamente, sono tutti segnali di un’amministrazione che sta smarrendo il suo legame con la comunità. La politica, in un Comune, dovrebbe essere lo strumento per rispondere ai problemi reali dei cittadini, non un’arena in cui si consumano scontri di posizione o si eludono le proprie responsabilità.

Per questo, è tempo che tutte le forze politiche – di maggioranza e di opposizione – si assumano la responsabilità di chiarire, spiegare, e ricostruire un clima di rispetto istituzionale e trasparenza. Solo così sarà possibile restituire dignità al Consiglio Comunale e rispondere con serietà alle attese della cittadinanza.

La comunità di Scisciano ha il diritto di essere governata con coerenza, visione e rispetto. Non con assenze strategiche, silenzi imbarazzati e accuse reciproche. La politica locale può – e deve – tornare a essere uno spazio di fiducia e partecipazione. Ma per farlo, serve coraggio. E chiarezza.

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Raffaele Ariola
“Giornalista pubblicista con una grande passione per lo sport, in particolare per il calcio, da sempre definito lo sport più bello del mondo. Scelgo, ogni volta che scrivo, di essere al servizio della notizia e del lettore, raccontando i fatti con chiarezza ed essenzialità. Credo fermamente che l’unico dovere di un giornalista è scrivere quello che vede”.